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Sicilia, pagamenti debiti Pa. La Regione intende accendere un mutuo

La Regione siciliana si appresta ad accendere un mutuo di un miliardo di euro per trent’anni con la Cassa depositi e prestiti, per pagare i debiti alle imprese. E ieri, il Governo ha presentato in Aula il disegno di legge n.500, che nelle intenzioni della Giunta guidata da Crocetta dovrebbe consentire di ripianare i debiti della Regione, che risulta essere fra i peggiori pagatori d’Italia. Ma anche questo provvedimento, come quello dell’abolizione delle province, non è destinato ad avere vita facile. Ha subito incontrato il nicht di molti deputati del centrodestra e dei grillini, che hanno fatto fronte comune presentando una sospensiva, per riportare il testo in Commissione.

I parlamentari, infatti, contestano al Governo una mancanza di trasparenza sui destinatari dei crediti. “Non esiste l’elenco delle aziende creditrici- tuona Vincenzo Figuccia, vice capogruppo di Forza Italia all’Ars e primo firmatario della sospensiva-. Si tratta di grandi multinazionali che hanno sede fuori dal territorio siciliano, per cui con molta probabilità le piccole e medie imprese dell’Isola rimarrebbero tagliate fuori. E questo non lo possiamo permettere, visto che esse rappresentano circa il 90% del tessuto produttivo regionale. Chiediamo- prosegue- che il governo ci fornisca in tempi rapidi questo elenco, ma nel frattempo convocherò le parti sociali per approfondire meglio la questione”.

La querelle nasce dal fatto che il mutuo servirà per due terzi a colmare i debiti nei confronti delle aziende sanitarie e verrà pagato dai siciliani, con rate da 63 milioni l’anno per 30 anni. Un mega-mutuo al tasso di interesse variabile del 4,7%. Che alla fine costerà all’Isola quasi più del doppio della cifra finanziata: oltre 1,9 miliardi di euro. Alle Asp in particolare andranno 606 milioni di euro. I restanti 347 milioni dovranno essere suddivisi tra gli Enti locali (soprattutto Comuni) e Regione. Ai primi spetterà una “fetta” non superiore ai due terzi di quei 347 milioni complessivi. Il fatto grave, secondo Marco Falcone capogruppo di Fi, “ è che si tratta di un accordo politico con Roma per pagare le aziende non siciliane. Un accordo che caricherà troppo di interessi la Sicilia, visto che alla fine il mutuo costerà alla Regione il doppio. E per fare ciò, il governo manterrà altissime le aliquote Irpef e Irap che invece adesso potrebbe iniziare a diminuire. Gli interessi, paradossalmente, si ripercuoteranno sulle imprese del territorio, che dovranno pagare più salate Irpef e Irap, verso le quali la Regione è debitrice “.

Il mantenimento dell’aumento di Irpef e Irap cui fa riferimento Falcone è quello deciso dal passato governo per sostenere il “piano di rientro della Sanità”. Una maxi-manovra che ha consentito prima con Massimo Russo, ora con Lucia Borsellino, di ripianare già due terzi del “buco” da 330 milioni. Proprio per “riempire” quel buco la Regione decise di aumentare l’Irpef di mezzo punto (dall’1,23 all’1,73%) e l’Irap dal 4,85% al 5,25%. A difendere l’iniziativa del Governo, l’assessore all’Economia Luca Bianchi, il quale smentisce l’accordo romano e sottolinea di aver già fornito alla Commissione competente l’elenco delle imprese creditrici.

“Non capisco il senso di queste polemiche- spiega- forse non si è capito che anche il governo nazionale ci spinge all’approvazione di questo dl pagamenti. In caso contrario la Sicilia sarà costretta a pagare una ‘penale’, senza contare che daremmo all’esterno l’immagine di una Regione che non vuole pagare i propri debiti”.

Marina Pupella

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