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Sicilia: non si emigra solo per mancanza di lavoro, ma anche per mancanza di speranza e futuro

La Sicilia che rimane l’isola a sud del mondo non solo dal punto di vista geografico ma ancora di più dal punto di vista dell’auspicio.

foto di Francesco Panasci

Palermo che ne è il capoluogo oggi registra un tasso di emigrazione da parte del suo popolo e nel target più esteso come si evince da uno studio Svimez che certifica che nello scorso anno (2014) quasi 30mila cittadini palermitani sono andati via per mancanza di lavoro ma ancora di più per mancanza di speranza e di programmazione futura. 

Questi dati sono allarmanti perché Palermo si appropria di un altro primato che è quello di città con più tasso di emigrazione più alto del paese Italia.

I migranti di fascia di età compresa tra i 23 e i 60 anni sono stati quelli più investiti. Se da un lato i neolaureati dopo tanta fatica e studio attendono di potere mettere a “fuoco” le proprie competenze e capacità negli “spazi” per cui hanno studiato e nulla hanno trovato, dall’altra troviamo  gli over 50 disoccupati o che hanno perso il posto di lavoro per l’attuale contingenza economica a cui nessun progetto politico e amministrativo è stato dedicato né ce n’è prevista in programmazione.

Questi ultimi, gli over 50, sono i destinatari della cosiddetta disoccupazione senza ritorno, vale a dire: un disoccupato che ha perso il posto di lavoro non attrae un’impresa sia dal punto di vista di fiscalità di vantaggio sia dal punto di vista istruttivo- formativo poiché risultano non avere più la stessa (ma non è così) lucidità e velocità di un giovane entro i 29 anni.

Lo Stato italiano , con questo atteggiamento di menefreghismo e superficialità , sembra essersi dimenticato dell’art. 1 della Costituzione italiana – “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” – bensì diventa “l’Italia è una Repubblica democratica (mica tanto) fondata sul malaffare e sugli interessi di pochi”.

Gli emigrati del Sud , in questo momento storico , non sono riconosciuti quanto un emigrato che giunge da altri paesi. Se l’Europa provvede (con scarso impegno) ad arginare il fenomeno dell’emigrazione con azioni di finanziamento e contribuzione che vanno verso quelle organizzazioni che si occupano di emigrazione e garantiscono un sussidio in denaro e servizi ai tanti emigrati che arrivano da ogni parte del mondo, non riusciamo a comprendere perché la stessa Europa,  di cui l’Italia ne fa parte, non debba tutelare, aiutare e garantire i migranti formati da famiglie intere di giovani italiani ancor più europei che in molte delle volte risultano disagiati tanto quanto gli altri, gli emigrati.

Occorrerebbe, qualora ci fossero gli “uomini giusti” nel Parlamento europeo, produrre azioni di sostegno sociale ai meno abbienti potendo dare loro una nuova possibilità di ricollocamento sociale nel paese di appartenenza .

L’Europa ha elargito oltre 900 milioni di euro per aiutare i paesi che hanno accolto e accoglieranno questo incontrollabile esodo migratorio senza sanare o risolvere parzialmente il brutale fenomeno.

Se con la stessa politica europea si pensasse ad aiutare e  salvare i nostri emigrati, forse si sentirebbe ancora il piacere e l’orgoglio di sentirsi cittadini di una nazione che come un padre tutela i propri figli il proprio Stato dovrebbe proteggere il proprio popolo. 

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Francesco Panasci

Giornalista ed Editore ma anche musicista e produttore.

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3 commenti

  1. Fin quando ci sarà gente come Crocetta a Sgovernare la speranza cercherà di sperare che questi sgovernanti migrino in altri stati possibilmente in esilio.

  2. se si scegli di andare Via dalla propria terra in cerca di speranze e collocazione lavorativa la possiamo definire migrazione improduttiva. Se si va via per il piacere di lavorare all’estero amo definirla: migrazione produttiva.
    Io vivo a Londra per scelta e non mi sento un migrante tuttavia mi manca la mia Siciia

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