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Sicilia Nazione. Ripartono da Palermo le pulsioni separatiste dell’isola

La Sicilia una Nazione? Altro che abolizione delle Regioni, fucina di privilegi, sprechi e scandali che il premier Renzi vorrebbe cancellare con un emendamento alle riforme costituzionali. L’idea così bizzarra, ma non nuova, di una Sicilia autonoma e separata da Roma nasce dal confronto di oltre una ventina di movimenti e gruppi sicilianisti che hanno accolto le proposte di un ex deputato della Margherita, Rino Piscitello, e di un ex assessore tecnico del Governo Lombardo e docente di diritto amministrativo europeo dell’Università di Palermo Gaetano Armao, e che puntano proprio all’autodeterminazione politica ed economica dell’Isola.

La presentazione ufficiale del progetto che si articola in nove punti è avvenuta oggi nel capoluogo siciliano, a palazzo Nuccio, uno splendido edificio incastonato nel cuore del centro storico a pochi passi da piazza Rivoluzione, il quadrilatero da dove partirono i moti siciliani del gennaio del ‘48 e che portarono alla proclamazione di un “nuovo” Regno di Sicilia (anche detto Stato di Sicilia) indipendente, che sopravvisse fino al maggio del 1849. Una location che è servita agli emuli dei più ferventi movimenti indipendentisti della Catalogna e della Scozia (riportiamo un articolo sulle pulsioni separatiste che attraversano tutto il Vecchio Continente) per  sottolineare il collegamento ideale con quella ribellione rinnovatrice dalla quale emerse un’Europa di popoli e nazioni.

“La Siciliaè una Nazione- riferisce Piscitello, illustrando i nove punti della proposta rivolta ai siciliani– con un popolo, una lingua, una cultura che deve riprendere in mano il proprio destino e trovare nell’autodeterminazione la via d’uscita dalla crisi che ci sta riportando indietro di decenni.  E lo può fare solo con le idee ed il coraggio dei siciliani. Le decisioni statali ci impoveriscono ogni giorno di più, il clientelismo e l’uso distorto dell’autonomia – ridotta ormai ad una farsa – hanno devastato le prospettive di crescita. La mafia ha utilizzato il sottosviluppo cercando di schiacciare le speranze dei siciliani onesti. Mentre gli interessi economici nazionali predatori, tornati all’assalto, sfruttano il territorio e le risorse dell’Isola”.

Piscitello e Armao puntano il dito contro chi non ha “volutamente” rispettato la natura pattizia dello Statuto siciliano, “frutto delle lotte autonomiste ed indipendentiste e del ruolo di alcuni dirigenti politici siciliani che ebbero la capacità di determinare le scelte dello Stato. Fu un accordo- sottolineano- tra la Siciliae Roma che negoziava autonomia speciale e autogoverno in cambio della rinunzia alla richiesta d’indipendenza. Lo Stato italiano ha sempre cercato di ridurre la portata dello Statuto, come è dimostrato dall’abolizione dell’Alta Corte. In questi ultimi anni, poi, gli attacchi all’Autonomia hanno fortemente ridotto i poteri dell’autogoverno della Sicilia e si spingono oggi sino alla minaccia di soppressione della specialità”.

Quindi, l’affondo. “Alcuni ascari politici siciliani, dopo aver utilizzato la specialità in termini clientelari e di privilegio, cercano di scaricare le proprie responsabilità attribuendone le colpe all’Autonomia”.  Armao se la prende anche con le politiche dei governi nazionale e regionale rei di aver “assecondato i vincoli di un’ottusa politica di rigore che precludono ogni prospettiva di coesione e di sviluppo. Non c’è strategia di crescita. La tenuta delle istituzioni é al limite- polemizza- mentre le amministrazioni regionali e locali, le rappresentanze parlamentari, prevalentemente affidate ad esponenti dei partiti nazionali, si occupano d’altro. Vogliamo ribellarci, così come avviene in altre parti d’Europa, alla deriva che desertifica una Nazione che ha risorse ed energie straordinarie. Ed intendiamo farlo partendo dai valori europei dell’insularità e della coesione”.

Un movimento che guarda oltre la stessa Autonomia speciale e che si affaccia all’indipendenza della Nazione siciliana, stabilendo un nuovo patto fra la Sicilia, non più regione, e lo Stato italiano: un accordo tra due Nazioni a pari titolo che si federano fra loro attribuendo a ognuno di esse pieni poteri di autogoverno e attribuendo alla federazione esclusivamente i poteri riguardanti Esteri, Difesa e poche altre competenze.

Ma a questo punto come vi porrete con la nuova Lega di Salvini? E’ la domanda che rivolgiamo all’ex margheritino.

“La Lega ha costruito un partito nazionale, noi invece stiamo lavorando alla costituzione di un movimento regionale, per altro non personalista come tutti i partiti italiani, compreso il Carroccio. Che ha fatto un grosso errore, considerando la Sicilia come tutte le altre regioni, perché ha costruito la sezione siciliana del partito nazionale. Noi siamo, per principio, assolutamente  contrari al fatto che ci siano le segreterie locali dei partiti, vale anche per il Pd e Forza Italia, al contrario riteniamo che la Sicilia abbia il diritto di avere le forze politiche siciliane. La Lega ha fatto la stessa operazione di tutti gli altri, quindi noi ci rapporteremo con essa esattamente allo stesso modo di come ci confronteremo con il Pd, Ncd, Forza Italia. Discuteremo del merito delle singole cose e ci alleeremo con chi andrà nella nostra direzione”.  Per quanto riguarda l’immigrazione, preferiremo discuterne successivamente dopo un ulteriore confronto con gli altri gruppi”

 Marina Pupella

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