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Sicilia, Lentini:”La politica ritrovi il senso della sua missione”

Lentini. Foto Internet

Riceviamo e pubblichiamo integralmente una lettera aperta da parte On. Salvatore Lentini indirizzata ai Presidenti della Regione e dell’ARS ed ai colleghi parlamentari.

Egr. Presidenti, Egr. colleghi,
con questa lettera aperta voglio condividere con Voi alcune riflessioni e considerazioni sulla gravità che sta assumendo la crisi economica in atto e sulle sue drammatiche ripercussioni sociali. Ogni giorno, scorrendo i titoli dei giornali e, ancor più, vivendo ed operando sul territorio a contatto con la gente, non si può non percepire quanto drammatica stia divenendo la condizione di migliaia di nostri concittadini: parlo delle famiglie che non riescono ad accedere ai consumi essenziali, parlo dei lavoratori che ogni giorno vedono a rischio la loro occupazione, parlo dei giovani oppressi da un sistema che non offre loro nessuna opportunità attuale e neppure una qualche credibile speranza, parlo delle imprese soffocate dalla crisi, dalle tasse, dalla burocrazia…

Ma voglio parlare, soprattutto, delle devastanti conseguenze di tutto questo sulla vita delle persone: ogni giorno sentiamo di donne ed uomini disperati che arrivano alla più tragica delle determinazioni, quella di togliersi la vita. Sono gli imprenditori che vedono sfumare anni di lavoro, sono i disoccupati che si vedono pignorare l’abitazione, sono i nostri fratelli e le nostre sorelle disperati, cui le istituzioni non hanno saputo offrire alcun valido sostegno o, peggio, hanno mostrato il volto crudele ed ottuso della burocrazia, dell’esosità fiscale, del totale disinteresse per l’inferno in cui sono precipitati

Sono realtà di fronte alle quali non possiamo che rimanere sconvolti, come persone prima  ancora che come rappresentanti eletti dal popolo.

E come possiamo ancora non accorgersi della recrudescenza di fenomeni criminosi, laddove, nonostante il prezioso e quotidiano impegno della Magistratura e delle forze dell’ordine, diventa facile per le mafie reclutare manovalanza fra i disperati, laddove per molti ragazzi, in mancanza di una prospettiva di vita e di futuro nella legalità, la tentazione di “prendere la scorciatoia” diventa allettante? Quale futuro si sta determinando per i nostri ragazzi? Non c’è bisogno delle statistiche per  cogliere il dramma dei c.d. “NEET”, giovani e meno giovani, schiacciati da una condizione di
mancanza di un’occupazione perfino precaria ed impossibilitati o comunque disincentivati dal ricorrere allo studio ed alla formazione: del resto, in coscienza, quale opportunità offre oggi la nostra economia ad una persona qualificata, magari laureata, se non quella di emigrare altrove abbandonando affetti ed identità? In ogni caso una sconfitta per le istituzioni, che si mostrano sorde e lontane per i capaci ed i meritevoli, per coloro che con il loro lavoro potrebbero contribuire davvero ad un futuro diverso e migliore.

Potrei continuare, parlando del dramma dei tanti precari, della sofferenza di chi non riesce a permettersi nemmeno l’accesso pieno alle cure sanitarie, delle tante altre criticità che ben conosciamo. Tutte realtà innegabili, che c’inquietano e ci rattristano come dicevo, sul piano umano prima ancora che su quello politico. Però la fiducia di chi ci ha eletti a rapresentarli nelle istituzioni ci impone di superare lo sconforto operando concretamente per trovare soluzioni praticabili, per venire incontro a chi è solo e disperato, per offrire una prospettiva di sviluppo vera.

In questo la Politica è chiamata a ritrovare il senso della sua missione: troppe volte i dibattiti appaiono sterili, lontani, autoreferenziali, intrisi di una vuota retorica che crea sfiducia e distanza fra le istituzioni ed i cittadini.

Quante volte l’agenda parlamentare e di governo sembra piena di questioni che,  francamente, non appassionano nemmeno noi?
Quante occasioni e quante energie potrebbero essere meglio dedicate se, invece di trovarci costretti ad occuparci di cose certamente meno urgenti, potessimo concentrarci sull’adozione di provvedimenti concreti per lo sviluppo, l’occupazione, la lotta alla povertà, per affermare un vera cultura del merito e della responsabilità, per contribuire – ciascuno nel proprio ruolo – a costruire il cambiamento che occorre?

Perciò ho sentito il bisogno di condividere queste riflessioni, sicuro che, come me, ognuno di voi avverte il peso della situazione e sente la responsabilità di dover fare qualcosa di concreto: lancio perciò un accorato appello perché, mettendo da parte le diversità e le contingenze lavoro parlamentare e di governo possa dedicarsi, almeno per una fase, esclusivamente all’adozione di provvedimenti ed iniziative per lo sviluppo e per le fasce deboli.

E’ un appello che sono certo ognuno vorrà condividere: per il ruolo che ci troviamo a ricoprire siamo chiamati al dovere di dare il meglio e dedicarci davvero alla missione cui il voto democratico ci ha chiamati. Diversamente, al di là delle buone intenzioni di ciascuno, appariremo quantomeno come ignavi ed incapaci, se non perfino complici, di fronte ad un sistema che sta divorando la vita di troppe persone e che sta mettendo in discussione la tenuta stessa della società e del vivere civile.

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