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Sicilia, inaugurata la Mostra Antologica di Marta Czok

foto ufficio stampa

Sabato 19 luglio, nell’abbraccio di un pubblico entusiasta e caloroso, complice la suggestiva cornice del Castello di Calatabiano, proposta dal MacS (Museo Arte Contemporanea Sicilia) di Catania, diretto da Giuseppina Napoli, è stata inaugurata la “Mostra Antologica” della raffinata artista di fama internazionale Marta Czok, a cura di Laura Cavallaro.

Per prima ha preso la parola  Giuseppina Napoli che ha ribadito: “Marta è una viaggiatrice, nei luoghi e nei tempi. La sua pittura è un’indagine culturale, quasi antropologica, dell’umanità. Con acuta ironia e delicata poesia, Marta Czok raffigura nelle sue opere lo scorrere della vita. Sulla tela prende forma la messinscena dell’umanità e l’artista, da regista consapevole ed illuminata, lascia intuire cosa si nasconde dietro le luci del palcoscenico. Un talento raro, un’artista commovente, una donna speciale”.

Dopo i ringraziamenti per l’ospitalità all’Amministratore del Castello di Calatabiano, Sebastiano Di Prima, al Direttore del Castello di Calatabiano, Giuseppe Buda, e al Presidente del Consiglio Comunale di Calatabiano, Salvo Trovato, ha preso la parola il curatore dell’Antologica, Laura Cavallaro, che ha detto: “La mostra antologica accoglie sedici tele, tra i lavori più significativi e importanti dell’artista, che ripercorrono poco più di un ventennio della produzione artistica di Marta Czok, dal 1991 al 2012, e che offrono allo spettatore mutevoli sfaccettature dell’esistenza in una molteplicità di tecniche e di tematiche. Dai quadri che si aprono come finestre sugli interni di case, in cui spensierati personaggi sono impegnati in diverse attività, come in The Cake Makers, al brulicare scomposto di uomini come ne I Cancelli della Sapienza, caratterizzati da un rosso mattone tipico della tradizione inglese che rimanda al passato dell’artista. Le frequenti citazioni dell’arte fiamminga, nel dipinto The Art Critic, e i rimandi all’arte medievale in Dust on the Well of History.

Ma ancora soggetti dalle tematiche più dolorose come i bambini nella guerra e nella Shoah, a cui è stata intitolata una mostra nel 2011, di cui è rappresentante il quadro Robot.

Opere circa i temi della società moderna come Gocce di cittadino o Un Napoleone qualsiasi, per poi passare ad altri aspetti di un’attualità più intima nel quadro Senza Titolo, con cui Marta ha vinto nel 2009 il premio della stampa al Giffoni Film Festival, rappresentativo del filone dell’omosessualità indagato in pittura dall’artista.

Un repertorio in cui il tratto preciso dell’acrilico e dell’olio si sposa con il segno più nebuloso del carboncino e della grafite, in cui personaggi dai volti ilari, dalle espressioni stranite e dai corpi torniti e pieni, convivono con più magre e seriose figure ed in cui lo spazio si fa, per vuoti e pieni, ma in esso ogni cosa vi trova il suo posto”.

“L’arte – ha ribadito l’artista  Marta Czok per la prima volta in Sicilia con le sue magnifiche opere -, dovrebbe aprire gli occhi e la mente. Certo, molto di ciò che oggi è chiamato “arte” – e mi riferisco sia alla pittura che alla scultura – è puramente decorativo ma anche quello ha la sua funzione in quanto è piacevole e rilassante tornare a casa e trovare un ambiente bello ed elegante. La responsabilità dell’artista è dare al suo pubblico qualcosa che valga la pena possedere. Ha la responsabilità di ricordare che la gente è intelligente e perspicace e che l’arte non diventa arte solo perché lo dice l’artista. Non basta appendere qualcosa in una galleria e illuminarla per bene per trasformarla in arte. Sarebbe come prendere in giro quelli che vengono a vedere questi lavori. La vera arte fa crescere l’anima del pubblico. Una scopa illuminata, per quanto costosa e per quanto lodata da critici e curatori di musei non riuscirà mai a farlo”.

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