PoliticaPrimo Piano

Sicilia, giunta Crocetta: arrivano le deleghe

Crocetta: “Voglio aprire alla maggioranza, ma anche a tutte le forze politiche del Parlamento. Il Pd in Sicilia è stato all’opposizione negli ultimi dieci anni, non può essere che ci stia oggi che c’è un presidente del Partito democratico”.

Alla fine Rosario Crocetta ha varato la sua seconda Giunta di Governo, incurante dei veti incrociati di Udc, Pd e Articolo 4 che lo sostengono. E ieri sera, in una conferenza stampa convocata all’ultimo minuto, ha dato ai giornalisti i nomi, quelli definitivi, e le deleghe degli assessori.

Un Crocetta “bis”, caratterizzato da conferme: sono rimaste quasi tutte le donne del precedente governo ad eccezione di Mariella Lo Bello di area cuperliana e di Ester Bonafede, Udc vicina a Cesa, e da volti nuovi. Patrizia Valenti, vicina all’ex ministro Giampiero Dalia, che sarebbe dovuta uscire sin da subito dopo lo strappo col presidente, invece non solo è rimasta alle Autonomie locali e Funzione pubblica, ma è stata pure incoronata vice presidente. “Un riconoscimento al mio partito”, ha riferito Valenti, anche se metà dei deputati dell’Udc all’Ars non hanno gradito la riconferma.

I volti nuovi, sono Salvatore Calleri all’Energia, Roberto Agnello Economia, Nico Torrisi alle Infrastrutture, Antonio Fiumefreddo ai Beni culturali, sostituendo Mariarita Sgarlata che invece va al Territorio e Ambiente, Giuseppe Bruno alla Famiglia con la delega anche alla Protezione civile. Stancheris, Borsellino, Vancheri e Scilabra rimangono ai loro posti.

Un’accelerazione impressa dal presidente della Regione che rischia di complicare i rapporti con Pd e Udc, ma che il governatore smentisce: “Nessuna accelerazione, è esattamente quello che avevo annunciato la settimana scorsa, perché non è che un presidente della Regione fa gli annunci per poi non fare le cose. Credo che si debba fare subito i conti con le emergenze della Sicilia, con i disoccupati che entrano in Cattedrale, con un piano straordinario per l’emergenza sociale che sarà il primo atto che dovrà fare la nuova Giunta. A questo proposito ho già dato incarico agli uffici di predisporlo, e poi bisogna dare risposte ai cittadini che non possono vedere un Parlamento paralizzato ed un presidente della Regione che sembra sotto tutela”.

Quindi, spiega il suo rapporto con gli alleati e col suo stesso partito: “Non è un atto di chiusura ai partiti ma un atto di apertura. I nomi dell’Udc sono stati concordati con il partito, pure quelli del Megafono, dei Drs e di Articolo 4. Il Pd mi ha dato anche dei nomi, c’è una parte del partito che non è rappresentata (il riferimento è all’area Cuperlo), ma credo che già abbiamo avviato con quell’area una discussione e spero che il segretario regionale Raciti, sappia ricucire. Io sono pronto da domani mattina a discutere con il partito, sapendo che noi non possiamo tenere i tavoli infiniti, come dice Renzi? “meno tavoli più mail”.

Eppure, l’Udc rimane spaccato e ieri il gruppo parlamentare di Sala d’Ercole gli aveva fatto presente che, se fossero rimasti questi i nomi, sarebbe andato all’opposizione. “Non credo che andrà all’opposizione- chiarisce Crocetta- d’altra parte il problema è che qualsiasi nome si faccia, non si troverà mai l’adesione di tutti. Ad un certo punto il Governo deve governare, continua con lo spirito con cui ha iniziato questa battaglia politica, anche quando è stato minoranza ha avuto la responsabilità del Parlamento ed io voglio aprire non solo alla mia maggioranza, ma anche a tutte le forze politiche che ci sono all’Ars per le riforme. Non voglio né ammucchiate né consociativismi, non voglio fare i soliti patti sotterranei con nessuno e mi rivolgo a tutte le forze politiche in un fase di attacco tremendo alla Sicilia (si riferisce all’uscita di Maroni sul numero dei dipendenti pubblici siciliani, ndr), significa che la Sicilia è sempre tema di attacco nazionale e questo è inaccettabile.

Dobbiamo difendere l’autonomia della Sicilia- prosegue- e risanare seriamente la regione”. Crocetta lancia pure un appello ai partiti. “Mi rivolgo a tutti, prima di tutto alla mia maggioranza con la quale mi coordinerò, penso che bisogna stabilire un modo con le forze politiche per incontrarci settimanalmente e concordare i programmi. Ma la lotta non può essere per gli assessorati e le deleghe, io devo reagire a tutto questo”.

Ma intanto sempre nella giornata di ieri, Antonello Cracolici (l’altro illustre trombato insieme a Beppe Lumia alla corsa per Strasburgo), che aveva riunito i suoi sostenitori in un albergo palermitano, lanciava altri duri strali contro Crocetta e la sua nuova squadra: “Nel momento in cui Crocetta ha scelto lo strappo e ha dato vita al cosiddetto ‘governo del presidente’ – ha detto – ha bloccato tutto. Quando non c’è un progetto politico, quando si opera solo in funzione dei destini personali, allora c’è il caos: e questo governo è figlio del caos. Adesso vedremo – ha proseguito Cracolici – se il presidente della Regione saprà correggere profondamente la rotta e dare le risposte che servono alla Sicilia. Ma se Crocetta non sa dare altre risposte rispetto a quelle del ‘circo Barnum dell’antimafia’, se non sa andare oltre la politica dell’apparenza e dei comunicati stampa, allora non si andrà lontano”.

Un livore quello di Cracolici che, secondo Crocetta , è maturato già dallo scorso anno quando fu formata la prima giunta regionale. “Lo consideravo il mio possibile principale alleato che però, quando abbiamo composto l’anno scorso quella Giunta in cui alla fine non vene messo un rappresentante ufficiale della sua area, ha iniziato a fare la battaglia. Dopo di che io ho tentato mille volte di ricucire- spiega a Il Moderatore- la proposta di affidargli la presidenza della commissione Affari istituzionali è stata mia, ma costruita con gli alleati e lui lo sa bene. Fino all’ultimo giorno gli ho detto che non mi sarei occupato di Europee, però se alla fine capisci che “tira al grillo e ammazza il cardellino”, se intuisco che a Cracolici tutto quello che fa il governo non gli sta bene, non posso farci nulla.

E’ morale che uno ha trecentomila euro di reddito e percepisce pure il sussidio, ed io ricevo i disoccupati che non lavorano da anni? E allora, non si può perseguire l’elettoralismo fino in fondo, bisogna distinguersi anche da una parte della politica siciliana e mi dispiace che Craocolici, che è così razionale, così lucido, non capisca questa differenza di linguaggi. Io non mi sono candidato per cercare i consensi, ma il consenso che è una cosa un po’ diversa. Il consenso significa che non ci sono i singoli interessi di gruppi corporativi, ma c’è il progetto di una Sicilia che cambia. Oggi (ieri, per chi legge) a Termine Imprese ho incontrato un gruppo di calabresi che mi hanno detto “ce l’avessimo noi un presidente come lei (di fatto non ce l’hanno, dopo l’uscita di scena di Giuseppe Scopelliti da presidente della Regione Calabria, condannato in primo grado a sei anni di reclusione per falso ed abuso d’ufficio in relazione alla gestione del Comune di Reggio Calabria di cui è stato sindaco, ndr.). Il Pd in Sicilia è stato all’opposizione negli ultimi dieci anni, non può essere che ci stia oggi che c’è un presidente del Partito democratico”.

Al termine della conferenza stampa in notturna, il presidente prodigo di risposte ha anche chiarito a Il Moderatore, che gli chiedeva che fine avesse fatto il famigerato Piano giovani, che “presserò perché venga pubblicato al più presto”.

Staremo a vedere.

Marina Pupella

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button
WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com