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Sicilia, fondi per l’editoria regionale. Via alle discussioni sul ddl

I consensi sembrano essere tanti, ma anche i dubbi e le perplessità non mancano, soprattutto da parte del M5S. Si cercano risposte trasparenti sulla destinazione dei fondi comunitari e piani sicuri per un equilibrata distribuzione .

Si è cominciato a discutere in aula sul disegno di legge per aiutare l’editoria siciliana. Per il 2013 il finanziamento totale è di 400mila euro di cui: 100mila per contributi destinati all’abbattimento di interessi e alla “prestazione di garanzie sulle operazioni finanziarie destinate a coprire nuovi investimenti”, 100mila euro per consolidare le passività onerose e 200mila euro destinati all’incremento della comunicazione istituzionale e alle imprese informative locali per la realizzazione di programmi informativi. I fondi comunitari sarebbero in totale 15 milioni all’anno da distribuire dal 2014 a tutte le attività editoriali che hanno sede legale nel territorio siciliano e che realizzino almeno il 60% del fatturato all’interno del territorio regionale.

Il numero di consensi è alto e a quanto pare la maggior parte dei partiti dovrebbe essere favorevole al disegno di legge.

Gli emendamenti dovrebbero provenire in gran parte dai deputati del Movimento 5 Stelle, che nella loro programmazione sembrano aver a cuore i finanziamenti pubblici all’editoria; vogliono essere sicuri su chi otterrà alla fine questo denaro, al fine di aiutare realmente le piccole e medie imprese piuttosto che i grandi gruppi editoriali. L’attenzione dei 5 stelle si rivolgerà principalmente alle caratteristiche di chi può offrire il servizio di rassegna stampa agli enti pubblici e ai fondi per la comunicazione istituzionale attraverso i programmi informativi realizzati dalle imprese di informazione locale.

Sul disegno di legge stanno discutendo oggi anche i componenti della lista Musumeci e Vincenzo Vinciullo del Pdl conta di presentare qualche emendamento riguardante l’allargamento della possibilità di accesso ai contributi per quanto riguarda la carta stampata. Vincillo vorrebbe abbassare a 240 giorni all’anno (piuttosto che 250) il prodotto editoriale diffuso richiesto per accedere ai fondi.

Ornella Caiolo

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