Cultura

Sicilia, Brass Group. Appello di Bollani, Rava e Fresu

Stefano Bollani

«Il Brass è un’istituzione, non se ne può fare a meno. Bisogna assolutamente che si faccia qualcosa perché il Brass non chiuda, assolutamente». Così ha dichiarato Enrico Rava, ricordando le sue tante esibizioni fra lo storico scantinato di via Duca della Verdura e lo Spasimo («Ho suonato per il Brass la prima volta nel ‘75. Vivevo negli Stati Uniti e sono venuto in tournée a Palermo: era il Brass Group. Ho suonato moltissime volte al Brass di Palermo negli anni, da quel famoso ‘75»).

«Non mollate, il Brass Group non può morire – queste le parole di Paolo Fresu – e se muore il Brass Group muoiono un sacco di cose, quindi spero che qualcuno ci senta».

E Stefano Bollani si è unito così al coro di solidarietà: «Vediamo di salvare il Brass Group. Quello che si può fare, facciamolo. Ci sono anch’io».

Dopo l’appello lanciato da Renzo Arbore per la Fondazione The Brass Group di Palermo, il “caso Brass” non smette di fare parlare di sé a New York. Ma prima ancora ne era arrivato l’eco a Tokio con Chihiro Yamanaka, poi in Spagna grazie al giornalista Miguel Reyero. Senza dimenticare gli appelli lanciati dallo scienziato Allen Hermann, professore emerito di fisica della Colorado University, e da Marcello Pellitteri, professore del Music College di Boston, solo per citare i più recenti.

Questa volta, a scendere in campo per difendere il Brass, è un tris di grandissimi musicisti per i quali non c’è bisogno di presentazioni: Paolo Fresu, Enrico Rava e Stefano Bollani.

Ospiti del leggendario Birdland Jazz Club nella Grande Mela per la settimana dedicata alla migliore musica italiana, i tre hanno voluto manifestare la propria vicinanza alla fondazione palermitana registrando dei brevi videomessaggi.

«Provo un poco d’imbarazzo nel confessare che le parole di questi tre grandi del jazz, che rappresentano l’eccellenza musicale italiana nel mondo, mi hanno inumidito gli occhi – commenta il presidente della Fondazione The Brass Group, Ignazio Garsia – perché mi rimandano a emozioni e ricordi indelebili delle loro performance a Palermo, che appaiono oggi rischiosamente lontane. Quando le loro note torneranno a risuonare nell’incanto dello Spasimo significherà che la bellezza della musica e della poesia avrà sconfitto il male di quei farabutti che, con i loro grandi eventi, hanno desertificato vaste aree siciliane».

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