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La Sicilia sorveglia il suo mare: boe intelligenti e sensori per difendere i fondali

Un accordo da 16,4 milioni di euro affida all'Arpa il monitoraggio degli ecosistemi più fragili dell'isola

Sicilia, accordo da 16,4 milioni per monitorare la biodiversità marina e terrestre

Firmata l’intesa tra il dipartimento regionale dell’Ambiente e l’Arpa Sicilia: boe intelligenti, gemelli digitali e fototrappole per proteggere habitat e specie a rischio per 42 mesi, fino al 2029.

La Sicilia mette in campo 16,4 milioni di euro per proteggere il suo patrimonio naturale. L’accordo firmato oggi a Palermo tra la Regione e l’Arpa Sicilia punta a costruire un sistema di sorveglianza permanente su habitat marini e terrestri, con tecnologie che trasformano il monitoraggio ambientale in uno strumento concreto di tutela del territorio.

L’accordo

Il dipartimento regionale dell’Ambiente, rappresentato dal dirigente generale Calogero Beringheli, e l’Arpa Sicilia, con il direttore generale Vincenzo Infantino, hanno siglato stamane l’intesa alla presenza dell’assessore regionale al Territorio e all’Ambiente, Giusi Savarino. L’accordo dà attuazione alle Azioni 2.7.1. e 2.7.2 del Programma regionale Fesr 2021/2027 e avrà una durata di 42 mesi, fino al 30 giugno 2029.

DATI 16,4M€ >Dotazione finanziaria 42 > Mesi di durata 2029 > Scadenza accordo

Le parole dell’assessore Savarino

“Con questa intesa vogliamo rendere il monitoraggio delle aree marine e terrestri più concreto e utile per il territorio con azioni che avranno una ricaduta tangibile. Tra gli interventi, l’installazione di boe intelligenti che avranno una duplice funzione: fornire all’Arpa dati ambientali e sulla qualità del mare, come per esempio la presenza di specie aliene, e anche ancoraggio per tutelare la costa ed evitare l’aggressione dei fondali. Arpa ha tutto il know how necessario per svolgere questo importante lavoro di salvaguardia e i dati raccolti verranno caricati sul suo data center per elaborazioni successive che serviranno anche a programmare azioni di tutela dell’ambiente che avranno refluenze anche sulla salute. In questo lavoro coinvolgeremo pure le università siciliane.”

Giusi Savarino, Assessore regionale al Territorio e all’Ambiente

Cosa accadrà sulle aree terrestri

Sui siti Natura 2000 terrestri e nelle zone di protezione speciale prenderanno il via attività sistematiche di rilevazione. Ricercatori e tecnici dell’Arpa si occuperanno del monitoraggio degli habitat, delle specie vegetali e dell’avifauna, dell’individuazione dei rischi specifici per ogni specie censita e della redazione della cartografia aggiornata dei territori. L’insieme di questi dati confluirà nella nuova Carta della Rete ecologica siciliana, uno strumento che fotograferà per la prima volta in modo sistematico la struttura ambientale dell’isola.

Tecnologie avanzate per il mare: boe, gemelli digitali e fototrappole

Sul fronte marino, l’accordo prevede un salto tecnologico significativo. Verrà realizzato un sistema digital twin — un gemello digitale dei fondali siciliani — alimentato in tempo reale da sensori collocati su boe intelligenti distribuite nei siti Natura 2000 marini. Il sistema terrà sotto controllo gli habitat più vulnerabili, le specie fortemente minacciate e lo stato di salute delle acque, segnalando anche la presenza di specie aliene invasive.

Saranno inoltre installati campi ormeggio per proteggere gli habitat a posidonia e a coralligeno dall’impatto delle imbarcazioni. Una rete di fototrappole veglierà invece sulle aree frequentate dalla foca monaca (Monachus monachus), una delle specie marine più rare e minacciate del Mediterraneo. In parallelo, verrà condotta una revisione completa della Banca dati Natura 2000.

Il ruolo delle università siciliane

Il progetto non riguarda solo gli enti istituzionali. L’assessore Savarino ha confermato che le università siciliane saranno coinvolte attivamente nelle attività di ricerca e analisi dei dati raccolti. Un coinvolgimento che trasforma l’accordo in un’opportunità di formazione e sviluppo scientifico, rafforzando il legame tra ricerca accademica e gestione pubblica dell’ambiente.

Con questo accordo la Sicilia prova a costruire qualcosa di duraturo: non solo un inventario di ciò che esiste, ma una rete di presidio attivo capace di intervenire in tempo reale sulle emergenze ambientali. I dati raccolti nei prossimi 42 mesi non resteranno chiusi in un archivio – alimenteranno scelte concrete su dove e come proteggere l’isola. Un passo che, se realizzato con la qualità che promette, potrà diventare un modello per le altre regioni del Mediterraneo.

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