Cinema-Teatro-Musica

Servillo incanta il pubblico palermitano alla GAM

DI FRANCESCO SANTORO

Passione, in apparente contraddizione con il titolo , è ciò’ che ha trasudato ieri nel Concerto Spettacolo esitato da Beppe Servillo alla Galleria d’arte Moderna .Il bravissimo cantante ha dato prova di competenza musicale e conoscenza del repertorio della Napoli primi Novecento ripercorso nei brani piu’ significativi omaggiando interpreti e compositori che hanno fatto della Musica una leggenda al di la’ e al di fuori dei confini linguistici e di territorio.Sembrava di trovarsi al Gambrinus  o al Salone Margherita di Napoli nell’epoca d’oro dei cafe’ chantant. Un periodo meraviglioso durato circa quarant’anni durante il quale furono scritte le più belle canzoni Napoletane di tutti i tempi.

Nel repertorio classico Napoletano, quello affrontato con maestria da Servillo,si trovano composizioni di alto livello poetico e tra queste ci piace ricordare A’ Vucchella scritta da D’Annunzio, Munastero e S.Chiara, Uocchie c’arraggiunate, canzoni dolcissime ma al tempo stesso cariche di passione e sensualità dirompenti con una grande capacità’ descrittiva dei particolari stati d’animo dell’innamoramento.

Grandi autori ripetiamo e raffinati poeti  quali Vincenzo Russo,Salvatore di Giacomo di fatto considerato il sommo poeta della musica classica napoletana che con lui prende forma a vera forma d’arte. Ancora Libero Bovio, Gambardella, E.A.Mario, Benedetto Croce definisce questi compositori “Poeti senz’altro”.L’inizio e datato con Funicoli’ Funicola’.Grandissimi in quell’epoca furono i musicisti che collaborarono con gli autori massimi dei testi quali Tosti e Gambardella.

Tutta la platea era ipnotizzata alla Gam ascoltando le belle canzoni interpretate da Servillo tra le quali ricordiamo Era de Maggio,Maruzzella,Munastero e S.Chiara.Servillo da consumato attore digrignando i denti e rabbuiandosi in volto,ma con una vis comica al di là di ogni aspettativa emoziona e diverte quando attacca la forse banale “Dove sta Zaza” amore  sperduto…e l’elegante e commovente “Dicitincello vui” dove esprime l’alta tensione degli amori disperati e spesso mai consumati.

Alcuni brani sono stati affrontati con il divertissement dell’uomo di avanspettacolo altri da consumato “fine dicitore”una qualita’ del cantante napoletano classico che cantava scandendo e soffiando le parole.

Ma in ultimo vogliamo soffermarci sulla sua abilità nel trattare il brano Guapparia con sofferenza e dolore, trattando il tema da elegante e vendicativo Guappo omaggiando la sceneggiata di Mario Merola rappresentandosi come Cantante di Giacca altro ruolo della sceneggiata…si intendeva Cantante di Giacca chi interpretava il protagonista Il Guappo nella sceneggiata. difficile un esame ed attenta analisi del fenOmeno se non  attribuibile al costume dell’epoca. Le caratteristiche musicali della “Canzone di Giacca” sono : nelle strofe la melodia è più incalzante mentre nel ritornello tende a distendersi in valori più ampi, mentre la struttura ritmica e’ quella della serenata spagnola o del tango.
Alla domanda perché si chiamavano Cantanti di Giacca? Perchè ovviamente chi era specializzato in questo genere  si presentava abbigliato da Elegantone tipico della Guapparia.

Servillo , per tornare al bravissimo cantante e’ stato elegante e disinvolto e ha meritato tutti gli applausi tributatigli dal grandissimo pubblico presente al concerto.

Ottima prestazione anche quella del Solis String Quartet, Ensemble di Archi che ha accompagnato Servillo.

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