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“U Ciuraru” e l’imprenditore del clan: sequestro da 10,8 milioni al boss di Picanello

Sessantadue fabbricati, sedici terreni e tre società edili: il Gico ricostruisce la sproporzione tra i beni di Salemi e Papa e i loro redditi leciti dichiarati

ANTIMAFIA

Sequestro da 10,8 milioni a boss di Picanello e imprenditore edile: colpo alla Santapaola-Ercolano

Sessantadue fabbricati tra Catania e Arezzo, tre società edili e disponibilità finanziarie tra i beni colpiti.

Decine di immobili, tre società nel settore dell’edilizia e conti correnti svuotati in un solo colpo: la Guardia di Finanza di Catania ha dato esecuzione a un sequestro preventivo da oltre 10,8 milioni di euro che colpisce al cuore due figure ritenute legate alla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano.

Chi sono i destinatari del sequestro

I finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno eseguito il provvedimento del Tribunale di Catania – sezione misure di prevenzione nei confronti di Carmelo Salemi, 57 anni, conosciuto nel quartiere etneo con il soprannome “U Ciuraru”, e di Giovanni Fabrizio Papa, imprenditore edile. Le operazioni hanno interessato sia la provincia di Catania sia quella di Arezzo.

Il Tribunale ritiene Salemi un elemento di spicco della famiglia Santapaola-Ercolano nel quartiere di Picanello, con funzioni di direzione, organizzazione e risoluzione delle controversie interne ed esterne al clan. A suo carico figurano le accuse di associazione mafiosa, estorsione e traffico di stupefacenti. Papa, invece, è ritenuto “organicamente asservito agli interessi” del clan: avrebbe messo a disposizione le proprie aziende edili per riciclare il denaro contante dell’organizzazione, occultandone l’origine illecita e reimpiegandolo nell’economia legale. Secondo gli inquirenti, conosce in profondità le dinamiche criminali del sodalizio, compresa la gestione delle estorsioni e delle piazze di spaccio.

Il precedente: l’operazione “Oleandro” del 2024

Salemi e Papa erano già finiti in manette nel 2024 nell’ambito dell’operazione “Oleandro”. In quella circostanza il Giudice per le indagini preliminari aveva emesso misure cautelari nei confronti di 15 persone su 26 indagati: 14 finite in carcere, una agli arresti domiciliari. Le accuse, aggravate dal metodo mafioso, spaziavano dall’associazione a delinquere di stampo mafioso all’usura, dall’estorsione al traffico e allo spaccio di stupefacenti, fino al riciclaggio nella forma del reimpiego dei proventi illeciti in attività economiche. In quella stessa operazione il sequestro aveva già toccato quota 12 milioni di euro tra società, fabbricati, terreni, autovetture e disponibilità finanziarie.

La sproporzione tra beni e redditi: l’accertamento del Gico

A fare da base giuridica all’odierno sequestro sono gli accertamenti economico-finanziari condotti dal Gico (Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata) della Guardia di Finanza. Le verifiche hanno messo in luce una netta sproporzione tra il patrimonio accumulato e i redditi lecitamente dichiarati dai due soggetti, presupposto fondamentale per l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali in materia antimafia.

Cosa è stato sequestrato

Il Tribunale ha disposto il sequestro delle quote societarie di tre aziende operanti nel settore edilizio a Catania: Fabri Immobiliare SrlBf Costruzioni Srl e Vrs Immobiliare Srl. Sul fronte immobiliare, il provvedimento colpisce 62 fabbricati – 24 nel Catanese e 38 in provincia di Arezzo – e 16 terreni, di cui 11 a Catania e 5 ad Arezzo. A questi si aggiungono le disponibilità finanziarie, per un valore complessivo che supera i 10,8 milioni di euro.

Il sequestro odierno non chiude un’indagine, ma certifica quanto il metodo investigativo fondato sugli accertamenti patrimoniali rimanga lo strumento più efficace per aggredire le mafie dove fanno più male: nei portafogli.

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