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Mafia di Sciacca, sequestrati beni agli eredi del boss Di Gangi: appartamenti, terreni e magazzino

Al centro dell'indagine la sproporzione tra i patrimoni accumulati e i redditi dichiarati dalla famiglia

ANTIMAFIA

Sequestrati beni agli eredi del boss Di Gangi tra Sciacca e Ribera

Il provvedimento della sezione misure di prevenzione del Tribunale è stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Palermo e Agrigento.

La lunga storia criminale di Salvatore Di Gangi, storico capo della famiglia mafiosa di Sciacca considerato vicino a Totò Riina, continua a produrre conseguenze giudiziarie anche dopo la sua morte, avvenuta nel 2021. La Guardia di Finanza ha eseguito il sequestro dei beni in capo ai suoi eredi, destinatari di un decreto emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale. L’operazione ha visto impegnati i finanzieri dei comandi provinciali di Palermo e Agrigento.

Nel mirino degli investigatori sono finiti due appartamenti tra Sciacca e Ribera, un magazzino e 17 terreni: un patrimonio immobiliare e fondiario che, secondo gli accertamenti svolti, non troverebbe giustificazione nei redditi dichiarati dai familiari del boss.

È proprio la forte sproporzione tra i beni accumulati e le entrate fiscalmente dichiarate ad aver orientato l’inchiesta. Un percorso investigativo che si è allargato dai profili patrimoniali del defunto boss fino ai suoi familiari, ritenuti destinatari del patrimonio illecitamente accumulato nel corso degli anni.

Di Gangi era stato condannato in via definitiva per associazione mafiosa e aveva trascorso lunghi periodi dietro le sbarre. Il suo nome era storicamente legato ai vertici di Cosa Nostra agrigentina, con rapporti che, secondo le ricostruzioni giudiziarie, lo collocavano nell’orbita del capo dei capi Riina.

Il procedimento si trova ancora in fase preliminare:

Il Tribunale ha disposto il sequestro in via cautelare, in attesa del contraddittorio. Gli eredi potranno quindi far valere le proprie ragioni nelle sedi competenti.

Nel territorio di Sciacca, uno dei contesti della Sicilia meridionale con radici mafiose storicamente profonde, lo Stato utilizza le misure di prevenzione patrimoniale come uno degli strumenti principali per aggredire le ricchezze accumulate dalle cosche, colpendo non solo i responsabili diretti ma anche chi, nel tempo, ne ha beneficiato.

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