Pistole modificate e munizioni del ’44: sequestrato un arsenale ad Adrano
Cinque indagati nel catanese: le armi erano occultate in oggetti d'uso comune. In manette quattro persone, una quinta deferita a piede libero

CRONACA
Quando la Polizia di Stato ha avviato le perquisizioni coordinate tra la Squadra Mobile e il Commissariato di Adrano, cercava armi illegali. Quello che ha trovato è qualcosa di più complesso: un sistema di detenzione capillare, distribuito tra case di città e fondi rurali, costruito con pazienza e nascosto nell’ordinarietà degli oggetti domestici. Un arsenale che non stava in un bunker, ma sotto un plaid sul divano.
Il divano sbagliato
Gli agenti della Squadra Mobile e del Commissariato di Adrano arrivano alla casa di campagna di un 44enne con un’idea abbastanza precisa di cosa potrebbero trovare. Eppure la realtà supera le aspettative. Sotto il plaid ci sono due fucili — uno calibro 20 con matricola abrasa, uno calibro 22 senza matricola — e 12 cartucce da caccia calibro 20 a pallini. Nello stipetto della cucina, come se fossero posate o spezie, 2 caricatori per pistola calibro 7,65 e altre 18 cartucce di vario calibro.
Ma la casa di campagna è solo il primo capitolo. Il secondo si apre nell’appartamento dello stesso uomo, in pieno centro di Adrano.
Il comodino come caveau
Nel comodino della camera da letto — il posto dove la maggior parte delle persone tiene un libro o il caricatore del telefono — i poliziotti trovano due pistole. La prima è una semiautomatica calibro 7,65, appartenuta al nonno defunto dell’uomo e mai denunciata alle autorità, passata di generazione in generazione nell’ombra. La seconda è una pistola scacciacani a tamburo priva di matricola. Accanto, 6 cartucce calibro 7,65.
Il garage chiude il cerchio: una canna mozzata, una culatta, un gruppo di scatto tagliato e 242 cartucce di vario calibro e tipologia. Pezzi di armi smontate, conservate come ricambi.
Il secondo arsenale
Le perquisizioni si spostano sull’altro indagato, un 41enne della stessa città. Nel fondo rurale, dentro un mobile da cucina, emerge una pistola a tamburo modificata — nata come arma a salve, trasformata in qualcosa di ben diverso — con tamburo esploso, un caricatore semiautomatico e oltre 70 cartucce di vario tipo.
Ma è il cassetto della cucina a riservare le sorprese più inquietanti. Una pistola da segnalazione modificata e perfettamente funzionante calibro 9 corto. Un fucile sovrapposto calibro 12 risultato rubato. Due fucili artigianali. E poi loro: 3 cartucce calibro 20 mm x 13,5 cm, classificate come munizionamento da guerra, prodotte quando l’Europa era in fiamme. Sopravvissute a decenni, finiscono sequestrate in un cassetto di cucina di un paese siciliano nel 2025.
Il bilancio: quattro in carcere, uno a piede libero
Alla fine dell’operazione, quattro adraniti vengono arrestati con accuse che coprono un intero vocabolario del crimine armato: detenzione abusiva di armi, armi clandestine, armamento da guerra, ricettazione. Tutti e quattro finiscono in carcere in attesa della convalida.
Il quinto uomo, 49 anni, fratello di uno degli arrestati e già noto alle forze dell’ordine per reati analoghi, la scampa per un soffio: viene deferito a piede libero per detenzione abusiva di munizioni trovate nel garage sotto casa sua, in centro ad Adrano.
Quello che emerge da quest’operazione non è solo un elenco di armi sequestrate. È la geografia di una cultura della detenzione illegale radicata nel quotidiano — nei mobili, nei garage, sotto i plaid — che esiste in parallelo alla vita ordinaria, invisibile fino a quando qualcuno non solleva la coperta.



