La lunga ombra del boss: lo Stato sequestra mezzo milione di euro a chi nascose Messina Denaro
Per anni Massimo Gentile ha messo nome e documenti al servizio di Cosa Nostra. Oggi i carabinieri del ROS gli sequestrano il patrimonio: è il sedicesimo capitolo di un'inchiesta che non si ferma

MAFIA
Sequestro da 500mila euro al favoreggiatore di Messina Denaro: i carabinieri colpiscono la rete del boss
Massimo Gentile, 53 anni, prestò la propria identità al padrino di Castelvetrano per acquistare veicoli e compiere operazioni bancarie. La DDA di Palermo coordina l’operazione che finora ha portato all’arresto di 16 fiancheggiatori.
La latitanza di Matteo Messina Denaro continua a produrre conseguenze giudiziarie anche dopo la sua cattura. I carabinieri del ROS hanno eseguito un sequestro di beni del valore di circa 500mila euro a carico di Massimo Gentile, 53 anni, già detenuto per associazione mafiosa e condannato a 10 anni di reclusione dal GUP di Palermo. L’operazione ha interessato le province di Milano, Brescia e Roma, con il supporto dei comandi provinciali dell’Arma.
L’uomo che prestò il nome al boss
Gentile non era un semplice gregario. Secondo quanto accertato nel corso delle indagini, cedette la propria identità a Messina Denaro per consentirgli di acquistare mezzi di trasporto, sottoscrivere le relative polizze assicurative e compiere operazioni bancarie, garantendo così al boss un’esistenza parallela al riparo da ogni controllo. Un servizio prezioso per chi viveva nell’ombra da decenni.
Il filo che portò alla cattura del padrino
Il provvedimento di sequestro nasce direttamente dall’inchiesta che il 18 gennaio 2023 portò all’arresto di Messina Denaro dopo 30 anni di latitanza. Da quel momento, le attività investigative del ROS, coordinate dalla DDA di Palermo, hanno continuato a smontare pezzo per pezzo la rete di fiancheggiatori che per anni ha reso possibile la sua sopravvivenza clandestina. Il provvedimento nei confronti di Gentile dimostra la pericolosità sociale riconosciuta all’indagato, che con il suo ruolo ha contribuito attivamente a proteggere il vertice di Cosa Nostra.
Sedici arresti e un’operazione che non si ferma
Il bilancio complessivo dell’indagine parla chiaro: 16 favoreggiatori arrestati fino a oggi, un risultato che racconta la dimensione di un sistema di protezione costruito con cura nel tempo. Il sequestro dei beni a Gentile rappresenta un ulteriore segnale: lo Stato non si limita a perseguire i reati, ma aggredisce anche il patrimonio di chi ha messo le proprie risorse al servizio della mafia.
Ogni sequestro, ogni arresto aggiuntivo è un tassello che ricostruisce la mappa di un potere che ha operato nell’invisibilità per decenni. E che adesso, uno dopo l’altro, vede i propri complici rispondere davanti alla legge.


