Tempo Libero

“Sei nato molto bello, ma con un cromosoma in più”. Lettera di un padre al figlio down

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Salvatore Verso dedicata al figlio down, scritta il 20 marzo 2013, giorno del suo diciottesimo compleanno.

«Al mio maggiorenne “speciale”. Sei nato molto bello, sembravi una palla morbidissima di gomma profumata, ma con qualcosa in aggiunta rispetto alla “normalità”: un cromosoma in più.

Ti guardavo con un grosso nodo alla gola, dopo che un “luminare” della clinica dove sei venuto alla luce, in quella bellissima giornata di sole, vigilia di primavera, mi disse a cuore freddo che loro si aspettavano da lungo tempo che ne nascesse ”uno”, perché statisticamente ne nasce uno ogni mille mi disse, e a noi è capitato già molto tempo fa ; i miei occhi si rifiutavano di piangere, la rabbia dentro faceva scoppiare il cuore perché dovevo frenare la mia ira e non dare un pugno a quel neonatologo, che forse un libro di psicologia-comunicativa applicato alla sua branca non l’aveva mai letto.

La giornata scorreva, neanche mia moglie si era resa ancora conto della “grande novità” del nostro bellissimo “occhi a mandorla” e pensando che il nostro domani potesse avere poche possibilità di salvezza mi trovai davanti ad una Chiesa che mai come allora mi rese felice di entrare. Chiesi allora al Signore : Tu ci hai dato questo “fardello”, aiutaci adesso ad andare avanti per farcela. I momenti di estrema solitudine interiore furono colmati con l’amore inimitabile di quei nonni venuti dal “paese”, dal sentimento sincero e concreto del nonno apparentemente tutto d’un pezzo e dalle attente cure dolci e genuine della forza della nonna.

Cominciasti a camminare a tre anni e fu gioia , cominciasti a parlottare quando i tuoi coetanei già discutevano e fu altrettanta gioia, cominciasti a scrivere e fu felicità, cominciasti a giocare col tuo straordinario eccezionale fratello, venuto alla luce quattro anni dopo, e per noi fu la prova che la tua vita era preziosa risultando inoltre un “collante” per rafforzare giorno dopo giorno una famiglia speciale.

Sì perché soprattutto a me hai insegnato ad essere paziente (tua mamma lo era già di troppo), a farmi essere più umile insegnandomi allo stesso tempo a combattere sempre con più vigore per ricercare i diritti di un genitore e degli altri genitori di figli “speciali” dei quali molto spesso la società liquida e consumistica non si accorge. Ricordo il tuo primo giorno di scuola alle elementari con quel ciuffo che ti copriva un occhio, tu insicuro, seduto con una manina poggiata sul banchetto e l’altra a tenere stretta la maglia della tua dolcissima mamma, e ricordo anche il primo giorno della tua scuola media, tu più grande e “cresciutello” come ami dire sovente, ma sempre con quella dolcezza e quello sguardo alla ricerca di rassicurazione che, dopo la tua ambientazione nei luoghi prima a te sconosciuti, si traduce in valore aggiunto per gli altri.

Si perché tu, angelo mio, sei ricchezza per il mondo, il tuo silenzioso alone di positivo mistero porta pace ovunque tu sia o vada . Infatti io e tua madre non abbiamo mai avuto la pretesa di sognare per te il “primo posto” nella vita apparente, come forse legittimamente cerca ogni genitore per il proprio figlio, perché una tua carezza un tuo sorriso e la tua buona parola ci hanno fatto capire e ci insegnano che il primo posto nella vita è la felicità che grazie a te ed al tuo fratellone ritroviamo ogni qualvolta apriamo la porta per entrare a casa nostra.

Mi sento intrappolato nella felicità perché le ferite interiori mi hanno fatto diventare più forte nei confronti dei più “forti” facendomi sentire più saggio e rispettoso nei confronti dei più deboli e trovando la pace nella sofferenza e anche nel caos della nostra bellissima ma disordinatissima città, tutto grazie alla tua esistenza che mi vuole sempre sorridente.

Questi diciotto anni che la nostra famiglia ha vissuto con te insieme non sono stati una passeggiata, sarei un presuntuoso, con tua madre siamo riusciti a sopravvivere alla disperazione e allo sconforto che la sofferenza di tutte le camere di ospedale ci hanno riservato, ma questa sofferenza ci ha resi più forti insegnandoci come potere essere utili agli altri che riteniamo meno fortunati di noi.

La scommessa della mia vita: renderti sempre felice per come ho imparato dai tuoi nonni e per come giornalmente mi insegna tua mamma con la sua umiltà, il suo amore e la sua dolce intelligenza e tuo fratello con la sua raffinata amabile sagacia.

Grazie figlio mio per quello che mi ha dato la tua “esistenza” e che continua a darmi.

Grazie per come ci fai amare la vita.

Grazie Signore che vegli su di Lui tuo diletto figlio e su di noi».

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