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Sciopero sulla “Buona scuola”. Mobilitazione a Palermo

Protesta studenti. Foto Internet

La prima mobilitazione unitaria contro il disegno di legge sulla riforma della scuola battezzata “Buona scuola”.   Sciopero generale delle scuole.

È prevista una massiccia adesione dei partecipanti allo sciopero nelle grandi città siciliane (oltre Palermo anche Catania) per contestare la riforma del governo Renzi. A Palermo, alle 9, è previsto un concentramento delle delegazioni in piazza Marina con partenza del corteo che sfilerà per corso Vittorio Emanuele, via Roma, via Cavour per arrivare a piazza Verdi (teatro Massimo) dove si svolgeranno i comizi. Sul palco parleranno studenti, precari della scuola e i segretari nazionali dei sindacati organizzatori.

Governo e maggioranza, se da una parte ribadiscono  l’intenzione di andare avanti, dall’altra non rinunciano a lasciare una porta aperta al dialogo. “Non c’è un ‘prendere o lasciare’ – ha detto in serata il ministro Maria Elena Boschi -. Se ci sono modifiche da fare, le faremo. Non c’è chiusura totale”.

Prevista una grande partecipazione anche da parte dei genitori, insieme a studenti e insegnanti. “Lo scontento è infatti grande – dice il segretario generale della Flc Cgil Sicilia, Giusto Scozzaro – rispetto a un progetto che non rende chiaro quale profilo di scuola si voglia affermare, del quale noi chiediamo la modifica radicale. Occorre cancellare – aggiunge – gli enormi poteri attribuiti ai dirigenti, stralciare il piano di assunzioni, tornare a una scuola democratica e partecipativa.

Non mancano i prof e i dirigenti scolastici che dichiarano di non aderire e su Twitter parlano di “ignoranza” circa i contenuti del ddl. Stesso concetto espresso dal ministro Giannini (“forse Camusso non ha letto il ddl”) e dal sottosegretario Davide Faraone, che parla di “fantasmi e bugie”; mentre il ministro Boschi, a proposito dello sciopero, ricolta ai sindacati, si chiede: “non oso immaginare cosa avrebbero potuto organizzare se, invece di mettere 3 miliardi, avessimo fatto tagli come tutti gli altri governi”.

Cristina Monti

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