Schifani a Palermo tra memoria, leggi antimafia e la medaglia d’oro alle scorte
Il presidente della Regione Siciliana interviene al dibattito "Il segno della rinascita – Gli Uffizi a Palermo" e annuncia i programmi regionali a sostegno dei giovani nei contesti a rischio criminalità

ANNIVERSARIO STRAGE DI CAPACI
Palermo si è fermata per ricordare Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, le cinque vittime della strage di Capaci del 23 maggio 1992. A trentaquattro anni di distanza, le istituzioni tornano a radunarsi nella città che quella bomba la visse sulla propria pelle. Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha attraversato l’intera giornata delle celebrazioni: da Palazzo Jung al Museo del Presente della Fondazione Falcone, fino alla caserma Lungaro, dove la mattinata ha raggiunto il suo momento più solenne.
La medaglia d’oro alle donne e agli uomini delle scorte
Alla caserma Lungaro, Schifani ha deposto una corona sulla lapide dell’ufficio Scorte in memoria delle vittime di Capaci. Durante la cerimonia è stato svelato il quadro con il brevetto della medaglia d’oro al merito civile, conferita dal Presidente della Repubblica alle donne e agli uomini della Polizia di Stato impegnati nei servizi di scorta e tutela. Un riconoscimento che porta il peso di decenni di sacrificio silenzioso: quello di chi ha scelto di mettersi tra lo Stato e chi voleva distruggerlo, spesso pagando con la propria vita. La cerimonia ha restituito visibilità e dignità istituzionale a un corpo che ha fatto della propria discrezione una forma di eroismo.
“Mai abbassare la guardia”: l’appello alla politica unita
Sul palco di Palazzo Jung, Schifani ha messo in guardia da qualsiasi cedimento nella lotta alla criminalità organizzata, sottolineando che la mafia non è un nemico statico ma in continua evoluzione:
“La mafia va combattuta, sempre, mai abbassare la guardia, perché è in continua trasformazione e trova molti modi di penetrazione nella società. Il dovere delle istituzioni, ma anche di tutti i cittadini, è restare uniti. La politica non si può dividere quando si combatte la mafia, le leggi vanno fatte assieme.”
Un richiamo diretto alla coesione parlamentare, che Schifani ha ancorato alla propria esperienza politica citando due strumenti legislativi fondamentali nella storia della lotta a Cosa Nostra:
“Nella mia lunga esperienza politica, ho assistito alla gestazione di leggi importantissime, penso alla stabilizzazione del 41 bis e al sequestro per equivalente, che sono state approvate dall’intero Parlamento. Questa è una vittoria dello Stato.”
La Sicilia prima regione con la legge “Liberi di scegliere”
A margine delle celebrazioni, il presidente ha ricordato un primato legislativo della Regione: la Sicilia è stata la prima regione italiana ad approvare la legge “Liberi di scegliere”, trasformando in norma l’intuizione del presidente del Tribunale per i minori di Catania Roberto Di Bella. Il provvedimento finanzia percorsi concreti di riscatto per giovani e donne che vivono in contesti di criminalità organizzata, offrendo loro strumenti reali per emanciparsi da ambienti familiari e sociali dominati dalla mafia.
Al Museo del Presente le opere ferite dalla strage dei Georgofili
Nel corso della mattinata Schifani ha visitato il Museo del Presente della Fondazione Falcone, ospitato a Palazzo Jung. Tra le opere esposte ci sono quelle degli Uffizi di Firenze gravemente danneggiate nella strage dei Georgofili del 1993 e oggi restaurate: capolavori che portano ancora i segni della violenza mafiosa e che, proprio per questo, parlano con una forza che nessun testo potrebbe eguagliare.
Dalla lapide della caserma Lungaro al Museo del Presente, passando per le aule dove le leggi antimafia sono nate e quelle dove si costruisce il futuro di chi vuole sottrarsi alla criminalità: Palermo ha celebrato il 23 maggio non solo come anniversario del dolore, ma come giornata di rendiconto civile. Quello che si deve ai caduti non è solo il ricordo, ma la tenuta delle istituzioni che hanno difeso.



