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Scandalo referti a Trapani. Croce messo in Croce. Ma le responsabilità non si fermano a lui

Un documento riservato dell’Assessorato alla Salute, firmato il 9 gennaio, suggerisce che le responsabilità erano diffuse e note ben prima dell’ispezione ministeriale.

Scandalo Referti Trapani: sembrerebbe esserci un documento riservato della Regione che dimostra che il fatto era noto a tutti

Una vicenda sanitaria esplosa con la denuncia di una paziente, proseguita con ispezioni ministeriali e ora al centro dell’attenzione pubblica. Un verbale interno, di cui si sussurra da settimane, potrebbe cambiare la lettura politica e gestionale dell’intera vicenda.

23 marzo 2025 – Il caso dei ritardi nei referti istologici in Sicilia continua a scuotere istituzioni e opinione pubblica. Il 22 marzo 2025, Il Fatto Quotidiano ha pubblicato un’inchiesta che ipotizza l’esistenza di migliaia di esami arretrati non ancora emersi e riferisce l’esistenza di un report interno di novembre. Ma ciò che viene alla luce oggi è ancora più diretto: sembrerebbe esserci un documento riservato dell’Assessorato alla Salute, firmato e protocollato il 9 gennaio 2025, che dimostrerebbe che la Regione Siciliana era già pienamente consapevole delle criticità ora al centro dell’ispezione ministeriale a Trapani. Una traccia scritta che solleva interrogativi non solo sulla tempestività delle reazioni istituzionali, ma anche su chi, pur sapendo, ha scelto di non intervenire.

La denuncia e l’emergere del caso

La vicenda esplode a seguito della denuncia di una paziente in attesa da mesi di un referto istologico. Il caso, rilanciato dalla stampa, rivela che presso l’ASP di Trapani oltre 3.300 campioni erano ancora in attesa di analisi. L’intervento della Regione, con l’attivazione di una rete straordinaria tra aziende sanitarie, avviene solo il 4 marzo. Il report ufficiale della task force rivela che 206 campioni risultano positivi a patologie tumorali (46 nel 2024 e 160 nel 2025). I prelievi effettuati nei primi due mesi del 2025 vengono refertati nel 98% dei casi entro 20 giorni, ma la gravità dell’arretrato è ormai conclamata.

Le reazioni istituzionali e il ruolo del Ministero

Il caso approda alla Camera. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, annuncia che il Ministero valuterà eventuali azioni sulla base delle risultanze regionali. Il 5 marzo l’Assessorato convoca le aziende dell’area di Palermo e l’ASP di Catania. Lo stesso Ministero però osserva che le procedure adottate non sono sempre coerenti con le linee guida nazionali. Viene richiamata l’importanza di selezionare i vertici del sistema sanitario sulla base di competenze e non solo di logiche politiche.

L’arrivo degli ispettori e il fronte Trapani

Gli ispettori del Ministero, con i Carabinieri del NAS, arrivano a Trapani il 18 marzo e avviano le audizioni presso l’ospedale Sant’Antonio Abate. Tra i convocati: il direttore generale Ferdinando Croce, il direttore sanitario Danilo Greco e i responsabili dell’Anatomia Patologica. In questo momento, il dott. Croce – in qualità di Commissario Straordinario dell’ASP – appare come il principale bersaglio. Ma se è vero che Croce ha responsabilità locali, le informazioni in circolazione mostrano una catena di consapevolezza ben più ampia, che coinvolge vertici regionali e dirigenti generali. Croce è oggi sotto esame, o meglio, sotto Croce. Ma probabilmente non è l’unico responsabile.

Il documento e la riunione del 9 gennaio

Di questo verbale interno si parla con insistenza negli ambienti della sanità regionale. Redatto il 9 gennaio 2025 presso l’Assessorato alla Salute, sarebbe stato sottoscritto dall’allora assessore Giovanna Volo (in carica fino al 4 marzo, poi sostituita da Daniela Faraoni) e dai dirigenti generali. Il documento attesterebbe che le criticità erano già state esposte e verbalizzate davanti a tutti i vertici delle aziende sanitarie regionali. Si parlerebbe di liste d’attesa fuori controllo, carenza di personale, inappropriatezze prescrittive e accumulo di esami diagnostici.

La connessione con il caso Trapani

Anche se il verbale non menzionerebbe espressamente l’ASP di Trapani, descriverebbe problemi sistemici perfettamente sovrapponibili: esami non refertati, flussi informativi scollegati, incapacità organizzativa cronica. La Regione, insomma, sapeva. Ma nessuna misura straordinaria risulterebbe adottata nelle settimane successive a quella riunione.

La responsabilità del silenzio

Il documento, se confermato nella sua autenticità e portata, pone interrogativi non solo di natura politica, ma anche etica. Se le criticità erano note e documentate, chi ha scelto di non agire? A chi conveniva mantenere il silenzio? E quale parte di responsabilità ricade su chi, pur consapevole, non ha promosso interventi risolutivi prima dell’emergere pubblico del caso?

In questo scenario, l’attuale Commissario Straordinario dell’ASP di Trapani, dott. Ferdinando Croce, oggi al centro delle audizioni ministeriali, rischia di diventare l’unico bersaglio visibile di una vicenda più ampia. In questo momento Croce è sotto esame, o meglio: sotto Croce. Ma probabilmente non è l’unico responsabile. Pur non risultando tra i firmatari del documento di gennaio, era già in carica all’epoca dei fatti. Resta da chiarire quanto abbia segnalato ai vertici e quali azioni abbia intrapreso internamente prima dell’intervento straordinario regionale.

Il quesito finale

L’esistenza di tale verbale, redatto due mesi prima dello scandalo dei referti e dell’arrivo degli ispettori a Trapani, pone un interrogativo cruciale:
se le criticità erano già note e verbalizzate, perché non sono stati attivati per tempo meccanismi correttivi per evitare l’emergere del caso Trapani?

A questo punto sorge una domanda inevitabile: il presidente della Regione Renato Schifani era stato informato? Oppure, tutto questo – le criticità note, verbalizzate e mai affrontate – è stato scientemente tenuto lontano dalla sua scrivania? Se così fosse, la mancata comunicazione da parte dell’allora assessore Giovanna Volo assumerebbe contornip gravissimi. Schifani, che da mesi predica rigore e trasparenza nella gestione della sanità, potrebbe scoprire di essere stato scavalcato o tenuto all’oscuro. E in quel caso, le conseguenze politiche sarebbero inevitabili.

Francesco Panasci

È direttore e fondatore de Il Moderatore, quotidiano online indipendente attivo dal 2007. Giornalista e autore, si occupa di politica, società, cultura e attualità italiana, con un approccio critico, diretto e indipendente.

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