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Saviano contestato a Napoli: “Hai fatto soldi con i nostri quartieri”

Cartelli e cori contro lo scrittore: la città rifiuta lo stereotipo di Gomorra

Napoli caccia via Saviano e il suo Gomorra


Caro Saviano, vai a fare soldi con altri stereotipi: nei nostri quartieri non ti vogliamo più.


11 marzo 2025 – Contestato duramente al suo arrivo in città, lo scrittore Roberto Saviano è stato accolto da insulti, striscioni e cori: «Vattene». A Napoli molti non perdonano più la narrazione tossica legata a Gomorra.


Roberto Saviano è tornato a Napoli per presentare un evento sul contrasto alla criminalità organizzata. Ma ad attenderlo non c’erano solo giornalisti e curiosi, bensì decine di cittadini inferociti. «Non ti vogliamo», «Hai fatto carriera sulla nostra pelle», «Napoli non è Gomorra»: questi i cartelli esposti davanti al Teatro Mercadante. Alcuni manifestanti hanno urlato anche «sciacallo» e «speculatore di dolore».

Il messaggio è chiaro: una parte sempre più ampia della città non si riconosce più nel racconto che Saviano porta avanti da anni. Un racconto che, per molti, ha contribuito a consolidare lo stereotipo di una Napoli violenta e irrimediabilmente legata alla camorra.

Negli ultimi anni la città ha vissuto una trasformazione profonda. In molti quartieri si respira un desiderio di riscatto, con associazioni, scuole, parrocchie e movimenti che lavorano ogni giorno per cambiare le cose. Chi vive questa rinascita non vuole più essere rappresentato da un marchio televisivo e letterario che ha oscurato ogni altra narrazione.

Non si tratta di negare la realtà della criminalità, ma di rivendicare una visione più complessa, più giusta. Ed è questo il punto: il “Gomorra pensiero” viene rifiutato perché percepito come un ostacolo alla nuova immagine della città. Saviano, invece, secondo i contestatori, continua a lucrare su un racconto che appartiene al passato.

Saviano e i suoi sostenitori radical chic


Roberto Saviano ha sempre potuto contare sull’appoggio di una certa élite intellettuale, quella dei cosiddetti radical chic, che lo ha elevato a simbolo della lotta alla camorra. Ma oggi, mentre la Napoli reale prova a rialzarsi e raccontarsi con voce propria, quel sostegno appare sempre più distante dalla sensibilità popolare. Nei vicoli, nei quartieri, nei centri sociali che lavorano per il cambiamento, c’è chi non accetta più lezioni dall’alto. E soprattutto non accetta che un’intera città venga ridotta a sfondo criminale per alimentare talk show, romanzi e fiction.

L’insofferenza di Napoli verso Saviano è ormai pubblica e cresce ogni giorno di più. Lo scrittore è stato “sgamato”, smascherato per quel che è: un narratore interessato più alla visibilità che alla verità. Nei quartieri non c’è più spazio per chi specula sul dolore altrui. E adesso, più che dissenso, è rabbia. La città, cambiata e stanca di essere etichettata, gliel’ha mandato a dire forte e chiaro.

Francesco Panasci

È direttore e fondatore de Il Moderatore, quotidiano online indipendente attivo dal 2007. Giornalista e autore, si occupa di politica, società, cultura e attualità italiana, con un approccio critico, diretto e indipendente.

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