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Sallusti paga col carcere la diffamazione: la legge non è uguale per tutti

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Sallusti macchiato di avere diffamato troppo in alto. Intanto il Popolo delle Libertà riporta in prima pagina il decreto che censura i blog. In questo modo verrebbe prevista la pubblicazione della rettifica entro 48 ore in caso di lamentela e, se questo non dovesse avvenire, la pena sarebbe di diecimila euro.

Sallusti non ha ucciso nessuno, eppure molto probabilmente fra poco finirà in carcere per ben 14 mesi, che tradotti nella pena incerta italiana, non si sa quanti potranno diventare. Il mio pensiero per un attimo va al di là delle scelte politiche di ognuno di noi, va al là dei colori dei partiti, al di là degli slogan elettorali, al di là delle promesse di gloria. Il mio pensiero va ad un uomo che si ritrova a pagare con il carcere la diffamazione.

Mi chiedo come sia possibile che oggi chi uccide le persone diventi quasi un eroe, sia ospite in programmi televisivi, non vada in carcere e cominci una danza ribelle fra rinvii e giudizio e sospensioni, fino a che magari la prescrizione gli dichiarerà amore eterno, accompagnandolo per sempre nella danza della libertà. Mi chiedo se sia servito a qualcosa essere liberati da dominazioni, da leggi razziali, da deportazioni, se ancora non siamo liberi di dire quello che pensiamo. Sicuramente qualcuno adesso potrebbe dire che avere libertà di parola non significa diffamare qualcuno, ma se questo qualcuno ha comunque e sempre diritto di replica, mi chiedo ancora quale sia il problema.

Non voglio credere davvero di essere governata senza problemi da persone che senza ombra di dubbio hanno seri problemi con la giustizia, non voglio credere davvero di essere governata dalla mafia senza che nessuno se ne preoccupi e poi dovere accendere la televisione e sentire al telegiornale che in Italia per la diffamazione sia prevista una pena superiore a quella della corruzione, dell’omicidio, della violenza sessuale.

Io sono palermitana, io sono siciliana e da quando sono al mondo questa mia origine è stata affiancata al concetto di mafia. Poi ci sono stati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici e altre centinaia di persone e finalmente l’Italia ha cominciato a capire che la Mafia vera era a Roma (intesa come sede del potere centrale dello Stato) e che in Sicilia, in Puglia, in Calabria, in Campania, etc, c’erano solo i governi mafiosi decentrati.

La gente ha capito che i magistrati e i professionisti che sono morti, famosi per avere combattuto la mafia, sono stati quelli che l’hanno vista così da vicino, tanto da riuscire quasi a chiamarla per nome, sono stati quelli che hanno visto da vicino che la lupara, la coppola, poco, pochissimo c’entravano con la mafia e che la mafia era accanto a loro, fra i banchi del parlamento, fra le direzioni delle banche, fra consigli di amministrazione delle più grandi società e che noi qui morivamo, poco a poco.

Avevo 13 anni il giorno in cui dopo l’attentato a Falcone e l’inizio dell’operazione Vespri a Palermo, ho incontrato una coppia di italiani che venivano dal nord che mi hanno affiancato e mi hanno detto: “Scusi, ma per vedere la mafia dove devo andare?” io risposi “In che senso?” e loro “Ci avevano detto che qui era pieno di militari e che non si poteva girare con qualcosa in mano perché ci scippavano, ma non è successo niente”

La condanna più grave di quest’Italia, siamo noi italiani. Ci preoccupiamo di fare sondaggi per decidere se le coppie omosessuali possano o meno avere bambini, se sia giusto mandare un bambino da uno psicologo a cinque anni, se possiamo superare il conflitto di interesse e ancora non abbiamo neanche imparato ad essere uomini e a capire che questo non avverrà mai finchè la legge davvero non sarà uguale per tutti.

Tutti hanno diritto di replica, ma minacciare di diffamazione è semplicemente avere paura che qualcuno parli. Se la verità non è quella enunciata, essa a lungo non sarà creduta tale. Quindi non abbiate paura di gridare la vostra verità, perché se qualcuno non inizia davvero a credere in qualcosa resteremo sempre governati dalla menzogna e dalla mano armata che nelle notti di passioni ci sfiorerà come una giovane amante da desiderare e nelle giornate più difficili ci ripudierà come l’ultima delle prostitute da rinnegare.

Lucia Bonelli

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2 commenti

  1. Sono completamente d’accordo Filippo, quoto una parte: “Speriamo solo che la società civile capisca, capisca che in Italia la giustizia è uguale per tuui, ma per qualcuno è piu’ uguale degli altri …….. a proposito quanti provvedimenti nei confronti dei magistrati ha preso il CSM ??”

    E’ proprio questo il punto

  2. Bell’articolo Lucia,
    ma è tutto inutile.
    Sallusti, per i magistrati, è colpevole di un reato gravissimo!
    Si, oltre alla mancata vigilanza, alla diffamazione ed altro il vero reato è essere stata una voce libera, anticomunista e critica verso certa magistratura!
    La vendetta dei togati era certa.
    Speriamo solo che la società civile capisca, capisca che in Italia la giustizia è uguale per tuui, ma per qualcuno è piu’ uguale degli altri …….. a proposito quanti provvedimenti nei confronti dei magistrati ha preso il CSM ??

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