Palermo, riforma della giustizia: Morvillo attacca il CSM e spiazza il fronte del No
Al Branciforte Greco spinge per il Sì tra processi infiniti e sfiducia. Morvillo parla da promotore del No, ma la sala percepisce una spinta al cambiamento.

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
Riforma della giustizia a Palazzo Branciforte: Greco per il Sì, Morvillo per il No. E la platea si spiazza
Processi infiniti, fiducia perduta e un cortocircuito inatteso: il promotore del No attacca lo strapotere del CSM e in sala l’effetto percepito è opposto.
Palermo, venerdì 6 febbraio 2026 – ore 17. A Palazzo Branciforte si è tenuto un incontro pubblico sul referendum e sulla riforma della giustizia, con due interventi contrapposti: da un lato l’avvocato Francesco Greco, già presidente dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, schierato per il Sì; dall’altro Alfredo Morvillo, procuratore della Repubblica in quiescenza, invitato come promotore del No.
Greco: separazione delle carriere, processi interminabili e una Corte davvero terza
Greco ha impostato il suo intervento sull’utilità della separazione delle carriere come strumento per rendere più chiari ruoli, responsabilità e garanzie nel sistema. Un passaggio, ha sostenuto, che punta a rafforzare la credibilità complessiva della giustizia e a ricucire lo strappo tra cittadini e istituzioni.
Ha poi riportato il tema su ciò che più pesa nella percezione sociale: i processi lunghi, l’attesa che diventa “odissea”, la vita sospesa di persone che dopo anni e anni arrivano a un proscioglimento o a un esito liberatorio quando il danno – reputazionale, economico, umano – è già stato fatto. La giustizia che arriva tardi, ha rimarcato, non è più tutela: è una macchina che consuma tempo e fiducia.
Da qui il ragionamento “con gli occhi della gente”: mentre i fascicoli restano aperti per tempi incompatibili con la vita reale, la cronaca quotidiana alimenta la sensazione di un sistema che non riesce a prevenire e contenere la violenza, tra aggressioni e reati commessi anche da soggetti già denunciati. In questo quadro, l’argomento del Sì – nel taglio proposto da Greco – diventa una richiesta di cambiamento che non nasce nei palazzi, ma nella frattura tra cittadini e istituzioni.
Greco ha affrontato anche il tema del sorteggio, chiarendo che non è lo strumento “perfetto” né il massimo sul piano funzionale. Tuttavia, ha osservato come possa rappresentare un argine concreto contro un sistema che, negli anni, ha consentito l’assegnazione di incarichi apicali – presidenze, procure capi, ruoli direttivi – secondo logiche di appartenenza più che di merito. In altre parole: il sorteggio, nel suo ragionamento, non è un valore in sé, ma uno strumento per evitare che si continui a fare carriera e ottenere ruoli chiave “per circuito”, anche a prescindere dalle qualità.
Infine, Greco ha richiamato il tema della Suprema o Alta Corte, che dovrebbe essere davvero terza e capace di incidere sulle condotte scorrette senza ricadere nelle dinamiche delle correnti. Un organismo di garanzia che non sia percepito come parte dello stesso meccanismo, ma come sede di decisione imparziale anche quando si tratta di intervenire contro magistrati non corretti.
Morvillo: assegnazioni automatiche, potere negli organi di governo e CSM “centro di potere”
Morvillo, pur intervenendo come promotore del No, ha sviluppato un ragionamento che ha colpito la platea per nettezza e concretezza. In primo luogo ha richiamato un principio ordinamentale spesso dimenticato: nel civile e nel penale l’assegnazione dei procedimenti segue criteri automatici e predeterminati. Non ci si “sceglie” il giudice, né il pubblico ministero, salvo specifiche logiche organizzative nelle grandi indagini.
Proprio per questo – ha spiegato – il potere reale non sta nel singolo fascicolo, ma tende a spostarsi negli organi di governo, nelle dinamiche interne che incidono indirettamente sugli equilibri, sulle carriere, sugli incarichi. È su quel terreno che Morvillo ha collocato la sua accusa: uno strapotere che, a suo dire, nel tempo ha reso il CSM un centro ambito e poco controllabile.
Il bersaglio non è l’associazionismo in sé: correnti e aggregazioni, nel suo racconto, sono fisiologiche in ogni corpo sociale. La degenerazione nasce quando quel meccanismo diventa leva per pacchetti di voti, accordi e spartizioni. Morvillo ha parlato di incarichi attribuiti senza credibilità professionale, con scelte che possono apparire legate più all’appartenenza – anche politica, tramite la componente laica e le maggioranze – che ai curricula e alle competenze.
Ha insistito anche sul tema delle tutele: ricorsi e contenziosi, secondo la sua impostazione, raramente riequilibrano decisioni percepite come ingiuste, perché si entra sulla legittimità formale e non sul merito. Ne deriva una sensazione di debolezza del sistema di controllo, mentre la discrezionalità nelle nomine rimane larga e capace di condizionare pesantemente assetti e ruoli direttivi.
Il paradosso percepito in sala: Morvillo “per il No” ma l’effetto è un assist al Sì
Ed è qui la notizia politica e giornalistica emersa con forza. Morvillo ha parlato da promotore del No, ma l’impatto dell’intervento – per come è stato ascoltato – non è stato quello di “promuovere” il No. Al contrario: l’affondo sul CSM come centro di potere, sulle nomine e sulle dinamiche di appartenenza ha rafforzato nella platea l’idea che così non può continuare.
Il “match” era annunciato come un confronto tra fronti. In sala, però, si è percepito un cortocircuito: mentre Greco costruiva le ragioni del Sì tra separazione delle carriere, tempi della giustizia e crisi di fiducia, Morvillo – pur formalmente nel No – ha descritto con toni durissimi proprio le crepe del sistema che molti cittadini vorrebbero vedere riformato. Da qui la sensazione, condivisa da diversi presenti, che il promotore del No abbia finito per convincere verso il Sì.
A Palazzo Branciforte il confronto doveva dividere la sala. È finita con un paradosso: il No ha raccontato meglio di chiunque altro perché il sistema, così com’è, non regge più. E quando la giustizia appare distante, lenta e attraversata da poteri poco leggibili, la platea non ragiona per appartenenza: ragiona per fiducia.
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