Riforma Cartabia sotto accusa: quando la legge tutela i ladri
Dai borseggiatori seriali agli aggressori con coltello: i paradossi che spingono a chiedere un ritorno al vecchio sistema.

Cartabia e i vuoti della riforma: borseggiatori e aggressori tornano liberi, cittadini senza difese
Dalla metro di Milano ai vicoli di Roma e Venezia, i ladri con decine di denunce sono liberi di colpire ancora. Anche chi accoltella può finire solo denunciato a piede libero: ecco gli effetti della riforma Cartabia.
23 settembre 2025 — Borseggiatori seriali fermati, identificati e subito rilasciati. Aggressori sorpresi con un coltello che, dopo aver ferito una persona, escono di questura con una semplice denuncia a piede libero. Scene che i cittadini italiani vedono sempre più spesso e che alimentano rabbia e sfiducia verso lo Stato. Il motivo non è solo la scarsità di forze dell’ordine o la lentezza della giustizia, ma anche le modifiche introdotte dalla riforma Cartabia.
I reati che non si perseguono più d’ufficio
Con il Decreto legislativo 150/2022, voluto dall’allora ministra della Giustizia Marta Cartabia durante il governo Draghi, molti reati sono diventati perseguibili soltanto a querela di parte. In pratica, non basta l’arresto in flagranza: serve che la vittima presenti querela entro tre mesi, altrimenti tutto si ferma. Tra questi reati ci sono furto con destrezza, truffe semplici e lesioni lievi. Risultato: senza denuncia immediata, il ladro torna libero.
Borseggiatrici con cento denunce e sempre in strada
Il caso delle borseggiatrici di Milano e Venezia è emblematico: donne sorprese decine e decine di volte a rubare portafogli in metro o tra i turisti, con alle spalle 70, 100, perfino 140 denunce. Nonostante i fermi, sono libere di tornare a colpire. A Milano una borseggiatrice è stata fermata 71 volte in un anno senza mai un giorno di carcere. A Venezia, una giovane con 120 denunce è stata sorpresa ancora sui vaporetti. La frustrazione dei cittadini è enorme: le vittime si sentono doppiamente beffate, prima dal ladro e poi da uno Stato incapace di proteggerle.
Gli accoltellamenti e la soglia dei 20 giorni
Anche episodi violenti mostrano le falle della legge. A Roma, un ragazzo straniero ha colpito con un coltello un coetaneo: prognosi di 15 giorni, quindi lesioni lievi. Risultato: denuncia a piede libero e nessuna custodia cautelare. A Torino un uomo è stato aggredito con una bottiglia rotta: dieci giorni di prognosi, stessa sorte per l’aggressore. La riforma lega le mani ai giudici: sotto i 20 giorni si procede solo a querela della vittima.
Giudici e interpretazioni che aggravano la situazione
A complicare il quadro, ci sono decisioni che appaiono come una mano tesa ai delinquenti: arresti non convalidati, scarcerazioni immediate, misure cautelari evitate anche in presenza di recidiva.
- Napoli – Un borseggiatore fermato per la decima volta viene rilasciato con obbligo di firma, nonostante la pericolosità sociale evidente: di fatto torna operativo il giorno dopo.
- Roma – Aggressione con bottiglia rotta: la vittima riporta una prognosi < 20 giorni. Scatta la denuncia a piede libero (lesioni lievi a querela) e niente custodia cautelare.
- Milano – Due borseggiatrici con oltre 100 precedenti ciascuna vengono fermate in metropolitana e rilasciate poche ore dopo: tornano a colpire sugli stessi convogli.
- Torino – Lite con coltello: la ferita è superficiale, la prognosi resta sotto soglia. L’aggressore risulta recidivo ma viene liberato in attesa di processo.
- Bologna – Banda sorpresa a rubare nelle abitazioni: senza la querela immediata dei proprietari scatta la semplice denuncia e i componenti tornano in strada.
Questa catena di episodi produce una percezione devastante: la legge non tutela più le vittime. Il combinato disposto tra il nuovo regime di procedibilità e prassi giudiziarie più caute sulle misure restrittive fa sì che i recidivi restino spesso liberi.
I numeri delle città: perché la frustrazione monta
I dati aiutano a leggere il fenomeno: alti volumi di denunce, tantissimi furti con destrezza e una quota rilevante di recidivi.
- Venezia – Nel centro storico, nei primi mesi del 2025, ≈ 50 persone fermate per borseggio; solo nell’area di Piazza San Marco sono stati rinvenuti ≈ 900 portafogli abbandonati dopo i furti. La provincia ha registrato nel 2023 oltre 6.700 borseggi denunciati.
- Milano – Nel 2024 oltre 230.000 denunce totali e un indice di criminalità di circa 7.094 denunce per 100 mila abitanti. I furti con destrezza restano tra i reati più numerosi nonostante lievi flessioni.
- Napoli – Nel 2023 135.805 reati denunciati (≈ 4.576 per 100 mila abitanti). I furti con destrezza risultano in crescita marcata negli ultimi anni, con impatto diretto su strade, negozi e trasporto pubblico.
Numeri così elevati, incrociati con la difficoltà di applicare misure cautelari per reati ora procedibili solo a querela, alimentano l’idea che la deterrenza sia minima e che i professionisti del borseggio conoscano perfettamente i varchi del sistema.
Dove interviene la riforma Cartabia e perché si crea il “buco”
Il D.Lgs. 150/2022 ha esteso la procedibilità a querela per reati come furto con destrezza, truffa semplice e lesioni lievi (tipicamente con prognosi < 20 giorni). Senza querela formale della vittima, l’azione penale non parte; e anche con la querela, i tempi lunghi e le pene contenute riducono l’effetto deterrente. Per questo si vedono recidivi con decine di denunce ancora in libertà.
La richiesta di un ritorno al passato
Il malcontento cresce e sempre più cittadini e operatori di polizia chiedono di rivedere la riforma: ripristinare la procedibilità d’ufficio per furti seriali e aggressioni con arma, rafforzare le misure cautelari in presenza di recidiva e accorciare i tempi tra fermo, querela e processo. Non si tratta solo di efficienza processuale, ma di credibilità dello Stato. Perché una giustizia che lascia liberi borseggiatori seriali e aggressori armati rischia di diventare, agli occhi della gente, ingiustizia.
Quindi cosa fare?
Forse la soluzione più paradossale è che i cittadini si mettano a borseggiare i borseggiatori: tanto, con la legge attuale, non rischierebbero nulla. Del resto, alcune professioniste del furto sembrano già recitare un copione scritto da qualche avvocato progressista: rubare e, nello stesso tempo, denunciare chi le ferma.



