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Pubblicano meno, contano di più: le ricercatrici di UniPa dominano la qualità scientifica internazionale

I numeri del triennio 2023-2025 certificano l'eccellenza scientifica femminile, ma svelano un divario nei fondi che ancora non si riesce a colmare

RICERCA

Le ricercatrici di UniPa pubblicano meglio: citazioni e impact factor più alti degli uomini

L’analisi triennale 2023-2025 dell’Università di Palermo rivela che le donne guidano gli indicatori di qualità scientifica internazionale, ma restano indietro nell’accesso ai grandi finanziamenti

C’è una storia che i numeri dell’Università di Palermo raccontano con una certa chiarezza: quando si tratta di qualità della ricerca scientifica, le ricercatrici dell’Ateneo fanno meglio dei colleghi maschi. Lo dimostrano le citazioni internazionali, l’impact factor delle riviste e il posizionamento nei quartili di eccellenza. Eppure, quando si arriva ai finanziamenti, il divario si inverte e in modo netto.

Meno pubblicazioni, ma più citate

L’analisi sulla produzione scientifica dell’Ateneo copre il triennio 2023-2025 e incrocia produttività, qualità editoriale e accesso ai fondi in chiave di genere. I dati provengono dal sistema istituzionale IRIS e tracciano un profilo preciso.

Le ricercatrici rappresentano circa il 40% del personale impegnato nella ricerca: nel 2023 erano 689 su un totale di 1.733 tra ricercatori e ricercatrici, una proporzione rimasta stabile fino al 2025 con 680 donne e 1.028 uomini. Questa differenza si riflette, naturalmente, sul volume totale delle pubblicazioni — più alto per la componente maschile.

Ma fermarsi ai numeri assoluti restituisce un’immagine incompleta. Perché quando si guarda alla qualità di ciò che viene pubblicato, il quadro cambia radicalmente.

L’impact factor premia le donne

Le ricercatrici tendono a scegliere riviste scientifiche di alto livello con maggiore frequenza rispetto ai colleghi. E i risultati si vedono nell’impact factor medio: nel 2024 quello femminile ha raggiunto 5,16 contro il 5,13 degli uomini; nel 2025 il distacco è cresciuto, con 5,29 per le donne contro 5,12 per gli uomini.

Anche le citazioni internazionali confermano la stessa direzione. Su Scopus, nel 2023 ogni pubblicazione femminile ha ricevuto in media 13,86 citazioni, contro le 12,46 degli uomini. Nel 2024 il vantaggio si è mantenuto: 8,24 contro 7,63. I dati di Web of Science ricalcano la stessa tendenza: 13,45 contro 12,75 nel 2023, 8,27 contro 7,78 nel 2024.

Eccellenza nelle STEM e nelle aree umanistiche

Nelle discipline bibliometriche — scienze, tecnologia, ingegneria, matematica e medicina — le ricercatrici guidano la fascia alta. Il 36,96% delle loro pubblicazioni si colloca nel primo quartile (Q1) delle riviste scientifiche, contro il 35,29% degli uomini. Nel 2025 il dato femminile tocca il 47,06%, quasi il doppio rispetto al 28,57% maschile. Complessivamente, quasi la metà della produzione femminile (circa il 48%) si posiziona nelle classi di merito più alte, tra Q1 e Q2.

Nelle aree umanistiche, giuridiche e sociali, dove il prestigio si misura attraverso monografie e riviste di Classe A, la distribuzione è più equilibrata. Le ricercatrici collocano il 27,04% della produzione nella fascia “Eccellenza TOP”, con una ripartizione quasi identica tra i generi nella fascia “Standard”, intorno al 40%.

Il nodo dei finanziamenti

È qui che il vantaggio qualitativo femminile non si traduce in parità economica. Nel triennio analizzato, i ricercatori uomini hanno coordinato un numero maggiore di grandi progetti e gestito circa 87,9 milioni di euro, contro i 32,4 milioni delle donne.

Il valore medio racconta la stessa storia: un Principal Investigator uomo coordina mediamente progetti da 202.600 euro, mentre una PI donna ne gestisce per 124.331 euro. Nel 2025, nonostante un numero di progetti quasi paritario (94 uomini e 86 donne), la proporzione dei fondi resta sbilanciata: 25,7 milioni contro 14,5 milioni.

Un dato parzialmente invertito emerge invece sui contratti e le convenzioni di ricerca: pur firmandone meno (94 contro 269 nel triennio), le ricercatrici gestiscono contratti con un valore medio leggermente superiore45.361 euro contro i 42.743 dei colleghi — a indicare che, quando accedono ai fondi, lo fanno con progetti di peso.

La voce del rettore

“I dati sulla produzione scientifica del nostro Ateneo confermano un elemento molto significativo: le ricercatrici, pur rappresentando una quota ancora minoritaria del personale impegnato nella ricerca, contribuiscono in modo determinante alla qualità e all’impatto internazionale della produzione scientifica dell’Ateneo. Gli indicatori relativi all’Impact Factor, alle citazioni e al posizionamento nelle riviste di fascia più alta dimostrano che il talento e la competitività delle nostre studiose sono pienamente riconosciuti nella comunità scientifica globale. Allo stesso tempo, il divario che emerge nell’accesso ai finanziamenti ci ricorda che il percorso verso una piena parità di opportunità nella ricerca non è ancora concluso. Come Ateneo siamo impegnati a rafforzare politiche e strumenti che favoriscano una partecipazione sempre più equilibrata ai progetti di ricerca e ai grandi programmi di finanziamento, valorizzando il contributo di tutte e tutti”

– il rettore, Massimo Midiri

Una qualità che attende risorse adeguate

I dati di UniPa fotografano una contraddizione strutturale che riguarda il sistema universitario nel suo complesso: le donne producono ricerca di qualità superiore, ma continuano ad accedere a risorse inferiori. Non è un problema di merito — i numeri lo escludono. È una questione di meccanismi, reti e opportunità che ancora non funzionano in modo equo. Riconoscerlo, dati alla mano, è il primo passo per cambiarlo.

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