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Revenge porn, studio UniME pubblicato sulla rivista internazionale Healthcare

Gli effetti psicologici devastanti della diffusione non consensuale di immagini intime e la prevenzione tra i giovani

È stato pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Healthcare un articolo scientifico che analizza i risvolti psicologici e le conseguenze della diffusione non consensuale di immagini intime, fenomeno noto come Revenge Porn o Abuso Sessuale Basato sulle Immagini (IBSA). Lo studio è stato realizzato dai professori Carmela Mento, associato di Psicologia Clinica, e Francesco Pira, associato di Sociologia, dell’Università di Messina, insieme alle giovani ricercatrici Clara Lombardo, Maria Catena Silvestri e Martina Praticò.

Questa revisione narrativa, condotta in conformità con le linee guida SANRA, ha analizzato gli effetti psicologici ed emotivi della distribuzione non consensuale di immagini intime. Il fenomeno, in costante crescita, si verifica quando una persona pubblica online foto di nudo o seminudo di un’altra persona, configurandosi come una forma di pornografia non consensuale. Lo studio mirava a comprendere le conseguenze psicologiche dell’Abuso Sessuale Basato sulle Immagini sulle vittime, includendo anche le ripercussioni sul comportamento sociale e sentimentale.

Effetti psicologici ed emotivi

Gli autori hanno evidenziato come la diffusione non consensuale di immagini intime provochi nelle vittime ansia, depressione, ideazione suicidaria, stress cronico, bassa autostima, vergogna, umiliazione pubblica, isolamento sociale e difficoltà a instaurare nuove relazioni sentimentali. Il fenomeno ha effetti devastanti sulla salute mentale, comparabili a quelli della violenza sessuale tradizionale. Secondo la letteratura scientifica, le vittime sviluppano anche paura, difficoltà a fidarsi degli altri e senso di impotenza, confermando l’urgenza di interventi preventivi.

Fattori psicologici e sociali

Lo studio ha esaminato i tratti psicologici e le dinamiche sociali legate al revenge porn. L’attaccamento ansioso, la sensibilità al rifiuto e altri tratti emotivi aumentano la vulnerabilità alla vittimizzazione, mentre tratti della Triade Oscuranarcisismo, machiavellismo e psicopatia – sono associati alla perpetrazione e alla giustificazione del fenomeno. La percezione pubblica varia in base a fattori culturali e sociali: le ragazze ricevono valutazioni più negative rispetto ai ragazzi, aumentando il senso di stigma e isolamento.

Diffusione tra i giovani e tecnologie digitali

Gli autori precisano che il revenge porn si sta diffondendo anche tra giovanissimi, grazie all’uso di app e strumenti di intelligenza artificiale per diffondere immagini a scopo denigratorio. La familiarità con gli strumenti digitali senza una consapevolezza dei rischi amplifica il fenomeno e le conseguenze psicologiche sulle vittime.

Prevenzione e sensibilizzazione

I professori Mento e Pira, attivi da anni nella prevenzione del rischio suicidario in età giovanile connesso al fenomeno online, hanno recentemente pubblicato il libro “La Violenza in un Click”, edito da Franco Angeli, affrontando il tema nelle scuole siciliane. Entrambi sono anche direttori della rivista Addiction & Social Media Communication dell’Università di Messina. Gli autori evidenziano l’importanza di educazione digitale, interventi psicologici, sensibilizzazione e supporto alle vittime, per ridurre l’impatto devastante del revenge porn.

Lo studio è un contributo fondamentale per comprendere gli effetti della violenza online e sviluppare strategie efficaci di prevenzione, tutela delle vittime e riduzione del fenomeno, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti. I risultati confermano la necessità di un approccio integrato che combini ricerca, formazione e intervento diretto sul territorio.

Clicca qui per lo studio completo (in inglese)

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