Rete idrica illegale allo Zen, l’Udc chiede chiarezza
L’Udc chiede di accertare le responsabilità dopo la scoperta della rete illegale

ZEN
L’Udc chiede di accertare le responsabilità di Amap
Caputo e Crapa: “Incredibile che il gestore non sapesse come arrivava l’acqua in uno dei quartieri più popolosi di Palermo”
Dopo la scoperta di una rete idrica parallela nel quartiere Zen, emergono interrogativi pesanti sul ruolo del gestore pubblico dell’acqua. I vertici cittadini e regionali dell’Udc chiedono chiarezza sulle omissioni e sui controlli mai effettuati.
La scoperta di una rete idrica parallela allo Zen, finita sotto il controllo delle organizzazioni criminali, continua a sollevare interrogativi. A intervenire sono Salvino Caputo e Massimiliano Crapa, rispettivamente vice segretario regionale e segretario cittadino dell’Udc, che puntano il dito contro il gestore comunale dell’acqua di Palermo.
I due esponenti politici esprimono apprezzamento per il “deciso e tempestivo intervento della Prefettura di Palermo” che ha consentito il ripristino della regolare fornitura di acqua potabile nell’intero quartiere, ma allo stesso tempo sollevano dubbi sulle responsabilità della municipalizzata Amap.
Come arrivava l’acqua allo Zen?
“Come è possibile che il gestore Amap fosse all’oscuro dell’erogazione di un’enorme quantità di acqua potabile a uno dei quartieri più abitati di Palermo?” chiedono Caputo e Crapa. Una domanda che, secondo i dirigenti Udc, non può restare senza risposta.
Secondo quanto dichiarato, la tesi secondo cui la rete sarebbe stata costruita dalla Regione e mai formalmente consegnata ad Amap “può reggere solo fino a un certo punto”. Resta infatti aperto un nodo centrale: Amap si è mai chiesta come arrivava l’acqua allo Zen, in assenza di misuratori e di richieste ufficiali di allaccio?
Controlli mai effettuati e consumi senza riscontro
Per Caputo e Crapa è difficile credere che “nessun dirigente o tecnico si sia posto il problema di come venivano quantificati e bilanciati i consumi”. Un vuoto di controlli che, a loro giudizio, configura una omissione prolungata nel tempo. “Oggi appaiono tardive e singolari le dichiarazioni dell’amministratore di Amap”, affermano i due esponenti dell’Udc, sottolineando come la vicenda abbia prodotto un danno erariale di notevole portata, frutto di una gestione ritenuta lontana dall’interesse pubblico.
Le richieste alla magistratura
Accanto alle indagini già avviate dalla Procura della Repubblica per individuare chi ha realizzato e gestito il sistema idrico parallelo, Caputo e Crapa auspicano che analoga attenzione venga rivolta anche alla municipalizzata Amap.
Il caso Zen, oltre a riportare al centro il tema della legalità e dei servizi essenziali, apre ora una fase di verifica sulle responsabilità amministrative e gestionali. Una vicenda che, per dimensioni e conseguenze, rischia di lasciare un segno profondo nel dibattito pubblico cittadino e regionale.



