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Regione: un miliardo in fumo

Altro fallimento per Crocetta, e come sempre ci vanno di mezzo i siciliani.

Fondi Pac, somme per i beni culturali, per le strade, per la Formazione, per l’ammodernamento dell’Isola tornati a Roma perché non investiti. Il governo di Saro, in meno di un anno e mezzo è riuscito a perdere più di un miliardo di euro. Ma tanto,  al Presidente, interessa continuare a far ‘ballare’ i suoi assessori, tra cambi e ricambi e nuove nomine.

La vicenda dei Fondi Pac:

I primi giorni di aprile il direttore generale dell’Agenzia per la Coesione Territoriale Maria Ludovica Agrò scrive al presidente della Regione Crocetta, al suo capo di gabinetto Giulio Guagliano e alle Autorità di gestione per la programmazione del Fondo sociale europeo e del Fondo per lo sviluppo rurale. Nella nota del dirigente dello Stato si fa riferimento alla “individuazione delle risorse Pac oggetto della riprogrammazione”.

Cioè dei soldi che il governo centrale “sottrarrà” alla Sicilia, in ritardo per la spesa dei Fondi del Piano di azione e coesione. Il governo di Renzi, con la legge di stabilità ha deciso infatti di assegnare tre miliardi e mezzo alle aziende per contribuire gli sgravi contributivi per assunzioni a tempo indeterminato. Per reperire quei soldi, l’esecutivo centrale ha deciso di utilizzare le somme “non ancora impegnate alla data del 30 settembre 2014”. E la Regione, come sempre è in ritardo.

Degli oltre due miliardi destinati alla Sicilia, infatti, al 30 settembre del 2014 non era stato speso più di 1,6 miliardi di euro. E nel 2015 la Sicilia è riuscita a perdere circa 273 milioni; di cui, 112 milioni erano quelli destinati al “Piano giovani”.

A questi si aggiungo 66 milioni sono stati persi per quanto riguarda il 2016, 307 milioni per il 2017 e oltre 153 milioni per il 2018. Un totale di 800 milioni di euro. Soldi che erano destinati alle infrastrutture siciliane , all’ammodernamento della regione, alle scuole e agli asili nido.

Così, in un momento economico critico, è meglio pensare a chi piazzare sulle poltrone di Palazzo dei Normanni, piuttosto che rilanciare il futuro dell’Isola e dei siciliani.

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