Zen 2: famiglia assegnataria costretta a fuggire
"Non chiamate la polizia" il cartello sulla porta. Ferrandelli trascorre la notte nell'appartamento

ZEN
Zen, famiglia cacciata dall’alloggio: “Non chiamate la polizia”
L’assessore Ferrandelli trascorre la notte nell’appartamento per impedire l’occupazione abusiva. Il sistema frutta fino a 25mila euro per ogni abitazione
Pugni alla porta, minacce e un cartello intimidatorio. Così il racket delle case popolari ha costretto ieri notte una famiglia con bambini ad abbandonare l’alloggio regolarmente assegnato.
“Qui non ci dovete stare, andatevene. E non rischiate a chiamare la polizia”. Le parole sono arrivate nel buio della notte, accompagnate da urla e spintoni. La famiglia assegnataria di un appartamento nei padiglioni dello Zen 2 ha dovuto lasciare la casa dopo l’aggressione di un gruppo legato al racket immobiliare che controlla il quartiere. Sulla porta è rimasto l’avvertimento: “Non chiamate la polizia”.
L’alloggio era stato assegnato nelle scorse settimane attraverso le procedure regolari, ma questo non ha impedito l’intervento violento. Il sistema gestito dalle famiglie di Cosa nostra frutta tra i 20mila e i 25mila euro per ogni casa, secondo quanto emerso dalle indagini. Un mercato parallelo che impone le proprie regole attraverso intimidazioni e controllo del territorio.
La risposta istituzionale
“Stanotte qui ci dormirò io” ha dichiarato l’assessore all’emergenza abitativa Fabrizio Ferrandelli, che dalle 19 di ieri ha preso posto nell’appartamento per impedirne l’occupazione abusiva. “Non vincono loro, la casa non sarà lasciata incustodita” ha ribadito con fermezza.
Insieme a lui anche Costantino Visconti, preside della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Palermo, Stefania Petyx e altri esponenti del mondo civico e politico hanno organizzato un presidio per garantire che l’abitazione resti a disposizione della famiglia legittima.
Il meccanismo del racket
Il fenomeno coinvolge diversi quartieri della città. Chi non dispone dell’intera somma richiesta dal racket viene avvicinato con proposte dilazionate nel tempo. In cambio del pagamento rateizzato, viene chiesto di lavorare per i clan, principalmente nello spaccio di stupefacenti. Un tetto in cambio di manovalanza criminale.
Un caso simile si è verificato di recente a Borgo Nuovo, in via Bronte, dove un’abitazione occupata da un esponente del clan Cintura era stata trasformata in base per lo spaccio. Dopo l’arresto dell’occupante, avvenuto insieme ad altre otto persone per estorsioni ai danni di bar e locali, gli affiliati hanno reagito devastando l’appartamento: muri abbattuti, infissi sradicati, cucina distrutta e poi l’incendio. Non sono mancate le minacce allo stesso Ferrandelli.
Occupazioni e assegnazioni pilotate
Le case vengono assegnate anche a membri delle stesse famiglie che controllano il racket, attraverso l’aggiramento delle procedure legali. Emblematico il caso di Gaetano Maranzano, il ventottenne assassino di Paolo Taormina: i genitori risultano residenti in due diversi alloggi dello Zen, ma appartengono allo stesso nucleo familiare. Un espediente che permette di ottenere più abitazioni da immettere nel mercato nero.
L’azione delle istituzioni punta ora a interrompere questo circuito, garantendo che gli alloggi popolari tornino a chi ne ha diritto e restituendo dignità a quartieri troppo a lungo ostaggio della criminalità organizzata.



