Quando i diritti ledono altri diritti

Dai tribunali alla politica migratoria: il paradosso dei diritti che tolgono libertà alla comunità

Dalla retorica progressista all’affare delle cooperative: così l’Italia perde sicurezza e sovranità

In Italia si parla continuamente di diritti umani, spesso evocati come conquista universale da difendere a ogni costo. La sinistra progressista ne ha fatto un vessillo, rivendicando accoglienza illimitata e tutele per i clandestini che arrivano sulle nostre coste. Ma c’è un punto che non viene mai affrontato: i diritti riconosciuti a qualcuno non possono comprimere quelli di altri. E invece è proprio ciò che sta accadendo. Nel nome di una presunta umanità senza confini, si è finito per ledere la serenità, la sicurezza e la vita quotidiana degli italiani.

Il diritto negato agli italiani

Un anziano che non può più uscire la sera senza timore, famiglie che vedono i quartieri trasformarsi in zone di insicurezza, cittadini costretti a convivere con degrado e criminalità diffusa. Il diritto proclamato di accogliere chiunque è diventato la negazione del diritto degli italiani a vivere in tranquillità. Non c’è equità in questa visione: è una distorsione che ha fatto della solidarietà una bandiera ideologica, mentre nelle case degli italiani è calata la chiusura, la paura, l’incertezza.

Il caso Soumahoro e il business dei diritti

Emblematico è il procedimento giudiziario che coinvolge la famiglia del politico Aboubakar Soumahoro. Moglie, suocera e cognato sono stati rinviati a giudizio a Latina con accuse gravi: bancarotta fraudolenta, frode, autoriciclaggio. Il processo è ancora in corso: non c’è stata archiviazione né assoluzione. Anzi, la vicenda dimostra come nel mondo delle cooperative legate all’accoglienza i cosiddetti diritti si siano trasformati in un mercato. Non missioni umanitarie, ma strutture che funzionano come aziende, finanziate con soldi pubblici, e spesso capaci di aggirare o superare le regole di uno Stato sovrano.

Il caso Salis e i diritti a convenienza

Non meno discusso è il caso di Ilaria Salis, presentata dalla sinistra come simbolo dei diritti umani e delle libertà civili. Ma la sua militanza politica, le occupazioni abusive e le azioni rivendicate come forme di lotta, raccontano una storia diversa: quella di chi proclama diritti negandone altri. Il diritto alla proprietà privata, alla sicurezza e al rispetto delle leggi viene calpestato quando si esalta chi pratica l’illegalità come strumento politico. È questa la contraddizione di un certo progressismo: difendere diritti ideologici che finiscono per ledere i diritti fondamentali di cittadini e famiglie italiane.

Clandestini, ONG e sovranità

La gestione dei flussi migratori attraverso ONG e cooperative non ha prodotto inclusione, ma un sistema che alimenta irregolarità e guadagni milionari. Diritti a pagamento, non solidarietà autentica. Così lo Stato italiano si trova a dover inseguire emergenze e a subire decisioni altrui, mentre i cittadini pagano il prezzo in termini di sicurezza, ordine pubblico e fiducia nelle istituzioni. La sovranità non è un concetto astratto: è il fondamento che garantisce a un popolo di stabilire chi entra e chi no, chi va accolto e chi invece deve rispettare le leggi del Paese ospitante.

Un Paese che sacrifica i diritti dei propri cittadini sull’altare di una solidarietà ideologica non difende davvero i diritti: li svuota di significato.

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