Corruzione sanità, verso il processo Cuffaro e altri otto indagati
L'ex governatore è agli arresti domiciliari da cinque mesi. Nel procedimento anche l'ex direttore di Villa Sofia Cervello e imputati per gli appalti sanitari di Siracusa

GIUSTIZIA
Le porte del palazzo di giustizia di Palermo si riaprono su un procedimento che da mesi agita la politica e la sanità siciliana. Totò Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana, siede tra gli imputati di un processo per corruzione e traffico di influenze illecite, agli arresti domiciliari da cinque mesi. Con lui, altre otto persone chiamate a rispondere davanti al giudice dell’udienza preliminare Ermelinda Marfia.
Il concorso sotto accusa
Al centro dell’inchiesta principale c’è l’ipotesi di un concorso aggiustato per la stabilizzazione di operatori sociosanitari all’azienda ospedaliera Villa Sofia Cervello di Palermo. Tra gli imputati figurano Roberto Colletti, ex direttore generale dell’azienda, e Antonio Iacono, primario del Trauma Center, entrambi ai domiciliari. Completa il quadro Vito Raso, storico autista e collaboratore di Cuffaro. Nessuno dei tre era presente in aula al momento dell’udienza, così come l’ex governatore.
Lavanderia e ausiliari nel mirino
Sul fronte siracusano, l’accusa di traffico di influenze illecite riguarda alcuni appalti dell’azienda sanitaria locale, in particolare i servizi di lavanderia e ausiliariato. Sotto processo per questi fatti ci sono Mauro Marchese, Marco Dammone, Ferdinando Aiello — ex dipendenti e collaboratori della ditta Dussmann Service srl — e il legale rappresentante della società, Roberto Spotti. Nel fascicolo compare anche Sergio Mazzola, imprenditore originario di Belmonte Mezzagno (Palermo) e titolare della Euroservice srl.
La scelta dei pm: pochi episodi, ben solidi
Le contestazioni originarie erano ben più numerose. I pm Andrea Zoppi e Gianluca De Leo, coordinatore del gruppo di indagine in seno alla Procura diretta da Maurizio de Lucia, hanno deciso di concentrare l’azione penale sugli episodi su cui il tribunale del riesame aveva già impresso un timbro di solidità, confermando le tesi dell’accusa. Gli altri capi di imputazione e i ruoli di ulteriori persone vengono, per ora, accantonati.
Un processo che la Sicilia non può ignorare
Dietro i nomi degli imputati e le sigle delle aziende sanitarie c’è una domanda che attraversa l’intera vicenda: chi decide davvero chi lavora negli ospedali siciliani, e in base a quali criteri vengono assegnati i contratti pubblici? Ogni udienza è anche un tentativo di risposta.
Il procedimento è appena cominciato e il calendario giudiziario si preannuncia fitto. Ma il vero peso di questo processo non si misura solo nelle aule del palazzo di giustizia: si misura nella capacità della Sicilia di fare i conti con se stessa, senza sconti e senza distrazioni.



