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Figuccia rilancia la battaglia per i precari Covid della sanità in Sicilia

Bandi di concorso, ricognizione urgente del personale e un nuovo confronto con l'Assessorato alla Salute.

SANITÀ SICILIA

Precari Covid in Sicilia, Figuccia: “Bisogna stabilizzare e internalizzare il personale sanitario”

Il deputato questore della Lega all’Ars chiede l’applicazione piena della Legge di Bilancio 2026 e sollecita le Aziende sanitarie ad avviare subito la ricognizione del personale idoneo alla stabilizzazione.

Centinaia di lavoratori precari della sanità siciliana attendono risposte concrete. Lo sa bene Vincenzo Figuccia, deputato questore della Lega all’Assemblea Regionale Siciliana, che torna a farsi portavoce di una vertenza che non si è mai chiusa, nonostante gli anni trascorsi dalla fase più acuta dell’emergenza sanitaria. Per Figuccia, la Legge di Bilancio 2026 rappresenta oggi lo strumento giusto – e forse l’ultimo treno utile – per dare risposta definitiva a chi ha garantito i servizi ospedalieri nei momenti più difficili.

“La legge di Bilancio 2026 rappresenta un passaggio decisivo per dare risposte concrete a centinaia di lavoratori precari della sanità che da anni garantiscono servizi essenziali ai cittadini siciliani. È il momento di applicarla fino in fondo, senza ritardi e senza interpretazioni restrittive.”

— Vincenzo Figuccia, deputato questore Lega · Ars

Competenze formate che non si possono disperdere

Al centro dell’intervento del parlamentare c’è la tutela di un patrimonio professionale che il sistema sanitario regionale ha costruito nel tempo, spesso in circostanze straordinarie. Medici, infermieri, operatori sociosanitari, tecnici e amministrativi che durante il Covid hanno tenuto in piedi strutture sotto pressione massima ora rischiano di essere esclusi da un sistema che loro stessi hanno contribuito a far funzionare.

“Parliamo di lavoratori che durante l’emergenza Covid hanno assicurato assistenza ai pazienti e il funzionamento delle strutture anche nei momenti più difficili. Non possiamo permettere che competenze già formate e integrate nel sistema sanitario vengano disperse.”

— Vincenzo Figuccia

Le procedure di stabilizzazione si estendono al personale sanitario, sociosanitario, tecnico e amministrativo, incluso quello impiegato nei servizi esternalizzati che ha garantito continuità durante il periodo emergenziale e successivo.

Ricognizione urgente e bandi senza indugi

Figuccia non si ferma all’appello politico e indica un percorso operativo preciso. Il primo passo è che le Aziende sanitarie siciliane avviino con urgenza una ricognizione puntuale di tutto il personale in possesso dei requisiti previsti dalla legge. Solo da quella mappatura potranno partire i bandi di concorso e le procedure di stabilizzazione vere e proprie.

Il secondo passaggio coinvolge direttamente la politica regionale: il deputato chiede di aprire un confronto con l’Assessorato regionale della Salute per valutare un possibile incremento del tetto di spesa destinato al personale, vincolato esclusivamente alla stabilizzazione e all’internalizzazione.

“È fondamentale aprire un confronto con l’assessorato regionale della Salute per valutare un eventuale incremento del tetto di spesa destinato al personale, finalizzato esclusivamente alla stabilizzazione e all’internalizzazione. Una scelta che, oltre a garantire diritti e dignità ai lavoratori, consentirebbe nel medio-lungo periodo una razionalizzazione della spesa, riducendo il ricorso alle esternalizzazioni.”

— Vincenzo Figuccia

Meno esternalizzazioni, più risparmio nel tempo

Dietro la battaglia per i diritti dei lavoratori precari c’è anche una logica economica che Figuccia mette nero su bianco: internalizzare le professionalità oggi disperse nei servizi appaltati all’esterno riduce strutturalmente i costi della sanità pubblica siciliana nel medio e lungo periodo. Un argomento che si rivolge tanto ai sindacati  da cui è partita la pressione originaria su questa vertenza  quanto a chi in Regione gestisce i bilanci.

La finestra normativa è aperta, le risorse potenzialmente disponibili e la volontà politica dichiarata. Quello che manca, secondo il deputato leghista, è la velocità di esecuzione da parte delle strutture amministrative. Il rischio concreto è quello già visto troppe volte: norme giuste che restano lettera morta per inerzia burocratica, mentre i lavoratori aspettano ancora.

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