Potenza in parata: Pechino mostra i muscoli mentre l’Europa crolla su stessa
Putin e Kim accanto a Xi. Intanto l’Europa continua a smantellarsi tra ideologia e politicamente corretto.
La parata di Pechino e l’Europa smarrita
Putin, Kim e Xi sfilano uniti. L’Occidente resta diviso tra ideologie e debolezze.
Esteri 4 settembre 2025 — Pechino ha celebrato l’80° anniversario della vittoria sulla Seconda Guerra Mondiale con una parata militare imponente, un vero spettacolo di potenza. Sul palco accanto a Xi Jinping sedevano Vladimir Putin e Kim Jong-un, immagine plastica di un asse che non nasconde più le proprie ambizioni globali. Missili ipersonici, droni sottomarini, sistemi di guerra cibernetica: la Cina ha mostrato al mondo la sua forza, con oltre venticinque leader stranieri presenti a renderle omaggio.
L’asse che cresce
In un decennio questi paesi hanno consolidato eserciti, tecnologia, energia e perfino la capacità nucleare. Si sono resi autonomi sul piano strategico, scegliendo la via della sovranità piena e respingendo ogni dipendenza dall’Occidente. Intanto la Cina rafforza la sua leadership, mentre Russia e Corea del Nord ne condividono la sfida.
L’Europa che arretra
L’Europa, al contrario, si è indebolita tra ideologia e vincoli autoimposti. Ha smantellato settori chiave come l’industria automobilistica in nome dell’elettrico, salvo poi acquistare le batterie proprio dalla Cina. Ha ridotto la pesca, frenato la produzione e sacrificato la stabilità economica sull’altare del politicamente corretto. Sul fronte migratorio, l’accoglienza illimitata è diventata bandiera ideologica, ma a pagarne il prezzo sono i cittadini europei. Nei paesi che ieri sfilavano a Pechino non ci sono sbarchi: lì il crimine viene represso con pugno di ferro.
Francia, Germania e Italia a confronto
La Francia attraversa una delle fasi economiche più difficili della sua storia recente: disoccupazione in crescita, debito fuori controllo e un tessuto industriale che perde competitività giorno dopo giorno. La Germania, un tempo locomotiva d’Europa, arranca. La sua forza basata sull’automotive e sulla chimica si è incrinata a causa delle scelte imposte da Bruxelles: transizione energetica senza alternative concrete, dipendenza dal gas estero e gestione miope delle catene produttive.
In questo scenario, l’Italia si colloca meglio dei due giganti europei. I conti pubblici sono più in ordine e la crescita, seppur fragile, resta in positivo. Il governo cerca di cambiare rotta rispetto ai precedenti esecutivi a trazione sinistra: l’obiettivo è ricostruire autonomia energetica, sostenere la produzione nazionale e difendere i settori industriali rimasti. Perché senza manifattura e filiere forti non esiste vera sovranità. Ma la priorità resta fermare l’immigrazione clandestina, ormai la vera “guerra interna” dell’Europa.
Ogni passo in avanti, però, si scontra con una sinistra che continua a vivere fuori dalla realtà. Nonostante la crisi economica e la minaccia migratoria siano evidenti, il fronte guidato da **Elly Schlein** e sostenuto da **Giuseppe Conte** e altri alleati insiste su battaglie ideologiche e di finto buonismo, prive di riscontro con la vita quotidiana dei cittadini. Mentre famiglie e imprese lottano contro inflazione, tasse e burocrazia, la sinistra risponde con asterischi, accoglienza illimitata e linguaggi inclusivi. Una linea che non solo non aiuta il Paese, ma ne mina la credibilità politica in Europa.
Così l’Italia resta divisa: da un lato chi prova a rimettere ordine e a rafforzare lo Stato, dall’altro chi continua a indebolirlo con prese di posizione fuori tempo. Una frattura che rende ancora più complesso affrontare la sfida globale lanciata dalla Cina, dalla Russia e dai nuovi blocchi internazionali.
La realtà geopolitica
Il mondo si ricompone in blocchi netti. Cina, Russia e Corea del Nord marciano unite, mentre in Europa si discute di linguaggi inclusivi e asterischi vari. La domanda resta: chi potrà difendere l’Occidente in uno scenario di conflitto globale?
L’unico argine
Oggi l’unica figura in grado di offrire un argine credibile è Donald Trump. Piaccia o no, l’ex presidente americano rappresenta l’unica vera voce capace di proteggere l’Occidente. E chi in Europa continua a criticarlo senza comprendere la gravità del momento non fa altro che rendere il nostro continente ancora più fragile e solo. È ora di smetterla.
La riflessione finale
Non è questione di appartenenza politica, ma di responsabilità storica. Negli ultimi decenni le sinistre europee hanno inflitto ai propri Stati errori devastanti. Hanno compromesso autonomia militare ed energetica, e oggi il fallimento più grave resta l’immigrazione clandestina. Una parte della magistratura difende questo sistema, proteggendo chi governa senza risolvere nulla. ONG trasformate in missioni economiche finiscono per favorire gli scafisti, che hanno capito come funziona l’Italia. Così il nostro Paese accoglie migliaia di persone, tra cui delinquenti pronti a continuare a delinquere. E quando parlo del nostro Paese, parlo dell’Italia che si ritrova sola a pagare il conto di una miopia che dura da troppo tempo.



