Social e miti criminali, Russo (FdI): “Messaggio inquietante”
La propaganda mafiosa e il film Coppola: il senatore FdI denuncia il rischio tra i giovani

MENTALITÀ MAFIOSA
Post del figlio di un boss con l’immagine de Il Padrino: Russo (FdI) chiede il via libera al Ddl sull’apologia di mafia
Il senatore di Fratelli d’Italia: “Messaggio inquietante, i social non diventino strumenti di propaganda mafiosa”
La mafia non ha più bisogno di sparare per farsi notare: le basta un post. Un’immagine, una frase, un richiamo cinematografico e il messaggio corre veloce, insinuandosi tra i più giovani. È da qui che nasce la nuova preoccupazione in Sicilia, dopo la pubblicazione sui social di un contenuto firmato dal figlio minorenne di un boss di rilievo. Un gesto che non può essere archiviato come leggerezza adolescenziale, perché richiama simboli e parole che hanno un peso preciso in una terra che ha contato i suoi morti.
Non è il cinema a finire sotto accusa, né un capolavoro che ha fatto la storia della settima arte. Il problema è la cultura mafiosa che continua a insinuarsi nei quartieri e nei linguaggi dei ragazzi, sfruttando simboli e suggestioni per legittimare un modello di potere violento e oppressivo.
L’immagine de Il Padrino e il messaggio al padre
Come raccontato da La Repubblica, il giovane ha condiviso un frame tratto da Il Padrino di Francis Ford Coppola: nell’immagine compaiono Marlon Brando nei panni di Don Vito Corleone e Al Pacino in quelli di Michael Corleone.
La scena è accompagnata da una frase che suona come una dedica: “Ho visto mio padre soffrire ma non l’ho visto mai mollare. Tu sei la persona che mi ispira. Ti amo papà” seguita da una foto che ritrae il ragazzo insieme al genitore. Un messaggio che, letto nel contesto della storia familiare, assume un significato diverso e preoccupante. Nel film, proprio quella fase precede l’ascesa di Michael Corleone al vertice dell’organizzazione criminale fondata dal padre, in una spirale di violenza e sopraffazione.
Il rischio di una narrazione distorta tra i giovani
Per magistrati e studiosi dei fenomeni sociali, non si tratta di una semplice provocazione adolescenziale ma di un segnale più ampio: la mafia tenta di riposizionarsi come modello identitario e punto di riferimento nei territori, dopo avere archiviato la stagione stragista.
L’uso dei social diventa così uno strumento potente. Le immagini, le frasi a effetto, i richiami cinematografici costruiscono una narrazione seducente che trasforma i boss in figure carismatiche, capovolgendo il senso della storia e rimuovendo il peso delle vittime.
Il cinema non è il bersaglio. Il Padrino racconta un universo criminale con linguaggio artistico e complesso. A essere messa in discussione è l’appropriazione simbolica di quell’immaginario per rafforzare l’idea della mafia come destino, orgoglio o esempio da seguire.
Russo: “Urgente approvare il Ddl sull’apologia di mafia”
Sulla vicenda interviene il senatore di Fratelli d’Italia e componente della Commissione Antimafia Raoul Russo.
“Il post pubblicato sui social dal figlio di un boss è, ancora una volta, inquietante e da condannare senza se e senza ma. Si tratta di un messaggio che non può essere derubricato a semplice provocazione ma il segnale di quanto la narrazione mafiosa continui, in alcuni contesti, ad esercitare un fascino pericoloso, soprattutto tra i più giovani, alimentando una cultura distorta del potere e del rispetto”.
“Proprio per questo è urgente e non più rinviabile l’approvazione del Ddl sull’apologia di mafia. Non possiamo permettere che i social diventino strumenti di propaganda o di legittimazione di modelli criminali che hanno devastato intere comunità. Servono norme chiare e strumenti efficaci per contrastare ogni forma di esaltazione mafiosa, online e offline”.
La questione non può essere liquidata come un fatto isolato
Ogni messaggio che trasforma la mafia in simbolo di forza o resilienza indebolisce il lavoro quotidiano di chi, nelle scuole e nei quartieri, prova a costruire un’alternativa fondata su legalità e diritti.
La Sicilia conosce bene il prezzo pagato in termini di vite umane, libertà negate e sviluppo bloccato. Per questo il contrasto alla mafia non passa solo dalle aule di tribunale, ma anche dalla capacità di smontare miti e narrazioni tossiche. I film restano opere d’arte. La cultura mafiosa, invece, resta un sistema di potere che soffoca futuro e dignità.



