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Porto di Catania, cocaina nei container: il tribunale commissaria la società che gestiva la logistica portuale

Sei arresti, oltre 215 chili di cocaina accertati e un carico da 300 chili sventato. L'azienda, secondo i giudici, ha tollerato per anni il sistema criminale al suo interno

CRONACA GIUDIZIARIA

Porto di Catania, il tribunale mette sotto amministrazione giudiziaria la società che gestisce i container

Secondo i giudici ha agevolato il traffico di cocaina dal Sud America attraverso i suoi dipendenti contigui al clan Pillera-Puntina.

Nel porto di Catania entravano carichi di cocaina nascosti dentro i container. A favorire il meccanismo, secondo la magistratura etnea, erano dipendenti di una società di logistica inseriti organicamente nei clan mafiosi della città. Ora quella società finisce sotto il controllo dello Stato.

Il provvedimento del tribunale

Il Tribunale di Catania, Sezione Misure di Prevenzione ha disposto l’amministrazione giudiziaria per un anno nei confronti della Europa Servizi Terminalistici Srl (E.S.T.), società con sede a Palermo che gestisce la movimentazione di container e merci nei porti di Catania, Palermo, Augusta, Trapani e Termini Imerese. Il provvedimento è stato eseguito dalla Guardia di Finanza, Comando Provinciale di Catania, con il supporto del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo e della Tenenza di Fidenza.

L’amministrazione giudiziaria non è un sequestro: la società continua a operare, ma i vertici aziendali vengono temporaneamente sostituiti da amministratori nominati dal giudice. Lo scopo è recidere i canali di condizionamento criminale e restituire l’impresa alla legalità senza distruggerla.

Dall’operazione Lost & Found agli arresti

Il provvedimento odierno chiude il cerchio sull’operazione «Lost & Found», condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catania sotto la direzione della locale Procura della Repubblica. Nei primi mesi del 2025 l’indagine aveva portato all’arresto di sei persone, accusate di narcotraffico internazionale con importazioni dall’estero.

Le investigazioni avevano trovato riscontro nelle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, ex esponenti di spicco dei clan Strano di Monte Po’ e Cappello di Catania. Entrambi avevano indicato il porto etneo come punto di arrivo della cocaina proveniente dal Sud America, sfruttando le movimentazioni commerciali in ingresso.

“Il porto di Catania era il terminale di arrivo di ingenti quantitativi di cocaina, sfruttando le movimentazioni commerciali in ingresso”
— dai verbali dei collaboratori di giustizia

I Sanfilippo e il clan Pillera-Puntina

Al centro del sistema investigativo c’è la figura di Angelo Sanfilippo (classe 1966), già condannato per narcotraffico, e dei suoi tre figli, tra cui Melino Sanfilippo. Tutti e quattro risultavano dipendenti della E.S.T. con mansioni operative nell’area portuale di Catania.

Secondo gli indizi raccolti, Angelo Sanfilippo avrebbe intrattenuto rapporti con Angelo Di Mauro, detto «Veleno», esponente del clan Pillera-Puntina già condannato per associazione mafiosa e traffico di droga con sentenza del GIP di Catania del 17 dicembre 2007. Attraverso questa rete, affiliati del clan avrebbero percepito una quota tra il 30 e il 40 per cento del quantitativo introdotto come compenso per facilitare l’ingresso e l’uscita della droga dal porto.

Oltre 215 chili di cocaina e un carico da 300 chili sventato

Le indagini hanno permesso di accertare almeno tre episodi di importazione di cocaina per un peso complessivo di oltre 215 chilogrammi. È stata inoltre individuata una quarta operazione, rimasta incompiuta, che puntava all’introduzione di un carico da 300 chilogrammi.

Il meccanismo era rodato: i dipendenti della E.S.T. localizzavano i container contaminati, li manipolavano e estraevano il carico illecito prima di farlo uscire dallo scalo. Le intercettazioni e i riscontri investigativi hanno documentato il sistema nei dettagli.

In sintesi

  • 6 persone arrestate nella fase cautelare del 2025
  • 215+ kg di cocaina accertata in almeno tre episodi
  • 300 kg il carico sventato prima dell’introduzione
  • 1 anno di amministrazione giudiziaria per la E.S.T. Srl
  • 5 porti siciliani gestiti dalla società coinvolta

Il ruolo dell’azienda secondo il tribunale

Il nodo cruciale del provvedimento sta nel giudizio sul comportamento della società. Il Tribunale etneo ha ritenuto che la E.S.T. “non sia rimasta estranea al contesto criminale”, ma si sia inserita — anche attraverso l’inerzia e la tolleranza dei propri assetti gestionali — in un meccanismo agevolativo stabile, rafforzando la capacità operativa di soggetti mafiosi.

Tra gli elementi che pesano sull’azienda c’è anche il sostegno economico che la società avrebbe fornito ai Sanfilippo: pagamento di spese legali per vicende estranee al lavoro e stipendi versati ad Angelo Sanfilippo anche durante i periodi di detenzione o assenza dal servizio.

Quella che si chiude oggi è una partita lunga, costruita su anni di intercettazioni, testimonianze e riscontri incrociati. Il porto di Catania torna al centro di un’attenzione investigativa che non riguarda solo i traffici illegali, ma il modo in cui questi riescono a infilarsi dentro strutture apparentemente ordinarie. L’amministrazione giudiziaria serve a ricucire quella ferita dall’interno, tenendo viva l’impresa e tagliando fuori chi la usava come strumento. Sarà il prossimo anno a dire se il tentativo funziona.

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