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I porti siciliani corrono: Termini Imerese cresce del 56%, Licata del 36%

Il report "Port Infographics" 2025 di Assoporti e SRM conferma la crescita con aumenti significativi in tutti gli scali della rete

ECONOMIA E TRASPORTI

Il mare intorno alla Sicilia torna a essere protagonista. Mentre il Mediterraneo consolida il suo ruolo nelle rotte commerciali globali, i porti della Sicilia occidentale mettono a segno risultati che vanno ben oltre le aspettative: volumi in crescita, nuovi terminal operativi e traffico ro-ro in costante espansione. È quanto emerge dall’ultimo numero di “Port Infographics”, il report annuale realizzato da Assoporti e SRM, che fotografa i principali dati del trasporto marittimo e della logistica nazionale e internazionale nel 2025.

Termini Imerese guida il salto in avanti

Il dato più eclatante porta il nome di Termini Imerese: le merci movimentate segnano un incremento del +56,4%, un balzo che trasforma lo scalo palermitano in uno dei più dinamici dell’intero sistema portuale italiano. A rafforzare questo quadro c’è anche il nuovo terminal inaugurato meno di un anno fa, che ha già movimentato 73.286 tonnellate di container — un risultato che dimostra come la struttura sia entrata a pieno regime in tempi rapidi.

Trapani e il Canale di Sicilia: la crescita si allarga

Non è solo Termini Imerese a spingere verso l’alto i numeri del sistema. Trapani cresce del +32,7% nella movimentazione merci, mentre il suo traffico ro-ro — i collegamenti marittimi a corto raggio che collegano l’isola con la Penisola e le isole minori — registra un +27,7%. Numeri che raccontano una domanda robusta di connettività marittima nel Tirreno meridionale.

Sul fronte del Canale di Sicilia, Porto Empedocle segna un +19% nella movimentazione merci, mentre Licata tocca un +36,5%, confermando che la crescita non è concentrata in un solo punto ma attraversa l’intero network portuale della Sicilia occidentale. Anche il traffico passeggeri mantiene un andamento positivo su tutti gli scali occidentali.

Lo scudo del corto raggio contro le tensioni internazionali

Il report dedica uno spazio specifico all’impatto delle tensioni internazionali legate all’area di Hormuz, che agitano le rotte del commercio globale. Per i porti della Sicilia occidentale, l’effetto appare — almeno per ora — ancora contenuto. La ragione è strutturale: gli scali del sistema non sono direttamente esposti ai traffici provenienti dall’estero, con l’eccezione del collegamento con Tunisi, e la quota prevalente dei flussi riguarda il corto raggio mediterraneo. Una specializzazione che si rivela, in questo momento storico, un fattore di resilienza.

“Naturalmente siamo molto soddisfatti di questo risultato — soprattutto per l’aumento rilevato nel porto di Termini Imerese, che si inserisce in un contesto strategico e politico particolarmente importante. Pur tra difficoltà e incertezze globali, il traffico ro-ro continua a crescere e supera, in Italia, i 122 milioni di tonnellate, consolidando il primato del Paese nei collegamenti marittimi mediterranei. Sono tutti dati che dimostrano come il Mediterraneo conservi una centralità strategica a livello globale, e come la Sicilia, grazie alla posizione geografica e alla rete portuale, possa svolgere un ruolo sempre più rilevante nei nuovi equilibri logistici internazionali.”

— Annalisa Tardino, presidente dell’AdSP del Mare di Sicilia occidentale

Una posizione geografica che diventa vantaggio competitivo

I dati del 2025 non sono numeri isolati: tracciano una traiettoria. La Sicilia si trova al centro del Mediterraneo in un momento in cui il Mediterraneo si trova al centro del mondo. Le tensioni sulle rotte orientali, la ridefinizione delle catene di approvvigionamento globali e la crescente domanda di connettività a corto raggio costruiscono un contesto favorevole che gli scali siciliani sembrano in grado di intercettare con efficacia crescente.

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