Politica in Sicilia: saldi di fine estate
Accordo con Lombardo, via libera su Ast e tessere per il congresso: la mossa che ridisegna gli equilibri azzurri in Sicilia.

Schifani–Lombardo, patto d’interesse: Mpa si scioglie in Forza Italia
07 settembre 2025 — Schifani e Lombardo si stringono la mano: Mpa dentro Forza Italia, tessere e poltrone al centro del patto. E resta l’incognita Tamajo.
«Io questi non li tengo più». È la frase di Renato Schifani (25 luglio) finita in un video. Oggi, la giravolta: il patto con Raffaele Lombardo porta il Mpa dentro Forza Italia e blinda la maggioranza a Palazzo d’Orléans. Fonte.
Scambio alla luce del sole: tessere in cambio di poltrone
L’accordo è lineare: la base autonomista prende la tessera azzurra; in cambio si sblocca la casella chiave dell’Azienda siciliana trasporti, con la nomina di Luigi Genovese alla presidenza. L’obiettivo politico è duplice: maggioranza più stabile in Aula e vantaggio aritmetico in vista del congresso regionale degli azzurri.
Tamajo, l’ago della bilancia
Nel nuovo assetto pesa Edy Tamajo, assessore alle Attività produttive, capace di muovere consensi veri e pacchetti elettorali corposi. Da mesi ribadisce la lealtà a Schifani, ma l’innesto degli autonomisti in Forza Italia ridisegna spazi e pesi interni: accetterà l’allargamento guidato da Lombardo o rivendicherà più ruolo? Il suo posizionamento determinerà la tenuta del patto.
La matematica del potere (e il rischio tradimento)
Gli analisti lo ricordano: chi siede alla presidenza di Regione dispone di un “tesoretto” stimato attorno al 3% di consenso personale, frutto di visibilità istituzionale e rete di potere. Ma vale solo se gli alleati restano compatti. Il patto con Lombardo serve proprio qui: ridurre l’alea dei franchi tiratori e presentarsi al congresso con un pacchetto di tessere in grado di blindare la leadership interna.
Mulè, l’ombra nazionale
A completare il quadro c’è Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e big di Forza Italia, che nelle ultime settimane è stato onnipresente in Sicilia. Presenzia ovunque, dai congressi locali alle inaugurazioni di provincia, con uno stile che piace: garbato, gentile, professionale. È questa immagine di uomo delle istituzioni che lo rende ancora più appetibile al pubblico e temibile per gli equilibri interni. L’accordo con Lombardo serve anche a bloccare sul nascere la suggestione di una sua candidatura alla presidenza della Regione. Ma più Mulè cresce in popolarità, più il partito appare lacerato tra correnti e ambizioni personali.
Miccichè e Cuffaro, i veterani pronti a rientrare in gioco
Per la nuova governance che si prepara in Sicilia non vanno dimenticate due figure chiave e antiche della politica isolana: Gianfranco Miccichè e Totò Cuffaro. Due nomi che hanno segnato gli anni della Prima e della Seconda Repubblica siciliana, capaci di condizionare equilibri e scelte. Oggi non sono sotto i riflettori, ma chi li conosce sa che possono ancora scardinare qualsiasi assetto che non rispetti le loro idee politiche. E anche loro, al momento opportuno, potrebbero determinare la vittoria o la sconfitta del futuro Presidente.
Cuffaro più volte ha ribadito la sua “solida fedeltà” a Schifani, dichiarandolo pubblicamente a ogni intervista. Miccichè, invece, appare defilato ma resta imprevedibile: la storia ci ha insegnato che spesso è stato lui, con una mossa imprevista, a far saltare o a garantire l’elezione di un Presidente. Oggi le acque sembrano calme, ma nelle sale del potere si mormora che Miccichè abbia ancora il dente avvelenato con Schifani. Se deciderà di muoversi, lo farà come sempre al momento giusto.
Il silenzio di Fratelli d’Italia e il sottobanco.
In questo scenario pesa anche il silenzio di Fratelli d’Italia, che è solo apparente. La vicenda giudiziaria che riguarda il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, figlioccio politico di Ignazio La Russa, ha infatti bloccato la sua ascesa e la possibile candidatura alla presidenza della Regione — al rno.per adesso. Oggi Galvagno si mostra mite e lodevole nei confronti di Schifani, ma questa battuta d’arresto giudiziaria grava non solo sulle sue spalle, bensì sull’intero partito di Giorgia Meloni in Sicilia. Intanto, negli ambienti di Fratelli d’Italia si ragiona su un’alternativa di peso, in attesa che le indagini facciano il loro corso. FdI tace, ma prepara le mosse dietro le quinte: il silenzio è solo la facciata di una strategia che verrà giocata al momento opportuno. A breve potrebbe esserci una nuova mossa: uns donna pronta a puntare in alto.
La Lega alla prova della verità
Anche la Lega in Sicilia deve fare i conti con se stessa: decidere se ricomporre le fratture interne e rilanciare un partito che, dopo le ultime scelte di Matteo Salvini, sembra orientato verso una linea a trazione Annalisa Tardino. Ma questa resta un’incognita non di poco conto. Il messaggio, tuttavia, è chiaro: il Carroccio deve riassemblarsi e tornare a lavorare per contare nella piazza più importante del Paese, la Sicilia. Perché è da qui che da sempre si decide chi governerà l’Italia intera.
Morale: meno identità, più aritmetica. In Sicilia il pragmatismo batte l’ideologia. La domanda politica, però, resta intatta e bruciante: chi governa per chi?



