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Pino Caruso: “La cultura costa… l’ignoranza è gratis. Ecco perché è così diffusa!”

Pino Caruso

Pino Caruso ci racconta che nasce improvvisamente a Palermo. Perche’ ci dice improvvisamente? Perche’ non me l’aspettavo, nessuno mi aveva avvertito.Vengo al mondo, quindi, a tradimento di notte (i bambini nascono quasi sempre di notte: li pigliano nel sonno) il 12 Ottobre dell’anno 1934. Appena nato, e’ scoppiata la guerra…. la seconda che fu Mondiale. Quasi che  Hitler e Mussolini stessero aspettando me: “e’ nato?”,”SI”,allora possiamo cominciare.

Cresco dunque sotto le bombe in mezzo alle sirene e trascorro molte ore, di notte, nei rifugi. Sembrava di essere in discoteca…era bellissimo, quando gli americani bombardavano tremavano le lampadine colorate del rifugio come fossero luci psichedeliche. Ne consegue che oggi vado matto per le discoteche. Quando ho nostalgia della guerra vado in discoteca…. la musica tanto sempre americana e’

!La mia famiglia era molto povera, ma cosi’ povera che nella scala sociale dopo di noi venivano  gli animali da cortile. E’ a causa della poverta’ che non ho fotografie della mia infanzia…. non  potevamo permettercelo il fotografo in famiglia…… e allora facevamo a memoria: papa’ ci riuniva in salotto e diceva “Guardiamoci bene in faccia” e noi con gli occhi clic.. scattavamo le fotografie. Ce le ho tutte qua. Peccato che possa vederle solo io.

Poi le scuole elementari fino a 10 anni. E li’ mi fermo. La cultura si sa, costa, mentre l’ignoranza e’ GRATIS ecco perche’ e’ cosi’ diffus e io non mi sono fatto sfuggire l’occasione. Ma attenti  non sono ignorante in un settore specifico….la mia ignoranza spazia  in vari campi.

Io non so un po’ di Tutto. Ho insomma quella che si dice una ignoranza enciclopedica.In compenso sono stato un bambino precoce: della vita non ho capito niente Subito…. ma sicuramente molto meglio di altri, che hanno dovuto studiare per ottenere lo stesso risultato.

A sedici anni, scambiando il prete sull’altare per l’attore sulla scena, decido di farmi prete.mio padre capisce l’equivoco e si oppone. A ventidue anni lo capisco anch’io e decido di darmi al teatro… ma si oppone lo stato che decide di farmi fare il militare. Questa volta mi oppongo io, ma non vale. Pile di Catania. Vi rimango fino al 65 quando arto, mi ammalo di rabbia. Ottengo una convalescenza e poi il congedo.

Mi presento al Piccolo Teatro di Palermo, che non e’ piccolo come a Milano… ma piccolo come a Palermo. Busso. Non mi aprono subito. Ma mi aprono. Siamo nel 58. Tre anni dopo mi scrittura lo stabile di Catania dove rimango fino al 65 quando poi non si sa se preso da coraggio o da incoscienza mi trasferisco a Roma dove vivo PROVVISORIAMENTE da quasi 50 anni.

Come chiosa ricordiamo di lui una battuta in una trasmissione televisiva che diceva: “Mi chiamano FLAMIGLIO perche’ ho la fame lunga un miglio rappresentando un vecchio cameriere affamato in memoria forse di una gavetta mai dimenticata come usava per chi negli anni 50/60 decideva di darsi all’arte come si usava dire per chi voleva fare il teatro.

Grazie caro Pino per la tua ironia e sempre una grande e lunga carriera .

Paolo Santoro

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