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6 gennaio 1980: quando la mafia uccise il futuro della Sicilia

Schifani ricorda Piersanti Mattarella: "Il tempo non cancella l'esigenza di verità e giustizia"

Quarantasei anni dopo l’assassinio di Piersanti Mattarella, la Sicilia si ferma a ricordare il presidente ucciso dalla mafia. A Palermo, durante la commemorazione di questa mattina, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha rilanciato l’appello per verità e giustizia su un omicidio che resta ancora senza colpevoli certi.

“Piersanti Mattarella rappresenta ancora oggi un punto di riferimento essenziale per tutti coloro che credono nella buona politica, nella legalità e nel riscatto morale della Sicilia”, ha dichiarato Schifani intervenendo alla cerimonia. Il presidente della Regione ha citato come il coraggio nell’opporsi alle infiltrazioni mafiose e l’integrità nell’esercizio delle funzioni pubbliche costituiscano un’eredità preziosa che continua a ispirare le istituzioni siciliane.

Il 6 gennaio 1980 Cosa Nostra uccideva Piersanti Mattarella, spezzando il percorso di un politico che aveva fatto della legalità e della riforma dello Stato la sua bandiera. Schifani ha ribadito che “il tempo trascorso non cancella l’esigenza di verità e giustizia” e ha espresso la speranza che le nuove attività investigative in corso possano finalmente fare piena luce su questo omicidio.

Schifani ha ricordato la statura nazionale di Mattarella, figura riconosciuta per una visione nuova e riformatrice della politica, fedele ai valori della Costituzione e strenuo difensore dello Statuto siciliano che considerava strumento fondamentale di sviluppo per l’isola.

La memoria di Piersanti Mattarella resta un faro per la Sicilia contemporanea, che continua a combattere contro le infiltrazioni mafiose cercando quella strada verso il progresso economico e sociale che il presidente ucciso aveva tracciato quarantasei anni fa.

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