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Revenge porn e privacy: individuato l’amministratore di Phica

Si indaga sul 45enne di Firenze. Il sito diffondeva immagini esplicite di centinaia di donne, tra le vittime anche personaggi pubblici

La Polizia Postale ha individuato V. Vitiello, 45 anni, residente a Firenze, come amministratore di Phica, nell’ambito delle indagini su una rete di siti e gruppi online che diffondevano e creavano contenuti sessisti e materiale sessuale senza consenso (Vitiello operava online con il nickname “Boss Miao”). L’inchiesta è partita dalla denuncia della sindaca di Firenze, Sara Funaro, e potrebbe presto approdare in Procura: a Roma è in fase di apertura un fascicolo dedicato.

Sempre più in basso

Dal 2005 Phica raccoglie circa 38mila iscritti e vantava 32mila membri nel gruppo Facebook “Mia moglie”. Nato come piattaforma per pornografia amatoriale consensuale, il sito si è trasformato in uno spazio dove gli utenti pubblicano senza autorizzazione foto di mogli, fidanzate, ex, colleghe, sconosciute spesso scattate di nascosto o sottratte dai profili social.

A rischio anche i minorenni, A rischio anche i minori come si evidenzia in una chat del 4 febbraio 2022, dove l’admin scrisse: “anche vestiti sono accettati”.

Le immagini venivano manipolate con l’intelligenza artificiale per creare nudità fasulle

Sul forum, centinaia di donne famose – tra cui Giorgia Meloni ed Elly Schlein – e molte non famose scoprono con sgomento che gli utenti diffondono e commentano le loro foto con toni sessisti, aggressivi e umilianti. Gli utenti addirittura creavano pratiche malate come il “cum tribute” e scambiavano foto su piattaforme esterne come Telegram, trasformando il sito in un ambiente degradante e pericoloso.

La premier Giorgia Meloni, tra le vittime finite sul sito, ha commentato

“Sono disgustata da ciò che è accaduto, e voglio rivolgere la mia solidarietà e vicinanza a tutte le donne che sono state offese, insultate, violate nell’intimità dai gestori di questo forum e dai suoi “utenti”

“Confido nelle autorità competenti affinché i responsabili siano individuati nel più breve tempo possibile e sanzionati con la massima fermezza, senza sconti. Nel nostro ordinamento, la diffusione senza consenso di contenuti destinati a rimanere privati è un reato e si chiama revenge porn

Denunce rimaste inascoltate

Le denunce delle vittime sono rimaste a lungo ignorate. Nonostante segnalazioni, la piattaforma ha continuato a funzionare fino all’estate 2025, quando una petizione online ha raccolto oltre 150mila firme, costringendo i media a portare il tema sotto i riflettori e gli amministratori ad annunciare la chiusura del sito.

Reati contestati: revenge porn e estorsione

Secondo quanto emerso, tra i reati contestati figurerebbero revenge porn, estorsione (con richieste fino a 1.000 euro al mese per rimuovere le immagini), diffamazione aggravata e violazione della privacy.

Dal punto di vista legale, ottenere condanne non è semplice. L’avvocata Jessica Valentini spiega che i gestori potrebbero essere accusati di diffusione di immagini a contenuto sessuale, reato che prevede anni di reclusione e sanzioni economiche. Il problema nasce quando le immagini di per sé non sono esplicite: il contenuto sessuale viene “creato” dalla loro pubblicazione sul sito, e spesso è difficile identificare con certezza i soggetti ritratti.

Vent’anni di anonimato e migliaia di vittime

La politica si muove in parallelo: è in preparazione un inasprimento delle norme contro i reati online, mentre aumentano le segnalazioni degli utenti, già migliaia, che puntano a far emergere gruppi e siti simili.

Chi subisce violenza o diffusione illecita di immagini intime può contattare il numero unico anti-violenza 1522, attivo 24 ore su 24 e gratuito.

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