Spazio Libero

Pensieri&Parole, “Rimpianti”

Vedendo in TV il trailer di un nuovo film, che come trama ha l’incontro di due vecchi amici che non si frequentavano più dai tempi del liceo lì scattano i ricordi. Già, i ricordi di quando erano giovani e tra di loro stava per nascere una storia d’amore, ma per diverse vicissitudini quella scocca non scatto.

Personalmente questo trailer ha riesumato dei ricordi che ritenevo sepolti e sono sicuro che molti lettori che vedranno questo film anche in loro scatterà la molla dei ricordi.

Sono solo ricordi sopiti? O sono, per meglio, dire dei rimpianti? 

Di rimpianti ne è pieno il mondo, vediamo sul web come viene definito il rimpianto:

–    Wikipedia: “Il rimpianto è una reazione negativa, conscia ed emotiva a comportamenti avuti nel passato. Generalmente viene accompagnato da tristezza o imbarazzo, che si manifestano dopo che una persona si rende conto che avrebbe dovuto fare una determinata cosa che non ha fatto”.

–    Garzanti, dizionario: “sentimento di dolore, nostalgia per qualcosa o qualcuno che non c’è più o per una condizione che si è conclusa o non è più come prima: rimpianto del passato, dispiacere, amarezza per un proprio comportamento, per un avvenimento ecc.; in particolare, dispiacere per non aver fatto qualcosa: ho il rimpianto di non aver fatto di tutto per salvare la nostra amicizia”.

–    Grandi dizionari Hoepli: “Ricordato con dolore, con rammarico, con penosa nostalgia: un amico morto e r.; la rimpianta giovinezza perduta”.

Nel mio caso è un ricordo dei tempi giovanili, che parte dalle scuole medie e termina alle scuole superiori, una storia tra ragazzi che non si è mai concretizzata per timidezza da parte di lei e per …  Già quale fu il perché da parte mia? Ancora oggi non me lo so spiegare, non è che non ricordi anzi ricordo benissimo, a parte una semplice battuta durante un ballo, in una delle tante festicciole che si organizzavano tra ragazzi a quei tempi, rigorosamente in casa di amici, in cui a seguito di una frase detta da parte di un amico comune, in cui ci definiva “una bella coppia”, cogliendo al volo la battuta dell’amico, io le dissi, sicuramente lei era già in evidente imbarazzo, “ti dispiacerebbe se fosse vero?”. Lei sempre più imbarazzata, ripeto era molto timida, naturalmente non rispose, ma sono sicuro, anche se io non vidi in quel momento il suo volto, dato che stavamo ballando un lento, sarà diventata rossa paonazzo. Tra noi solo sguardi complici, lei sicuramente si aspettava una mia dichiarazione esplicita. Dichiarazione che non ci fu mai, lei era una ragazza troppo seria, troppo compita, le nostre famiglie si conoscevano e si frequentavano, quindi una nostra relazione sarebbe subito venuta subito a galla ed io a quella tenera età non me la sentivo di avere una relazione ufficiale, ero troppo giovane per un rapporto serioso, e dall’altro lato non mi sentivo di ingannarla stabilendo una relazione semplice, anche perché so che era solo questione di tempo ma la cosa si sarebbe fatta seria in breve tempo ed io non mi sentivo pronto. C’è tempo, mi ripetevo, più in là nel tempo la cosa si può fare, ma il tempo passava, e questa decisione non veniva presa, nel frattempo ci eravamo persi di vista e la cosa scemò, anche perché le occasioni per incontrarci si diradavano giustamente, ebbi come la sensazione che il mio allontanamento fu voluto dalle sorelle.

Ci siamo rivisti, dopo non so quanti anni, in un noto supermercato cittadino, eravamo alle casse, io mi sono avvicinato e come era solito quando ci frequentavamo l’ho salutato con il bacetto di rito, ma lei che con gli anni non era cambiata per niente, era visibilmente infastidita, ci scambiammo le solite frasi di rito, e poi passammo ai saluti di commiato, un brevissimo incontro. Lei, nonostante l’età, era rimasta così come me la ricordavo semplicemente bellissima, il tempo sembrava non fosse passato per lei, e lì scatto il primo rimpianto, mi dissi tra me e me “chissà come sarebbe stato”, oramai ognuno di noi aveva fatto altre scelte, inutile piangere su quello che poteva essere e non è stato, spero solo di non averla fatta soffrire nel passato.

Qualche anno fa, da amici comuni venni a sapere che lei si era ammalata e l’amico aggiunse che la cosa era seria, addirittura il marito aveva lasciato il lavoro per accudire la moglie, la cosa mi rattristo tantissimo, e non nascondo che mi sono ritrovato a pregare per lei e per diversi giorni non ho fatto che pensarla ed anche adesso il mio pensiero benevolo va a lei.

Lo scorso anno, dipingendo il mio ennesimo quadro, cui ho dato il titolo “avevo voglia di scrivere” (vedi foto allegata) dalle frasi che ho scritto, frati compiute ma in ordine sparso, tipo sali scendi in trasversale etc. È spuntata la frase “T… ti voglio bene”, T… era il diminutivo del suo nome. Sono rimasto di sasso nel leggere questa frase, vedi il subconscio cosa combina alle volte, giuro che nelle mie intenzioni questo nome non c’era, ma è lì in bella evidenza, scritta bianca su fondo blu scuro.

Cosa vuol dire questo? Mi sono e mi continuo a chiedere, sicuramente il rimpianto ha preso il sopravvento, sarà l’età?

Il mio pensiero finale, spero che lei stia meglio e che si sia ripresa.

Tornando all’oggetto del pezzo “rimpianto”, quello che è stato è stato ed è inutile pensare al passato a quello che poteva essere e non è stato, il nostro destino è lì scritto nelle stelle. Si è pure vero che con le nostre decisioni possiamo modificarlo, ma mi piace pensare, per consolarmi che così doveva andare e così è andato.

Più rimpianto di questo.

P.S. Non me ne voglia mia moglie, chissà se anche lei ha qualche rimpianto, ahahahah!

Car@pippo

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