Spazio Libero

Pensieri&Parole, “Ricordi di bambino (tra leggenda e realtà)”

Il mare era nero nero, bello “incazzato”. Le onde erano alte alte, erano talmente alte che superavano la diga foranea del porticciolo. Il cielo, al pari del mare era pure scuro, pieno di nubi cariche di pioggia e in lontananza si vedevano lampi accecanti e si udivano tuoni assordanti, ed il vento era così forte che piegava persino le fronde degli alberi più robusti, le barche erano state tirate in secco, al sicuro, e cominciava a cadere la pioggia, prima leggera e poi copiosa, l’atmosfera era così surreale che sembrava spettrale.

Noi bambini insieme con la gente più grande, sia di sesso maschile che femminile, eravamo un bel numero, lì al porticciolo tutti belli inzuppati fradici di pioggia. Gli ombrelli non riuscivano a contenere e a ripararci dalla pioggia così era intensa, eravamo lì tutti insieme che aspettavamo ansimanti il ritorno dei nostri padri, fratelli, mariti dalla pesca. Erano partiti il giorno prima con due barconi a motore ed ancora non avevano fatto ritorno. Troppo tempo era trascorso ed il loro ritardo faceva preoccupare, e di molto, tutti gli astanti.

Eravamo lì tutti a guardare nella stesa direzione, verso l’orizzonte e più precisamente dietro la montagna grande, i pescatori sempre da quella direzione facevano ritorno. Le ore passavano ma non si vedeva ritornare nessuno. Naturalmente più passavano le ore più le preoccupazioni aumentavano.

Il più anziano dei pescatori della borgata era  soprannominato “Nené manuzza”, il suo soprannome derivava dal fatto che in una battuta di pesca aveva perso una mano per colpa di un pescecane che si era impigliato nelle reti e nel tentativo di liberarlo il pescecane lo aveva colpito, anzi tutto sommato gli era finita bene. Dall’alto della sua esperienza aveva consigliato ai pescatori, che erano usciti per la battuta di pesca, di non uscire, c’erano tutti i presupposti che il tempo, e quindi il mare, peggiorassero. Ma loro non lo avevano ascoltato, tanta era la necessità delle famiglie dei pescatori, soldi a casa non ce ne erano più e la spesa andava fatta, i figli erano troppo denutriti, l’unico introito di queste famiglie era appunto la vendita del pescato, il tempo quell’inverno era stato troppo inclemente era quindi necessario andare a pescare per guadagnare qualche soldo per sfamare i propri familiari, oramai i “putiari” non concedevano più credito. Qualcuno sommessamente diceva “botta ri sali a la miseria”.

Presente era pure il parroco e due chierici del paesello, egli invitava tutti ad unirsi in preghiera ed invocare la benevolenza del “Signuruzzu e della Marunnuzza”, per implorare di fare tornare sani e salvi i propri cari. Come già detto, più il tempo passava e più la speranza svaniva. Tutto d’un tratto un grido pieno di emozione di un ragazzino interruppe le preghiere “là, là guardate là” e con il dito indice della mano destra indicava la direzione. E fu tutto un vociare, un misto di stupore e di gioia, ma durò poco perché in fondo all’orizzonte si vedeva solo un puntino bianco e non due che lentamente  si avvicinavano con tanta difficoltà.

Tutti si guardarono in faccia e lo sconforto si leggeva sui volti di tutti, allora fu silenzio assoluto. E qualche donna cominciò sommessamente a piangere piano piano. Non mi ricordo quanto tempo passò ma sembro un’eternità. Quando finalmente, dopo tante manovre il barcone entrò in porto. Con l’aiuto di qualche pescatore presente sul molo mise in sicurezza il peschereccio, finalmente i componenti dell’equipaggio poterono cominciare a scendere a terra e noi cominciammo a contarli e ci si rese subito conto che erano tutti presenti anche i componenti dell’altro equipaggio. “Sia ringraziato u Signuruzzu e a Marunnuzza” esclamò il parroco.

Questa volta l’avventura si era conclusa bene, a parte il barcone che era naufragato. Ma mi ricordo che non era sempre andata a finire così, altre volte era finito in tragedia.

Con il mare non si scherza, prima o dopo, il mare si prende la sua rivincita, noi ci prendiamo i suoi figli, i pesci, e lui vuole i nostri.

Car@pippo

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