Spazio Libero

Pensieri&Parole, “Lettera di un bambino alla propria madre che lo ha abbandonato”

Mamma perché?

Mamma perché? Non capisco!

Mamma perché non mi hai voluto?

Mamma perché mi hai trattato così?

Cosa ti avevo fatto io?

Per nove mesi mi hai portato in grembo e non ho mai capito se mi volevi bene o meno, eppure qualche carezza me la facevi, si è vero ti sentivo strana la tua voce mi giungeva soave, ma c’era un qualche cosa di incrinato si capiva, in te c’era un travaglio interiore che non ti permetteva di essere serena, qualche cosa ti turbava di sicuro.

Ma che colpa avevo io, ero lì nella tua pancia ogni tanto mi giravo e magari tiravo qualche calcetto ma sentivo di volerti bene, mi dicevo questa è la mia mamma, le voglio un gran bene e non vedo l’ora di conoscerla, chissà come sarà la mia mamma, mi chiedevo, sarà bionda, sarà bruna, sarà alta, sarà bassa, di che colore è la sua pelle, il suo viso come sarà, ero tanto curioso di conoscerti. Si sa la curiosità è donna, dicono, ma certe volte, è forse ancora di più “masculidda” ed io nel mio piccolo, anche se non sono femminuccia, sono tanto, ma tanto curioso.

È dire che quella mattina, anche se era presto, sono venuto al mondo quasi in silenzio, le tue mani mi hanno preso e mi hanno avvolto in un lenzuolino, io quasi non ho pianto solo qualche debole vagito ho emesso, ero così spaesato non capivo cosa stesse accadendo, avevo fatto tante ipotesi sul giorno della mia nascita, avevo immaginato tante cose, intanto cercavo il tuo volto, il tuo calore ma niente era troppo buio e con i miei occhietti ancora sporchi non riuscivo a vederti. Poi mi sono sentito strattonato, tutto così imbacuccato, mi avevi pure coperto la testa, penso che ero nelle tue braccia, non capivo cosa stesse succedendo, sentivo l’area fresca del mattino sul mio viso anche se coperto, stavamo certamente in strada e stavamo camminando, ma dove stiamo andando mamma? Mi chiedevo. Non era meglio che rimanevamo al calduccio a casa e mi facevi il bagnetto di rito? E le coccole dove le mettiamo.

Dopo una lunga camminata ho sentito un rumore, un rumore strano come di un qualcosa che girasse, poi mi sono sentito posato su un qualche cosa di caldo e morbido, le tue braccia non mi cingevano più, io stavo da solo in questo strano involucro, ma cos’era? Ora mi sentivo girare, non avvertivo più la tua presenza, l’ultima cosa che mi ricordo fu il trillo di un campanello. Adesso qui c’era solo una luce strana, con voce flebile ho gridato tutta la mia disperazione, mamma dove sei? Mamma che stai facendo? Mamma che ci faccio io in questo contenitore caldo, morbido e luminoso?

Mamma aiuto?

Mamma perché?

Mamma cosa ti ho fatto io?

Mamma che colpa ho io?

Mamma perché non mi rispondi?

Ho capito sono di troppo, non mi vuoi, forse lì dove mi hai portato adesso sarò meglio accettato, addio mamma, so che non ci rivedremo più.

Dietro questo abbandono, sicuramente c’è una tragedia inimmaginabile, una madre difficilmente lascia il proprio figlio, una scelta sicuramente sofferta che ha portato questa donna a mettere suo figlio nella “culla della vita”, certamente spera che così, questo esserino possa avere un futuro migliore rispetto a quello che lei poteva offrirgli. Fare una ipotesi attendibile su questa tragedia non è facile, troppo grande è il dolore e lo smarrimento in cui tutte le parti si sono venute a trovare, non mi sento di esprimere un qualsiasi parere è troppo facile dare addosso a questa mamma, ognuno di noi svilupperà la sua opinione, tutte da rispettare. Questa volta anzi, nel mio racconto di pura fantasia anche se ispirato a fatti realmente accaduti, è finita bene, altre volte non è così, di esempi di infanticidio c’è ne sono purtroppo molti nel mondo.

Bisogna solo riflettere affinché si possano evitare tragedie del genere, bisogna fare di più, molto di più, cose del genere non devono esistere, ogni bambino deve stare con la sua mamma naturale.

car@pippo

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