Spazio Libero

Pensieri&Parole: “Diverso?” (seconda parte)

Ecco la seconda parte del pezzo pubblicato la scorsa settimana. L’argomento trattato nel breve racconto che segue vuole sensibilizzare le coscienze sul tema che sempre è stato presente sin dai tempi più antichi, ma che da qualche secolo non viene più tollerato da una parte degli esseri umani; per loro la questione è vista come un qualcosa di anormale. Mi chiedo cosa sia normale e cosa sia anormale, chi può dirlo con certezza?

DIVERSO? Seconda parte

Organizzò tutto lei e lo andò a prendere a casa. Adesso abitava in un monolocale di un residence. Si recarono in un ristorantino nella periferia della città.  I tavoli erano pieni di coppie, lui sul momento non ci fece caso. A rallegrare la serata ci pensò lei e lui sembrò gradire. A fine cena vide che la signora che sembrava la proprietaria del locale gli allungò un oggetto che sul momento non capi cosa fosse, lei gli si avvicinò in maniera lasciva e gli fece cenno di seguirla; anche se non capì, la segui incuriosito. Salirono delle scale che portavano al primo piano della costruzione e qui capì: il locale non solo era un ristorante ma anche una locanda per coppiette. La cosa non lo infastidì, anzi lo alettava. Voleva capire, voleva provare anche se dopo l’esperienza con la sua ex amica si era ripromesso di non cascarci più. In questa occasione, nonostante i suoi sforzi per dare il meglio di se, non riuscì ad essere al meglio ma la ragazza era contenta e felice lo stesso; gli confessò che era dal primo giorno che lo aveva conosciuto che si era detta fra se e se “questo me lo faccio”, quel suo modo di essere misterioso e i suoi lineamenti leggermente femminei l’avevano incuriosita, gli disse inoltre che allo studio qualcuno aveva insinuato che fosse un diverso, ma “dopo questo smentisco di sicuro!”. Questa confessione lo lasciò perplesso, in lui si insinuò il dubbio che quella sera per lei fosse stata una specie di scommessa visto l’ambientino dello studio frequentato da tanti figli d’arte tutti viziati. Nei giorni successivi ebbe la conferma di quanto aveva intuito ma nonostante ciò lei continuava in ogni maniera a provocarlo. Uscirono altre volte ma non fu mai come la prima serata, poi piano piano lei si allontanò e lui cadde in una profonda depressione, era rimasto molto deluso; aveva pensato che quella sua sbandata con Pedro era stata un episodio sporadico.

Le donne, le donne! Giurò che non avrebbe più fatto un altro errore come questo, e ancora una volta si ributto nei suoi studi. Intanto aveva superato gli esami di procuratore, ma il suo obiettivo principale era quello di superare gli esami di magistrato che tra pochi mesi avrebbe sostenuto.

E venne il giorno degli esami, la sua prova fu impeccabile come prevedibile, non ebbe alcun dubbio sul risultato finale.

La delusione cocente venne il giorno della pubblicazione della graduatoria: lui non era nell’elenco dei vincitori, non si riusciva a capacitare, cosa era andato storto? Deluso e affranto torno mogio mogio a casa, si sentiva impotente e si continuava a chiedere perché non era passato. Cadde in depressione, comincio a non andare allo studio, passava le sue giornate a casa e nemmeno si lavava, si era lasciato andare. Una telefonata di sua madre lo scosse da quel torpore e si disse “devo reagire!”. Si lavò, si vestì ed uscì. Era sera, andò a zonzo senza una metà precisa: sembrava un automa. Passò davanti ad un locale che in quel momento, con quelle luci scintillanti, sembrò attrarlo. Entrò, l’ambiente era avvolto da una nebbia scenografica e da una musica techno assordante, a fatica riuscì ad avvicinarsi al bancone del bar e lì comincio a bere. Proprio lui che dopo quell’avventura nell’isola aveva deciso di non bere più. In seguito si ritrovò in un letto che non era il suo, cosa era successo?

Ci mise un bel po’ a capire, aveva un mal di testa fortissimo che non lo faceva connettere. Avvertì una voce sconosciuta che gli diceva: “ti sei svegliato finalmente! Tieni, bevi tutto di un sorso, vedrai che ti farà bene. Ah, lì c’è un catino ti servirà”. Come un robot ubbidì, bevve quell’intruglio e vomitò anche l’anima, si ri-sdraiò e per un tempo che gli sembro infinito stette con gli occhi chiusi. Quando si riprese e cominciò a mettere a fuoco, finalmente vide nitidamente colui che gli aveva parlato e che certamente l’aveva ospitato. Questi gli raccontò che lo aveva portato a casa sua che si trovava non lontano dal locale dove era stato quella sera e che lo aveva soccorso perché si trovava in uno stato pietoso, farfugliava ed infine era svenuto. Non domandò più nulla, non voleva sapere cosa fosse avvenuto in quel locale, non ricordava niente. L’ultima immagine dei suoi ricordi era quella che in quel locale alcuni dei suoi frequentatori sembravano vestiti in maschera e che lui si era lasciato trascinare in pista ed aveva cominciato a ballare, che si era tolto la camicia e poi il buio più pesto.

Il ragazzo che l’aveva ospitato, un biondino di bell’aspetto longilineo, cominciò a parlargli anche per togliere quell’imbarazzo palese che aleggiava nella stanza, “non ti preoccupare”, gli disse, “tutto a posto, non c’è premura. Prendi tutto il tempo che vuoi per riprenderti e quando ti sentirai meglio potrai andartene, io tra poco devo scendere che ho le prove del balletto” proseguì. Con un cenno della testa gli comunico che era d’accordo e poi , con un filo di voceM gli chiese “come ti chiami” il ragazzo gli rispose in maniera sibillina “in scena Tizzy, nella vita Antonio” e andò via.

Da quel momento in poi la sua vita cambiò, quella svolta che c’era stata fino ad allora arrivò all’improvviso in maniera inaspettata. Dopo quell’incontro ne vennero degli altri, tra i due nacque un’amicizia sincera, l’uno si apriva con l’altro e da lì a poco si misero insieme.  Avevano capito di volersi bene. La vera natura di lui finalmente era venuta fuori, era quello che veniva definito “gay” , detto in modo soft mentre dai più volgari “frocio, checca, busone” etcetera, e tutto sommato gli stava bene.

I due dividevano tutto: gioie e dolori. Decisero di abitare assieme e di condividere tutti i loro momenti liberi. Lui tornò a fare l’avvocato e il suo lui continuò a lavorare in quel locale dove si esibiva quasi tutte le sere.

Il tempo passava e tra i due tutto andava a gonfie vele, decisero che era arrivato il tempo di rendere la loro relazione più solida, decisero di sposarsi. Detto fatto, si concessero una vacanza lampo, si recarono in Spagna e coronarono il loro sogno d’amore.

La telefonata della madre gli annunciava che sua sorella, la mezzana, da lì a poco si sarebbe sposata e lo pregò di tornare a casa. Lui non era molto convinto, ma si rendeva conto che non poteva mancare. Antonio prese la palla a balzo, voleva conoscere i suoi e visitare i posti della adolescenza del suo ragazzo. Si mise in contatto con sua madre e gli comunicò che da li a poco sarebbe sceso in paese con un amico. La madre acconsentì. Aveva capito, da come suo figlio gli descriveva l’amico, che tra i due c’era di più di una semplice amicizia. In cuor suo lo aveva sempre saputo che suo figlio era diverso rispetto agli altri giovani, era troppo particolare. La cosa non le creava particolari stati d’animo, fra se si disse “l’importante è che sia felice, l’amore va vissuto così come viene”.

Arrivarono in un pomeriggio assolato, il caldo era insopportabile ma la brezza marina attutiva la calura. La madre e due delle sorelle gli vennero incontro abbracciandolo e baciandolo, lo stesso fecero con l’amico mettendolo subito a suo agio. Suo padre lo aspettava nel patio, anche lui non riuscì a nascondere la sua contentezza e nonostante i suoi principi rigidi lo abbracciò con trasporto; all’amico lo saluto con una vigorosa stretta di mano. Alla moglie, prima dell’arrivo del figlio, le disse che avrebbe preferito che il figlio scendesse con una ragazza, la fidanzata poiché avrebbe gradito conoscere la nuora prima della fine dei suoi giorni. Qualche tempo prima aveva avuto un infarto e si era convinto che per lui la vita stava sfuggendo via, al figlio non avevano fatto sapere nulla.

Naturalmente i due furono sistemati in stanze diverse, Antonio non gradì e rimproverò l’amico: non gradiva che i suoi non sapevano di loro due, lui prendeva sempre tempo,. L’unica che in famiglia sapeva della situazione del fratello era la sorella più piccola, quella a cui era più legato e a cui aveva confidato la sua situazione. Affrontò l’argomento con la sorella e le chiese consiglio, ella gli disse che prima lo doveva dire alla madre e concordare con lei quale sarebbe stato il momento migliore per dirlo al padre.

Sua madre della sua confessione non si stupì, lei l’aveva capito, bastava guardare come il figlio ed il suo amico si guardavano occhi negli occhi, gli disse che non c’era un momento migliore, tutti i momenti erano buoni eche prima lo avesse fatto e meglio era. L’unica raccomandazione fu questa: “diglielo dopo il matrimonio di tua sorella, per adesso è troppo provato, anzi forse il momento migliore è proprio il giorno delle nozze”, gli suggerì “dopo la torta e il Brindisi d’auguri chiamatelo in disparte e parlagli, tuo padre non è l’orso che vorrebbe sembrare, lui é un uomo buono tutto sommato”.

Ma al rinfresco avvenne un episodio che fece trasalire suo padre: al momento del brindisi, Antonio provocò il suo uomo, pretese che i due brindassero con le braccia intrecciate a mo’ degli sposi, il figlio non volle e in maniera stizzita si allontanò dal tavolo. Il padre, che seguì la scena, chiese alla moglie che stesse succedendo. Come si era permesso Antonio di fare quella scenata? domandò. La madre sbottò e gli disse “ma ancora non l’hai capito? Quello non è un amico qualsiasi, è il ragazzo di tuo figlio”. In un primo momento non capì e tramazzandò sulla sedia finalmente mise a fuoco, si slacciò la cravatta, lo colse lo sconforto: cominciò a tremare tutto e a balbettare. il figlio aveva visto la scena da lontano, si avvicino velocemente al padre lo abbracciò e gli confessò davanti a tutti che si era sposato con Antonio. Il padre sembrò svenire, ma era tutta scena. Con un filo di voce gli disse “vattene hai disonorato la nostra famiglia” in coro una parte degli invitati gli disse “esagerato”.

Il figlio prese coraggio e rispose “no non me vado, devi accettare questa situazione! Per troppi anni ho subìto le tue parole, adesso sei tu che devi ascoltare le mie. Io quell’uomo lo amo ed un giorno anche noi avremo un figlio e tu sarai nonno ancora una volta, non vorrai conoscere tuo nipote?”. A queste parole il padre si riprese e con le lacrime agli occhi lo abbracciò e rivolgendosi ad Antonio gli disse “ei tu, non so come chiamarti, nuora o genero, comunque sia rendi felice mio figlio. È la cosa più preziosa che il buon Dio mi ha donato, vi voglio bene, anche se non comprendo”.

E qua partì un’applauso interminabile da parte dei commensali.

car@pippo

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