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Pensieri&Parole. Al giorno d’oggi ha ancora senso festeggiare il 25 aprile e il 1° maggio?

In questi giorni mi sono posto questa domanda, e sinceramente ho stentato a darmi una risposta, procediamo con ordine:

–    25 aprile, di ogni anno in questa data si festeggia, o almeno si dovrebbe festeggiare, la ricorrenza della “Liberazione dal nazifascismo”, ovvero ricorre l’anniversario che i padri fondatori della repubblica hanno fissato per ricordare la liberazione dell’Italia dalla dittatura fascista e dall’occupazione del nostro territorio dalle forze armate naziste che avvenne, in maniera simbolica, appunto il 25 aprile 1945, quindi quest’anno ricorre il 70° anniversario;

–    1° maggio, di ogni anno in questa data si festeggia la cosiddetta “Festa dei Lavoratori”, festa nata il 20 luglio del 1889 a Parigi con l’intento di organizzare, una manifestazione che riguardasse tutti i lavoratori in tutto il mondo. La scelta del 1° maggio fu fissata in seguito per ricordare la manifestazione che nel 1° maggio del 1886 a Chicago, fu repressa nel sangue.

Così, molto sinteticamente, ho ricordato il significato di queste due date.

Tornando al quesito che mi sono posto, se ai giorni nostri, ha ancora senso ricordare e festeggiare queste due date, per molti, ho constatato sono solo due date che servono per fare le scampagnate e come dicono dalle nostre parti per organizzare con parenti e amici “l’arrustuta”.

Non ho avuto dubbi queste due date sono importantissime ed è giusto dare l’importanza che meritano, per il 25 aprile troppe persone sono morte per permettere alle generazioni successive di vivere in un paese civile e libero dalla dittatura, anche per il primo maggio vale la pena ricordare la fatica e le lotte dei lavoratori per dare dignità all’uomo e alle donne che lavorano, dignità che purtroppo in alcuni paesi ancora ogni non è riconosciuta.

Per l’arrustuta c’è sempre tempo e giusto partecipare alle manifestazioni che ogni anno si svolgono nelle piazze delle varie città, quindi quando sento questo tipo di commenti dal tenore qualunquista, mi si ribolle il sangue nelle vene, capisco ma non giustifico molti giovani, che non sanno e non hanno vissuto, fortunatamente, le traversie dei loro antenati, ma non giustifico per niente chi è nell’età adulta che ha dimenticato o non ha mai avuto questa sensibilità.

Car@pippo

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