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Pd, Raciti: “Non chiederemo la testa della Stancheris, ma Crocetta rifletta sul suo Governo”

Fausto Raciti

Un risultato storico. Il Pd in Sicilia sbanca, totalizzando un risultato mai raggiunto prima d’ora nell’Isola, il 34,89% delle indicazioni di voto (che sono 791.372), quasi dieci punti percentuali in più rispetto alle scorse Politiche, 25%.

Fausto Raciti, segretario regionale del Pd, commenta oggi il successo elettorale del partito in Sicilia, dove ci si aspettava un exploit di preferenze per il Movimento 5 Stelle. “Un risultato stupefacente, al di là di ogni aspettativa. Il partito democratico si dimostra forte perché è riuscito ad essere unito e a costruire una linea politica unitaria”.

Dimentica, però, gli strali fra Fiandaca e Crocetta, che hanno finito per infuocare la campagna elettorale nell’Isola. “Credo che i fatti- prosegue Raciti- perché accanto ai risultati elettorali ci sono anche i fatti operativi di un governo, che sono piuttosto chiari e deludenti, indichino con chiarezza che solo il partito democratico, unito, è in grado di segnare uno scatto nella politica e nell’azione di governo di questa regione”.

Una vittoria schiacciante, che fa conquistare ai Dem ben tre seggi a Bruxelles. E così al Parlamento europeo siederanno, in ordine di preferenze, Renato Soru (182.753), Caterina Chinnici (133.876) e Michela Giuffrida (91.893).

Ma a cosa si deve tale successo? Agli 80 euro o al riconoscimento dei cittadini verso le politiche di Renzi, che rappresenta il nuovo? Chiediamo a Raciti.

“E’ stato il coraggio di Renzi, che ha dato davvero una grande lezione; sta governando bene, ma aldilà degli 80 euro c’è una componente decisiva. Machiavelli la chiamava “virtù” che si unisce alla fortuna, ed in questo caso la virtù è il coraggio di essersi speso direttamente e con la propria faccia in una campagna elettorale nella quale ha giocato e messo in gioco il proprio ruolo e la propria credibilità, la sua funzione di governo insieme a tutto il partito democratico. E’ questo quello che ha fatto la differenza”.

Secondo lei, il presidente della Regione non ha portato alcun contributo a questo successo?

“Parlano i numeri e più di quelli i fatti politici ed i fatti che si stanno consumando all’interno del tessuto sociale di questa regione. Io non percepisco- continua Raciti- grandi soddisfazioni in giro circa l’operato del Governo regionale. Può darsi che mi sbagli, ma la percezione che ha avuto in questa competizione elettorale è quella di un presidente che ha avuto difficoltà a trovare un’agibilità di piazza. Questo è un indice che dovrebbe preoccupare innanzi tutto lui, oltre che noi”.

Ferrandelli ritiene che il risultato sia da attribuire all’impegno del Pd nazionale più che al partito in Sicilia e che soprattutto a Palermo, il risultato non sia stato così brillante. Evidentemente, aggiunge Ferrandelli, c’è un problema dnell’amministrazione Orlando.

“Non credo nei due pesi e nelle due misure. Credo che il Pd debba ricominciare a coltivare l’ambizione di essere un soggetto politico, ed esserlo sulla scena di questa regione significa avere una linea politica e saperla esprimere e rispettare. Questo vale per il presidente della Regione e vale per i nuovi ingressi all’interno del partito democratico, che io accolgo molto volentieri. Credo che sarebbe utile un momento di confronto all’insegna di un spirito diverso, da quello che ha segnato fino ad ora il confronto col presidente Crocetta, con il sindaco Orlando su Palermo e sul futuro di questa città”.

Alla luce dei fatti e delle 71 mila preferenze ottenute da Michela Stancheris (leggi Crocetta), chiederete la testa dell’attuale assessore al Turismo?

“E’ una candidata che ha dimostrato di meritare di sedere al Parlamento europeo. E’ evidente che il presidente della Regione ha scelto di misurare se stesso attorno ad una candidatura. Il fatto che arrivi quarto (l’uso del maschile è un chiaro riferimento proprio al governatore della Sicilia, ndr)tra i siciliani e quinto nella circoscrizione, dopo tutti quelli che ha attaccato e dopo essersi speso con gli strumenti dell’amministrazione, oltre che della politica regionale, a mio avviso è un indice che dovrebbe portarlo ad una più attenta riflessione, circa la popolarità sua e del Governo. Il tema non è la misurazione delle correnti del Pd, ma il rapporto tra il partito democratico e l’esecutivo regionale. Io ringrazio tutti i candidati, perché so bene che spendersi in una campagna elettorale con le preferenze, è faticoso e rischioso più di quanto non si accettare un seggio blindato alla Camera o al Senato. Ciascuno di loro ha portato con credibilità e dignità un risultato importante, significativo e degno di considerazione”.

In altre parole, non chiederanno la testa dell’assessore, ma rivendicano un ruolo ed una loro funzione all’interno della compagine governativa. Il messaggio è chiaro. Il presidente dovrà prendere atto del suo fallimento e trarne le conclusioni. Aria di un nuovo rimpasto?

Marina Pupella

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