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Firmato a Castel Gandolfo il Patto per la pace tra le città del Mediterraneo

Aderiscono Palermo, Catania, Napoli, Reggio Calabria, città della Turchia, Corsica, Tunisia e Libano: impegno comune per cura, giovani ed ecologia integrale

È stato firmato il 29 luglio a Castel Gandolfo il Patto per la pace, la cura e l’ecologia integrale, promosso da OIKOS – Centro di Ecologia Integrale del Mediterraneo, in occasione della Summer School “Intrecci di dialogo” (24-30 luglio). Un documento che vede la partecipazione attiva di numerose città italiane e mediterranee, fra cui Palermo, Catania, Napoli, Catanzaro, Reggio Calabria, Bastia, Muğla, Istanbul, e l’avvio di un dialogo con città di Libano (Kherbet Kanafar) e Tunisia (Mahdia). Tra i protagonisti anche l’eurodeputato Dario Nardella.

Verso una politica della cura condivisa

Il Patto rappresenta una nuova visione politica che pone al centro la cura dei territori e delle persone, con un’attenzione particolare ai giovani e alle generazioni future, ispirandosi ai principi dell’ecologia integrale. Durante la Summer School sono stati elaborati i contenuti a partire dall’ascolto attivo dei partecipanti under 30.

“Accompagnare, riparare, nutrire, far fiorire ciò che è vulnerabile”, è l’impegno condiviso, che si fonda sulla giustizia, il rispetto e la responsabilità intergenerazionale. Come si legge nel proemio del Patto, «In un’epoca che cerca salvezza nell’accelerazione dell’intelligenza, non basta più il solo amministrare». La filosofa Luigina Mortari, nel testo, aggiunge: «Occorre assumere l’onere del governo, osare il passaggio da amministratori ad artefici della cura, che consiste nel prendersi a cuore la vita».

Il Patto mette in risalto la necessità di un impegno vero e duraturo per la pace attiva e una nuova diplomazia delle città, ispirata alla visione di Giorgio La Pira. «Solo così sarà possibile la fioritura di una pace, non solo sutura dei conflitti, ma giardino della fraternità con tutti, per tutti e di tutti: non solo welfare e benessere ma bonheur, buen vivir, ubuntu», si legge nel documento.

Le tre crisi: culturale, politica, democratica

Secondo l’eurodeputato Dario Nardella, «Tre sono le crisi di oggi: culturale, politico-istituzionale e democratica, che possono essere affrontate con altrettante chiavi: il Mediterraneo, le città (e i sindaci), e i giovani. Il Mediterraneo è il luogo centrale per affrontare la crisi culturale, essendo punto di incontro (o scontro) tra religioni, etnie e flussi migratori causati da guerre in Africa subsahariana, Gaza e Ucraina. La crisi politico-istituzionale vede un’Europa molto fragile, minacciata dal nazionalismo, esposta alla politica muscolare della nuova amministrazione americana. Infine, la crisi democratica è affrontata dai giovani, che si ribellano contro le minacce alle libertà, protestando contro tragedie umanitarie come Gaza e Palestina».

Francesco Zecca, presidente di OIKOS, evidenzia: «“Lì dove c’è pericolo cresce anche ciò che salva”, diceva Hölderlin. La vulnerabilità del Mediterraneo diventa un’opportunità per cambiare paradigma. Tutto è connesso, come afferma la Laudato Si’, e nessuno si salva da solo. Dobbiamo far emergere una nuova generazione di attori del cambiamento e innescare nuovi modelli di sviluppo nell’ottica dell’ecologia integrale e del genius loci».

Gli impegni delle città firmatarie

Nel quadro della partnership OIKOS-PPAN Academy Futureproof Cities, il Patto prevede: la nascita di un hub dei giovani del Mediterraneo, un referente locale nelle amministrazioni, un percorso di alta formazione per funzionari e tecnici ispirato all’ecologia integrale, un evento territoriale della rete nel 2026, un laboratorio di giornalismo urbano per studenti e universitari, e l’accoglienza di una nave di ricerca simbolica come hub itinerante per la cultura urbana.

Le voci dei territori: Sicilia e Mediterraneo

«Noi amministratori siamo hacker del sistema. Oggi ci chiediamo: vogliamo stare dentro una bolla o nell’intreccio? Dobbiamo rimettere in moto i meccanismi generativi del valore. Le risposte non sono solo per le generazioni di oggi, ma anche per quelle che ancora non ci sono», ha dichiarato Maurizio Carta, assessore all’Urbanistica di Palermo.

Per Paolo La Greca, vicesindaco di Catania, «La storia del Mediterraneo è un luogo generativo. Senza una società equa non ci sono risposte giuste. Bisogna curare i territori, rispondere ai bisogni, colmare la polarizzazione tra città dei ricchi e città dei poveri. Il lavoro e la formazione culturale liberano dal bisogno e dalla criminalità organizzata. In Sicilia tanti giovani se ne vanno: chi saranno le classi dirigenti del futuro?».

Anche Laura Lieto, vicesindaca di Napoli, evidenzia che «Le città sono in prima linea contro il modello dell’accumulazione della rendita. Il Mediterraneo ci consente di superare la dicotomia nord-sud, offrendo complessità e coesistenza. Le città possono contrastare i modelli estrattivi e promuovere traiettorie più inclusive». Da Catanzaro, la vicesindaca Giuseppina Iemma ha detto: «Bisogna mettere al centro i giovani. Costruire la pace vuol dire rafforzare la cultura della responsabilità. La cura è una politica che tiene insieme accoglienza, decoro urbano, formazione, lavoro. Prendersi cura della città vuol dire prendersi cura delle persone».

A Reggio Calabria, l’assessore Paolo Malara ha sottolineato: «La creatività è il futuro. Il mondo funziona per attrazione o espulsione. Dobbiamo governare con visioni di lungo periodo. Le nostre risorse devono generare occupazione e non dispersione demografica».

Le città del Mediterraneo unite dalla cura

Secondo Erhan Ayaz, consigliere del sindaco della città metropolitana di Muğla (Turchia) «Condividiamo cultura, problemi e futuro. La cooperazione tra città mediterranee è essenziale. Il Patto aiuta a indirizzare le politiche nazionali e a rafforzare le città come hub di relazioni internazionali». Per Pierre Savelli, sindaco di Bastia (Corsica), «C’è una mancanza di speranza tra i giovani. Dobbiamo scommettere su progetti a 10, 20, 30 anni. Serve ridare fiducia ai giovani. Ognuno deve poter essere felice a casa propria».

Infine, da Istanbul, il consigliere Mustafa Osman Turan ha denunciato la crisi democratica in Turchia: «Chi lotta per la pace è visto come ingenuo. Il nostro sindaco, Ekrem İmamoğlu, ha scritto una lettera dal carcere. Il male non si può eliminare, ma il silenzio protegge i potenti. Oggi le città devono diventare luoghi di libertà. La cultura è l’unica forza che può fermare la demagogia».

Il Patto di Castel Gandolfo segna l’inizio di un percorso che mette al centro le persone, i giovani e le città. Un’intesa che guarda oltre i confini e punta a costruire legami concreti tra territori che condividono sfide e aspirazioni. Dalla Sicilia, come da tutto il Mediterraneo, arriva un segnale forte: la pace si costruisce partendo dal basso, con scelte coraggiose e visioni comuni.

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