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Lega e PD, due ricette contro la violenza giovanile: patente sospesa e stop ai coltelli online

Sicurezza, minori e responsabilità: la politica colpisce patente e coltelli, ma evita il ruolo dei genitori.


Sicurezza e minori

Patente sospesa e coltelli online: il nodo che la politica evita

Il Carroccio lavora alla stretta “anti maranza” con blocco della patente fino a 5 anni; i Dem puntano su divieti e sanzioni per la vendita online di armi da taglio ai minorenni. Ma resta un grande rimosso: la corresponsabilità genitoriale.

16 gennaio 2026 — Due proposte, un solo tema: come arginare l’escalation di episodi che vanno da bullismo e aggressioni fino agli accoltellamenti tra giovanissimi. La Lega vuole colpire i comportamenti violenti rendendo più difficile (o impossibile) conseguire la patente; il Partito Democratico chiede di chiudere le falle che consentono ai minori di comprare coltelli e strumenti offensivi anche via web. Nel mezzo, un punto che la politica continua a evitare: chi educa e vigila, che responsabilità ha?

La mossa della Lega: patente rinviata o ritirata fino a cinque anni

La cosiddetta stretta “anti maranza” nasce in ambiente leghista e viene descritta come una misura amministrativa che si affianca al percorso penale. Nella bozza discussa a Torino in una riunione presieduta da Armando Siri, capo dei dipartimenti della Lega e consigliere di Matteo Salvini al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il meccanismo è chiaro: per minorenni coinvolti in imbrattamenti, aggressioni o atti di bullismo, un decreto del prefetto potrebbe far slittare la possibilità di prendere la patente fino a cinque anni oltre la maggiore età; per i diciottenni già patentati, è ipotizzato il ritiro per un periodo compreso tra 1 e 5 anni.

Nel mirino finisce anche chi provoca scontri durante manifestazioni e cortei, tema che la Lega lega spesso alle tensioni nelle piazze. Secondo quanto riportato da Repubblica, Siri conferma che il progetto è “ben avviato” e che l’obiettivo è inserirlo nel pacchetto sicurezza già presentato in Parlamento, sostenendo che la sanzione sulla patente sarebbe “parallela e autonoma” rispetto al reato.

Il PD: divieto di vendita ai minori e sanzioni per chi non verifica l’età

Dall’altra parte, il Partito Democratico – con una proposta che viene associata a Debora Serracchiani – insiste su un punto diverso: non solo punire dopo, ma impedire prima che i minorenni acquistino armi da taglio e coltelli con troppa facilità, specie online. La logica è rafforzare controlli e responsabilità nella filiera di vendita, introducendo sanzioni per chi non verifica correttamente l’età dell’acquirente e rendendo più stringenti le regole per le piattaforme e gli operatori.

In sintesi, la linea Dem mira a colpire l’accesso agli strumenti offensivi, sostenendo che proprio la reperibilità immediata – soprattutto sul web – alimenti un fenomeno che ormai non riguarda più casi isolati. |

Orizzonte Scuola – Proposta PD su vendita online di armi da taglio ai minori

Il punto rimosso: responsabilità educativa e corresponsabilità dei genitori

Qui si apre un problema che, nel dibattito politico, viene sfiorato e poi lasciato cadere: la corresponsabilità genitoriale. Va bene colpire chi vende senza controlli: se un minore acquista coltelli online, chi non verifica l’età ha oggettivamente una responsabilità. Ma è difficile accettare che l’unico bersaglio diventi il commerciante, l’impresa, la piattaforma.

Perché un ragazzo che compra armi, gira armato, minaccia, aggredisce, spesso vive un contesto dove qualcuno – famiglia, tutore, comunità – avrebbe dovuto vedere segnali, abitudini, escalation. La narrativa dell’adulto totalmente ignaro, quasi sempre, regge poco. Eppure su questo la politica discute raramente, soprattutto quando si tratta di chiedere agli adulti un dovere reale di controllo e di educazione.

La mia proposta di disegno di legge Francesco Panasci

C’è un punto che continua a restare fuori dal dibattito, ed è il più scomodo: la responsabilità dei genitori.

Il PD torna a concentrarsi sui venditori di coltelli e armi da taglio, invocando sanzioni e controlli. È una linea comprensibile: chi vende senza verificare l’età sbaglia e deve risponderne. Ma fermarsi lì significa scegliere una scorciatoia comoda, che evita il nodo vero.

Perché nessuno, nel campo progressista, trova il coraggio di dire che un minore che gira armato è quasi sempre il prodotto di un vuoto educativo? Perché si colpisce l’impresa – bersaglio ideologico facile – e non si affronta il tema della corresponsabilità genitoriale?

Un ragazzo che compra coltelli online, esce armato, pratica violenza, acquista droga o addirittura armi non vive nel vuoto. Ha una famiglia, o un tutore, o una comunità educativa. Ed è francamente difficile sostenere che l’adulto non sappia, non veda, non intuisca.

Non è un tema nuovo: ho già proposto un impianto normativo sulla corresponsabilità di genitori e tutori per i reati dei minori, inclusa la detenzione di armi. Un principio semplice: chi educa (o dovrebbe educare) risponde, almeno in parte, quando quell’educazione fallisce in modo grave e reiterato.

Di questo, però, si parla poco. È più semplice prendersela con i commercianti, con le imprese, con chi produce e vende, piuttosto che affrontare l’autorità educativa e il dovere genitoriale. Così si rincorre l’emergenza senza mai toccare le cause. E mentre si discute di multe e divieti, l’impunità educativa resta intatta.

Una cosa è certa: senza un patto serio tra norme, scuola, famiglie e responsabilità degli adulti, ogni nuova regola rischia di inseguire i fatti invece di prevenirli.

Leggi anche su Il Moderatore:

Una legge per fermare le baby gang: genitori e tutori rispondano

Francesco Panasci

È direttore e fondatore de Il Moderatore, quotidiano online indipendente attivo dal 2007. Giornalista e autore, si occupa di politica, società, cultura e attualità italiana, con un approccio critico, diretto e indipendente.

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