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Partecipate della Regione dure a morire, inapplicato il riordino previsto nel 2010

Riceviamo e pubblichiamo dai colleghi del Quotidiano di Sicilia un’inchiesta sulle Partecipate della Regione Sicilia.

“Le chiudiamo. Le Partecipate sono società mangiasoldi. Le elimineremo. Adesso, l’obiettivo è più ampio: la Regione cede le proprie quote della maggior parte delle società partecipate. Di quasi tutte, così risparmieremo un mare di soldi tra cda sciolti, affitti ai quali rinunceremo e consulenze incomprensibili e onerose”. Così parlò Zarathustra!

Sono esattamente queste le dichiarazioni rilasciate dal presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, lo scorso febbraio a pochi mesi dal suo insediamento e all’indomani dallo scandalo Ciapi. E il governatore fissava anche i tempi di questa nuova tappa della sua personalissima rivoluzione: i primi giorni di marzo. Sono passati 10 mesi da quello storico annuncio e le società partecipate della Regione sono ancora tutte lì, in bella mostra nel sito istituzionale http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_Ammtrasparente/PIR_EntiControllati/PIR_Societapartecipate, aggiornato al 15 ottobre 2013 dove ne contiamo ben 33, di cui 14 a totale partecipazione regionale (100%) e 10 a partecipazione maggioritaria.

“Mangiasoldi”- le ha definite pure la Corte dei Conti in un’adunanza pubblica- che in 4 anni, hanno fagocitato un miliardo e 176 milioni, dei quali
solo 73 milioni in consulenze e ben 13,7 milioni per i cda. Società che in alcuni casi non fanno praticamente più nulla. Come le 14 in liquidazione
che sono costate nel solo anno in corso 662.655 euro per il trattamento economico di commissari liquidatori e revisori. Importo che, sommato ai 2.187.124 euro dei cda delle altre ancora in attività, raggiunge la cifra da capogiro di 2.850.000 euro. Solo per compensi degli organi.

ART. 20 LR. 11/2010
Eppure, i tentativi per ridurle ci sono stati in passato. Con l’articolo 20 della legge regionale 11/2010, ad esempio, “Riordino delle società a totale e maggioritaria partecipazione della Regione”, che individuava finalmente solo 14 aree strategiche. Ancora, nel giugno del 2011 l’ex assessore regionale all’Economia Gaetano Armao annunciava “l’apertura di una nuova fase con il riordino delle società partecipate” , dopo che la commissione Bilancio e Finanze dell’Ars, aveva approvato con parere favorevole e vincolante il suo piano, che riduceva le società a 14 mediante incorporazioni e fusioni delle vecchie.

“Ridurremo in tal modo i componenti degli organismi societari, le sedi ed i costi”, argomentava l’assessore. Ma evidentemente, il piano non si è dimostrato sufficiente per dimezzare le spese a carico dei contribuenti siciliani. La bozza della Legge di Stabilità esitata dalla Giunta Crocetta riprendeva, modificandolo parzialmente, l’articolo 20 della legge 11/2010 attraverso l’articolo 27, “Razionalizzazione e messa in liquidazione delle società partecipate regionali”, portando da 14 a 9 le famigerate società, ma la norma è stata bocciata due giorni fa dalla commisione Bilancio. La stessa cosa è successa per il disegno di legge della Finanziaria 2013, “che in commissione Bilancio non fu trattato”. La politica si
sa è sovrana, e l’articolo che avrebbe potuto snellire la slot machine della Regione non venne preso in considerazione. Basti dare un’occhiata all’art. 20 della legge di Stabilità 13/ 2013 in cui non si fa alcun cenno alla soppressione delle partecipate.

Dall’assessorato Economia che hanno spiegato: “L’articolo 27, in verità, era stato inserito prima che uscissero gli esiti dell’indagine dei magistrati contabili”. Mentre sui compensi dei cda, chiarisce: “Sono stati ridotti.Ma la riduzione del 20% è di competenza delleAssemblee che, ogni qualvolta vi sono i rinnovi delle cariche, provvedono a diminuirli. Un contratto, non può essere modificato in corso d’opera, ma alla scadenza dell’incarico stesso”.

ADUNANZA DEL 18 DICEMBRE 2013 DELLA CORTE DEI CONTI SICILIA SULLE PARTECIPATE REGIONALI
La Corte dei Conti ha parlato pure di “opacità del sistema”. E guarda caso sbirciando sul sito della Regione, vediamo pubblicati i compensi degli organi di amministrazione ma non i beneficiari. A differenza invece della Lombardia che è andata oltre a quanto prevede il Dlgs 33/2013 pubblicando nomi e cognomi dei titolari degli incarichi e i relativi compensi. Non solo. Ma anche nelle rispettive pagine delle società, vediamo che solo 10 su 33 partecipate hanno inserito i nominativi con a fianco gli emolumenti percepiti.

“Noi abbiamo l’obbligo di scrivere solo i numeri e non i nomi- riferisce Doriana Calajò, responsabile del Servizio V trasparenza e semplificazione
dell’assessorato regionale alla Funzione pubblica- in base alla legge 33/2013 e alla delibera Civit n.50. Ciò non di meno stiamo valutando di inserirli direttamente nel sito istituzionale e facendo un monitoraggio su tutto quello che stiamo pubblicando. Stiamo, inoltre, attivando con il dipartimento Bilancio una verifica e là dove qualche dato è assente ci rivolgeremo al dipartimento perché provvedano ad integrare le parti mancanti”.

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