Caso Charlie Kirk, il parlamento europeo dice no al minuto di silenzio
L’attivista vicino a Trump ucciso nello Utah divide e accende lo scontro politico

Il Parlamento europeo ha respinto la richiesta di osservare un minuto di silenzio in memoria di Charlie Kirk, l’attivista statunitense di destra ucciso nello Utah. La vicepresidente Katarina Barley ha ricordato in aula che la concessione di questi momenti commemorativi è una prerogativa della presidenza.
La proposta era stata avanzata dal conservatore svedese Charlie Weimers, a nome dei gruppi Ecr, Patrioti ed Esn. Di fronte al rifiuto, gli eurodeputati conservatori hanno reagito con una quasi protesta: hanno osservato autonomamente un minuto di silenzio durante il voto e poi battuto le mani sugli scranni per diversi secondi.
L’attentato nello Utah
Kirk, 31 anni, era una vera e propria rock star del movimento Maga vicino a Donald Trump, seguito soprattutto dai giovani. È stato colpito al collo da un proiettile mentre parlava agli studenti della Utah Valley University (Uvu).
Dagli Stati Uniti sono arrivate numerose reazioni. Donald Trump lo ha ricordato definendolo “un grande patriota” e sottolineando il legame profondo che aveva saputo costruire con la gioventù americana:
“Il grande, e persino leggendario, Charlie Kirk è morto. Nessuno ha capito o posseduto il cuore della gioventù negli Stati Uniti d’America meglio di Charlie. Era amato e ammirato da tutti, soprattutto da me, e ora non è più tra noi. Le condoglianze mie e di Melania vanno alla sua splendida moglie Erika e alla sua famiglia. Charlie, ti amiamo!” ha condiviso Trump
Il governatore dello Utah Spencer Cox ha parlato di assassinio politico, mentre il presidente del Senato italiano Ignazio La Russa ha sottolineato come si tratti di “una ferita profonda per la democrazia e per quanti credono nel confronto democratico, nel rispetto delle idee altrui e nella libertà di opinione”.
Le conseguenze in Europa e in Italia
Le conseguenze dell’omicidio di Kirk hanno travolto anche l’Europa, scatenando l’ira delle destre e dei sovranisti.
In Italia, la polemica è esplosa per un post social pubblicato dai movimenti studenteschi di Osa e Cambiare Rotta. Nell’immagine, l’influencer vicino a Trump è raffigurato a testa in giù con la scritta “-1”, accompagnata dalla didascalia: “A buon intenditor poche parole. Oggi è un giorno meno buio”.
Il contenuto è arrivato fino alle stanze di Palazzo Chigi. La premier Giorgia Meloni ha reagito con fermezza: “Questi sono i sedicenti antifascisti. Questo è il clima, ormai, anche in Italia. Nessuno dirà nulla, e allora lo faccio io. Non ci facciamo intimidire”
Terrorismo muto
Alla luce di queste reazioni, la scelta del Parlamento europeo appare più di “un atto formale”. Negare un minuto di silenzio a una persona uccisa davanti agli studenti significa trasformare la memoria in terreno di scontro politico. Un attentato, violento per natura, non può essere considerato “degno” o “indegno” di cordoglio a seconda delle idee della vittima.
Quel silenzio mancato diventa allora un gesto di debolezza, quasi un rifiuto violento, che pesa come un rumore assordante nei corridoi europei.



