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Papa dimissionario, la mancanza di forze è causa dell’eclatante gesto?

Benedetto XVI lascia e lo fa per il bene della Chiesa: “Non ho più forze” – ha detto il Santo Padre – “per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo; vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.” Il conclave sarà celebrato a marzo mentre il nuovo pontefice verrà proclamato entro Pasqua.

L’annuncio delle proprie dimissioni (fatto più unico che raro, l’agognato paragone con la decisione di Celestino V sembra forzato) si presta a diverse chiavi di lettura che si estendono da un gesto di responsabilità e di coraggio – tesi più accreditata soprattutto tra le alte cariche -, che potrebbero sottendere anche un sintomo di cattiva salute, fino a supporre una cinica presa di posizione per suscitare scalpore e arrivare a colpire l’animo della gente come non è davvero mai riuscito a fare.

L’eredità lasciata da Karol Wojtyla è stata indubbiamente pesante per Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger: negli anni della lunga degenza del polacco, Ratzinger ha praticamente retto il Vaticano candidandosi automaticamente come logico prosecutore anche se per la sua nomina si sono dovute aspettare ben tre ‘fumate nere‘ (suspense in Vaticano).

C’è chi sapeva (il fratello), chi è caduto dalle nuvole (padre Lombardi) e chi addirittura vede la rinuncia come un atto di profonda libertà (cardinale Bagnasco). Rimane il fatto eclatante, forse proprio perché così doveva essere.

I paragoni sono forse una piaga della società contemporanea, ma è pur vero che Giovanni Paolo II è stato molto più amato del suo successore anche se la sostanziale differenza di fondo – a parte alcune esternazioni – sta nel fatto che Benedetto XVI non si è mai rivelato un abile comunicatore. Forse il desiderio di colpire l’animo della gente attraverso un gesto eclatante potrebbe aver preso il sopravvento; oppure, vista l’anzianità e ricordando gli ultimi anni di papato di Wojtyla, ha preferito non dover dipendere da terzi.

Facendo un passo indietro allo scandalo di Vatileaks, in cui il maggiordomo del pontefice Paolo Gabriele – non proprio un arcangelo – è stato accusato, condannato e infine graziato dal papa stesso per aver reso pubblici dei documenti dell’archivio del Vaticano, il pensiero di Ratzinger riguardo una possibile dimissione si è fatto sempre più insistente, fino ad oggi.

La possibilità della rinuncia era stata citata, in tempi non sospetti, proprio da Benedetto XVI nel libro nel libro-intervista con Peter Seewald «Luce del mondo» pubblicato nel novembre 2010: «Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli  allora ha il diritto e in talune circostanze anche il dovere di dimettersi».

Sarà vero che dopo il ‘pastore tedesco’ verrà un papa nero? Al via quindi il totopapa numero 266: tra i papabili vi è anche nigeriano Francis Arinde, che nel 2005 ha già sostituito Ratzinger come cardinale – vescovo di Velletri, ruolo che tuttora ricopre.

2005-2013, questa la durata del papato di Benedetto XVI. D’altro canto quasi otto anni di attività per un pastore tedesco sono sufficienti.

Simone Giuffrida

 

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