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Palermo violenta, l’allarme di Roberta Schillaci: “I quartieri periferici non siano zone d’ombra”

La parlamentare del M5S denuncia: "Non si può tornare agli anni '80. Oltre ai controlli serve prevenzione nelle scuole"

PALERMO VIOLENTA

Le borgate di Palermo arretrano di fronte alla pressione della microcriminalità e delle intimidazioni, mentre le istituzioni centrali rispondono con palliativi tecnologici che non risolvono la carenza strutturale di organico. Il grido d’aiuto dei residenti trova eco nei lavori della Commissione regionale Antimafia, riunitasi in via straordinaria proprio a Sferracavallo.

La parvenza di sicurezza promossa dai piani governativi si scontra quotidianamente con la paura di chi vive i quartieri marginali, aree che rischiano di trasformarsi in vere e proprie zone franche, slegate dal controllo dello Stato.

Roberta Schillaci, segretaria della commissione regionale Antimafia e vice capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana

“I quartieri periferici di Palermo, come ad esempio Sferracavallo, dove oggi si è riunita la commissione regionale Antimafia, non devono rimanere zone d’ombra rispetto ai presidi di legalità.

Non è possibile che non ci siano controlli adeguati e che le forze dell’ordine non abbiano il personale numericamente adeguato per potere sorvegliare zone in cui i cittadini denunciano, come hanno fatto anche oggi, di avere paura. E non sono sufficienti i pannicelli caldi del ministro degli Interni Matteo Piantedosi che ancora oggi annuncia il potenziamento della telesorveglianza con ulteriori sessanta telecamere. Serve un’inversione di tendenza reale che aumenti anche le forze di polizia locale al fine di aumentare i controlli e la vigilanza. Finora abbiamo assistito soltanto a parole vane e a pochi fatti.

Si ripetono anche gli episodi di violenza, oltre a quelli di intimidazione, e questi raggiungono anche i quartieri centrali della nostra città. Ci si assuma appieno la responsabilità per il ruolo che si riveste, Lo dico in particolare al ministro degli Interni e all’amministrazione comunale, per dare risposte concrete alla cittadinanza.

Non si può tornare agli anni 80 quando chi denunciava rimaneva isolato ma occorre che le istituzioni facciano un cordone attorno a chi subisce gli atti criminali. Ovviamente il lavoro più lungo sarà sulla prevenzione puntando su centri di aggregazione, scuole e laboratori culturali per sviluppare un tessuto sociale sano”.

La requisitoria della parlamentare cinquestelle sposta l’accento sulla necessità di un’inversione di tendenza reale.

Gli episodi di violenza e i raid intimidatori non si limitano più ai confini delle borgate storiche, ma investono con frequenza preoccupante anche il centro cittadino, delineando un’emergenza criminale diffusa che contesta l’efficacia dei soli annunci e evidenzia la distanza tra le parole della politica e la realtà di una cittadinanza che dichiara apertamente di avere paura.

L’amministrazione comunale di Palermo e il ministero dell’Interno rimangono i principali destinatari di un richiamo che esige responsabilità immediate e interventi tangibili. La vera sfida per il futuro della città si gioca tuttavia sul piano sociale e culturale, l’unico in grado di produrre effetti duraturi, attraverso investimenti strutturali sulla scuola, laboratori culturali e il potenziamento dei centri di aggregazione per sottrarre manovalanza alla criminalità e rigenerare un tessuto sociale sano.

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